Si è concluso a Bruxelles il Consiglio Europeo del 15 e 16 ottobre 2026, il vertice dei capi di Stato e di governo dei 27 Stati membri dell’Unione europea (Ue), presieduto da Antonio Costa. Due giornate intense di negoziati che hanno affrontato alcuni nodi strategici, quali il rilancio della competitività economica, la definizione del prossimo bilancio pluriennale, fino agli sviluppi geopolitici in Ucraina e Medio Oriente.
Crescita e taglio alle emissioni
Uno dei temi centrali della prima giornata è stato il rilancio economico e la produttività. Sulla scia del lavoro svolto dalla Commissione europea, dal Parlamento europeo e dalla presidenza di turno irlandese, i leader europei hanno esaminato i progressi dell’agenda “One Europe, One Market”. L’obiettivo primario resta il taglio della burocrazia e l’abbattimento delle barriere residue nel mercato interno. Inoltre, è stata ribadita l’importanza della transizione energetica per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, fattore chiave per consolidare l’autonomia strategica e la resilienza industriale dell’Ue.
Alcuni leader europei hanno chiesto alla Commissione di rivalutare la seconda fase del sistema di tariffazione del carbonio, noto come ETS2. L’acronimo ETS sta per Emissions Trading System, il meccanismo che stabilisce un tetto alle emissioni. Il sistema ETS1, già in vigore, riguarda le aziende e gli impianti di produzione di energia ed è basato sullo scambio di emissione di gas serra, basato sul principio di “chi inquina paga”. Il nuovo sistema ETS2, che entrerà in vigore nel 2028, che riguarderà l’inquinamento da impianti di riscaldamento e da trasporti. Nella discussione il cancelliere tedesco Friedrich Merz si è irritato da quella che ha percepito come un’intransigenza della presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni. Le aspre negoziazioni hanno visto contrapporsi, da un lato, una coalizione composta da Germania, Spagna, Francia, Portogallo, Paesi nordici e Paesi Bassi e, dall’altro, un blocco formato dall’Italia insieme a Ungheria, Cechia, Slovacchia e Polonia (il cosiddetto gruppo di Visegrád), che chiedevano, ma senza successo, che l’Ue rinviasse l’introduzione dell’ETS2, a causa dei costi che tale misura avrebbe comportato per le bollette energetiche, poiché, a partire dal 2028, sarà introdotta una tassa sulle emissioni di carbonio per il riscaldamento e i trasporti.
Sebbene l’argomento principale della discussione fosse l’ETS2, il vero obiettivo era l’ETS1, che assegna un prezzo alle emissioni di carbonio prodotte da fabbriche e centrali elettriche. Infatti, una proposta di riforma dell’ETS1 è attualmente all’esame del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Ue, dove l’Italia e la Polonia sono alla guida di un gruppo di 10 Stati membri che vorrebbero modificare l’ETS da quando, a marzo, l’attacco degli Stati Uniti e di Israele all’Iran continua a fare crescere il costo del petrolio.
Il sostegno all’Ucraina
La seconda giornata è stata caratterizzata dalla partecipazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il Consiglio Europeo ha confermato il sostegno a Kiev, condannando l’escalation russa e ribadendo che l’impegno per la pace va di pari passo con un’ulteriore pressione economica e sanzionatoria sull’aggressore. Oltre a confermare i fondi per coprire i fabbisogni immediati dell’anno in corso, i leader hanno invitato la Commissione europea a presentare una proposta per gestire le necessità finanziarie aggiuntive dell’Ucraina per il 2027. Grande attenzione è stata dedicata anche alla sicurezza marittima e al ripristino dei passaggi sicuri per le navi cariche di grano nel Mar Nero.
Durante una conferenza stampa venerdì pomeriggio, a Zelensky è stato chiesto se i leader europei avessero manifestato disappunto per i toni da lui usati di recente nei confronti del presidente statunitense Donald Trump. La domanda faceva seguito ad alcune indiscrezioni secondo cui diverse capitali europee sarebbero rimaste contrariate, temendo che il suo atteggiamento potesse irritare ulteriormente la Casa Bianca. Zelensky ha però smentito ogni tensione, affermando che durante i lavori del vertice non ci sono state parole dure, dichiarando che «dai miei colleghi europei ho ricevuto solo sostegno, e ne sono grato». D’altronde, Zelensky ha lanciato un severo avvertimento all’Europa, dicendo che se la Russia dovesse vincere la guerra, fino a 20 milioni di ucraini potrebbero essere costretti a fuggire verso l’Europa, a fronte degli oltre 4 milioni di ucraini che già risiedono nei Paesi europei sotto un regime di protezione temporanea, secondo i dati di Eurostat.
In merito alla copertura del fabbisogno finanziario dell’Ucraina, diversi leader hanno ribadito la necessità di ulteriori aiuti economici, arrivando ad ipotizzare anche il ricorso a circa 300 miliardi di euro di asset russi congelati, mentre Zelensky ha dichiarato che il suo Paese necessita di altri 70 miliardi di euro. Il vertice si è chiuso, però, senza alcuna indicazione sulla provenienza di tali risorse, poiché nulla è cambiato da quando, nel vertice dello scorso dicembre, il Belgio aveva bloccato i piani per il loro utilizzo.
