Rispetto alle sue sorprendenti creazioni fatte di scenografie monumentali che influenzano e amplificano il movimento, lo spettacolo Thrice di Damien Jalet rappresenta un ritorno a una dimensione più intima del coreografo franco-belga. Thrice (prima nazionale al Festival Torinodanza) ci fa entrare in un mondo a noi più prossimo. Aria, pietra, acqua, sono i tre elementi della natura che danno il titolo ai tre singoli pezzi: Gusts, Médusés, Brise-lames. Il primo, accompagnato dalla musica dal vivo del sassofonista jazz norvegese Bendik Giske, esplora il respiro e il movimento aereo. Il secondo si ispira al mito di Medusa e alla capacità del suo sguardo di pietrificare la materia viva. Il terzo, più complesso, trasporta i corpi in un paesaggio subacqueo e profondamente emotivo.

Thrice – Médusés – coreografia Damien Jalet
A ispirare Jalet è stata una poesia dello scrittore messicano Octavio Paz i cui versi richiamano gli elementi evocati. In Gusts l’aria è evocata dal suono del sax inizialmente soffiato, poi in progressioni armoniche o dissonanti che i corpi dei tre danzatori dai costumi rossi, amplificano. Stando a terra dentro un tappeto, inseguono quel vortice sonoro con movimenti a spirale, roteazioni, ondeggiamenti simili a raffiche di vento.
Médusés gioca con le umoristiche posture da cinema muto di tre performer intenti a spostarsi reciprocamente da un punto all’altro del perimetro imbrattato di polvere bianca. Nell’atto di toccarsi, sollevarsi e rimuovere, si bloccano a turno in improvvisi gesti scultorei; immediatamente uno si sblocca e l’altro che lo ha rianimato si pietrifica; e via così, a catena, come a trasmettersi un virus contagioso. Ai tre uomini in costume nero, subentra un terzetto di donne con vesti di strisce bianche, posizionate inizialmente come blocchi marmorei, poi liberatesi in una danza energica, fluida e fluttuante al suono percussivo della musica di Winter Family e della sequenza ritmica di Gabriele Miracle. Il costume grigio chiaro con striature azzurre indossato dai nove danzatori che avanzano frontalmente dal fondo ondeggiando in molte forme come alghe, ci immette nella dimensione marina di Brise-lames (titolo riferito ai frangiflutti che proteggono dalla violenza delle onde).

Thrice – Brise-lames-coreografia di Damien-Jalet
Complici le luci di Fabiana Peccioli e le musiche del pianista giapponese Koki Nakano eseguite dal vivo, la poetica, vibrante, coreografia di Jalet creata in collaborazione con l’artista visivo JR, non è solamente un brano di grande bellezza compositiva. Assume una dimensione politica, sociale, quando, manifestando resistenza alla potenza dei flutti, quei corpi, mossi in tutte le direzioni come onde che si formano, si infrangono, si propagano, acquistano forza e ritornano, nel finale, ormai esausti, si raggruppano a terra formando un barcone di naufraghi persi nella vastità del mare. Proiettando l’immagine sulla parete frontale, la forma lo svela il progressivo zoomare in diretta di una telecamera dall’alto, focalizzando, al centro del gruppo ammassato, una donna. Forse l’unica sopravvissuta. Con la testa alzata ci guarda intensamente, interpellandoci. Un pugno allo stomaco alla nostra indifferenza.
