Può un frammento, un “pezzo” mutilato parlare di bellezza?. Non solo, ma suscitarne anche altra e in forme nuove e diverse? Forse nel passato i frammenti venivano aggiustati o completati da altri artisti, come fece il Bernini e non solo, oppure giacevano trascurati e inosservati dalla gente come “cose inutili”.
Eppure, la mostra fiorentina ci cambia il percorso e ci costringe a mutare lo sguardo perché spesso la bellezza è pure, e come!, nel dettaglio. La bellezza è infatti nell’universale come nel particolare.
La Testa colossale di giovane(200-100 a.C., Berlino, Staatlische Museen) è mutila: si vede solo il volto liscio, la bocca carnosa, il collo forte.Un atleta, probabilmente, ma quale luce emana dalla pelle e dalla bocca parlante. La Testa del vescovo Andrea de’Mozzi (1296- 1300) di Arnolfo di Cambio, un tempo dipinta,dice il carattere altezzoso dell’uomo dalla bocca sdegnosa.
E la potenza del Busto di Germanico (14-20 d.C., British Museum Londra) pur nel naso spaccato è trascinante: la virilità dell’uomo sembra un ruggito, quasi ci impaurisce. La si potrebbe accostare al Concetto spaziale- Attese di Lucio Fontana (1965), che nei segni decisi scatena un’energia simile a quella del busto antico. I moderni artisti dialogano infatti anche con i frammenti del passato come esprime la nuova installazione di Mark Manders nel cortile del palazzo rinascimentale.
Se poi si passa alla Venere accovacciata (Roma, Palazzo Massimo, II sec.d.C.) ci accorgiamo che il corpo florido e seducente respira ancora, pur nelle lacune: la vitalità del marmo ancora ci fa stupire.
La bellezza infatti vive, e come! Nel Torso di Cristo ligneo del XII secolo, dipinto, si sente la carne viva, nella Testa di statua calcidica del 2500 circa.C. da Copenhagen, pittura e scultura essenziali si avverte un tocco di immortalità. Non è fantasia, questa bellezza arcaica non definita, monca, continua a parlare,se vogliamo sentirla. Il frammento racconta la sua storia, la Storia fatta di mutilazioni, ruberie, umiliazioni ma anche di rinascite. Le Teste di Cristo e di Maria, distrutti dalla guerra erano in un Compianto del 1400 circa, ne abbiamo la foto. Eppure, il volto della Madre lagrimosa e inconsolabile trasmette tutta la poesia dolente dell’intera opera.
Anche quando essa ha subito la violenza della vendetta come il bronzo di Mussolini di Adolfo Wildt (1923) con le tracce delle picche pure emana forza e svela una pagina crudele della storia.
Il frammento parla e dona una luce a noi come Il naso e le labbra di Akenaton (1355 a.C.) da New York, il colpo d’occhio su un Faraone misterioso qui rappresentato in una fissità sacrale.
Il frammento crea e ricrea.
Ce ne accorgiamo a fine rassegna, osservando l’installazione di Paul Pfeiffer sulla nascita della Libertà, stupenda, presentata a Los Angeles nel 2024 dove il corpo di Justin Bieber frammentato si compone e scompone in “pezzi” secondo la nostra visione in una libertà che dà unità all’insieme. Antichità e contemporaneità si parlano, da ogni parte del mondo in questi frammenti. Basta saper guardare. E ci trascinano. Con la forza evocativa del frammento del Monumento funebre di Margherita di Brabante (1312-1314) di Giovanni Pisano. Una potenza espressiva che ci soggioga. Una rassegna imperdibile.
Firenze, Palazzo Strozzi. Fino al 24.1 (catalogo Marsilio Arte)
Washington, DC, National Gallery of Art, dal 3.3 al 27.6