Politiche comuni sull’immigrazione
Sul fronte migratorio, i dati discussi al vertice indicano che il numero di ingressi irregolari nell’Ue si attesta ai livelli più bassi dal 2021. Il sistema fondato sul Patto europeo sulla migrazione e l’asilo sta dimostrando efficacia, sebbene permanga la necessità di perfezionare gli strumenti di risposta contro la strumentalizzazione politica dei flussi. I leader hanno concordato sulla centralità di soluzioni europee condivise, pur riconoscendo la persistenza di diverse visioni politiche tra gli Stati membri. I leader di Danimarca, Italia e Polonia vogliono un approccio più severo in materia di migrazione, sostenendo che la migrazione rappresenta una preoccupazione per molti cittadini dell’Ue e contribuisce all’aumento dei tassi di criminalità. Ciò ha causato un ritardo in un vertice già di per sé incredibilmente lungo.
Venerdì mattina, 16 leader europei si sono riuniti a colazione per discutere di migrazione, prima di affrontare nuovamente il tema a pranzo insieme a tutti gli altri. Secondo indiscrezioni, i leader avrebbero concordato, in linea di massima, che l’Ue dovrebbe avere la possibilità di sospendere le domande di asilo qualora si trovasse di fronte a un afflusso improvviso di migranti, potenzialmente orchestrato ad arte. Ciò, però, entrerebbe in conflitto con la normativa europea che vieta i respingimenti.
I tagli al bilancio europeo
Il dibattito sul Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 è stato uno dei momenti più tesi del Consiglio europeo. La discussione ha messo in luce profonde divergenze tra i governi europei, pur confermando la volontà politica di arrivare a un’intesa definitiva entro la fine dell’anno.
I due principali negoziatori del Parlamento europeo sul bilancio hanno fatto il giro della sala stampa per assicurarsi che i giornalisti venissero a conoscenza delle loro posizioni. Siegfried Mureșan, del Partito Popolare Europeo, e Carla Tavares, del gruppo dei Socialisti e Democratici, hanno entrambi sottolineato l’importanza della posizione del Parlamento, mentre la Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, presente durante la prima parte del vertice, ha dichiarato di aver chiarito ai leader europei che «il Parlamento non è un organo che si limita ad approvare passivamente le decisioni altrui, e non lo sarà mai».
La proposta iniziale della Commissione europea delinea un bilancio di quasi 2.000 miliardi di euro, pari all’1,26% del reddito nazionale lordo dell’Ue). Paesi come la Germania hanno espresso una netta opposizione all’entità della cifra, sostenendo che nessun Paese membro può permettersi di versare contributi di questa portata e chiedendo una significativa riduzione della spesa complessiva.
Entro dicembre un accordo
La presidenza di turno irlandese ha presentato una bozza di negoziato rivista, mentre Antonio Costa ha ricevuto il mandato di esplorare strumenti innovativi. Nonostante le resistenze e l’ipotesi ventilata da alcuni leader di slittare il negoziato al 2027, la linea prevalente resta quella di puntare a un accordo politico entro dicembre, necessità di diversi leader europei che nel 2027 si presenteranno agli elettori, come nel caso di Francia e Italia. Nello specifico, il presidente francese Emmanuel Macron ha avvertito gli altri leader della necessità di trovare un accordo entro la fine dell’anno, poiché presto egli non disporrà più del mandato politico per negoziare un’intesa.
Per rispondere alle sfide attuali riducendo la burocrazia, il Quadro Finanziario Pluriennale introduce una radicale ristrutturazione del bilancio, diminuendo le rubriche di spesa principali da sette a quattro. Attraverso i Piani di partenariato nazionali e regionali, per la prima volta, i fondi di coesione, i pagamenti diretti della Politica Agricola Comune (PAC), i fondi per la pesca e le politiche per la migrazione e la sicurezza interna vengono integrati in un’unica strategia coerente per ciascuno Stato membro. Ancora, attraverso il Fondo Europeo per la Competitività, al centro della rubrica Competitività, Prosperità e Sicurezza, saranno uniti i programmi per la transizione verde ed energetica, la transizione digitale, la ricerca (Horizon Europe), la salute, le biotecnologie e la difesa.
I nodi irrisolti
In definitiva, le questioni più importanti rimangono irrisolte. I Capi di Stato e di governo non hanno trovato un accordo su come finanziare l’Ucraina mentre gli Stati Uniti si defilano. Seppure una maggioranza di Stati membri abbia scongiurato la modifica dell’ETS2, il dibattito riflette la crescente percezione, da parte dei governi di orientamento conservatore, che l’ambizioso programma ecologico dell’Ue sia in contrasto con i loro sforzi per ridurre i costi dell’energia, costi sui quali i leader non hanno deciso se debbano intervenire i singoli Stati membri o Bruxelles. Il vertice si è concluso senza alcun segnale di avvicinamento tra le posizioni di chi auspica un bilancio più ampio e chi, al contrario, preme per un taglio alla spesa. I leader europei si incontreranno nuovamente a novembre, a Dublino e a Bruxelles, per provare a far quadrare un cerchio.
