La riapertura al culto della chiesa di San Francesco da Paola risale a qualche mese fa e i lavori di restauro dell’imponente monumento neoclassico che troneggia nel multietnico quartiere Libertà di Bari avranno superato senz’altro il collaudo statico.
Ciò che però mi ha incuriosito è stato verificare un altro tipo di “collaudo” della chiesa ovvero quello che stanno tuttora facendo i fedeli baresi. Questi ultimi infatti dopo circa tre anni di attesa sono finalmente tornati a vivere appieno gli spazi della chiesa di San Francesco da Paola, non solo per prendere parte alle celebrazioni religiose, ma anche per sollevare lo sguardo al “cielo”, ovvero alla cupola absidale affrescata tutta in blu e per ammirarne la ritrovata lucentezza pittorica.
Entro nella chiesa e con curiosità e mi aggiro tra le navate e scatto qualche foto. Uno dei fedeli, sebbene intento a recitare il rosario, mi nota e decide di interrompere la preghiera per alzarsi e venirmi incontro. È un appassionato di pittura nonché storico frequentatore della chiesa e, scambiandomi per un turista, mi fa osservare con entusiasmo alcune interessanti novità artistiche emerse dal restauro.
Apprendo così che «al di sotto dell’attuale strato pittorico, durante gli interventi di restauro, sono state rinvenute pitture di epoche diverse» e sono emerse anche le tracce del «tragico momento in cui, nel 1846, la chiesa precedente all’attuale venne, insieme a tutta la decorazione interna, completamente distrutta da un devastante incendio». La chiesa risorse dalla sue stesse ceneri e dopo oltre trent’anni fu totalmente ricostruita e venne riaperta al culto nel 1879, ma occorreva adesso decorarla nuovamente.
«Fu così che tra la fine dell’800 e gli inizi del’900 – come testimoniano le documentazioni – gli artisti Nicola e Umberto Colonna realizzarono i dipinti e gli affreschi che oggi si possono ammirare in tutto il loro ritrovato splendore».
Una “visione” comune
La lunga e delicata ristrutturazione della chiesa di San Francesco non è però stata semplice. Essa è il frutto delle risorse professionali del team di esperti restauratori e dei fondi economici provenienti da enti pubblici e non profit pugliesi e dalla cospicua donazione di una famiglia di devoti. Risorse eterogenee dunque ma derivanti tutte da persone accomunate dalla medesima “visione” architettonica, artistica e religiosa: restituire alla comunità dei fedeli uno dei monumenti più importanti e significativi della storia ecclesiastica barese.
A proposito di “visione” però ve n’è anche un’altra che va menzionata o meglio ammirata. È La visione di san Domenico ovvero il meraviglioso affresco realizzato tra il 1922 e il 1937 da Umberto Colonna e che decora l’abside della chiesa. È raffigurata la vergine Maria che con il suo grande manto avvolge di luce divina san Domenico che inginocchiato leva lo sguardo verso l’alto in segno di devozione. Di ritrovata luce pittorica splendono anche due angeli, uno dissemina incenso e l’altro impugna uno scudo a croce gigliata simbolo dell’Ordine dei frati predicatori domenicani. Su di una nuvola vediamo invece fluttuare san Tommaso d’Aquino dottore della chiesa e anch’egli frate domenicano.
La mia “guida” mi fa notare inoltre che sempre nell’affresco della Visione in basso è raffigurato in piccolo l’intero edificio di San Francesco da Paola anch’esso dunque posto sotto la protezione della vergine Maria. Ed è proprio Maria Santissima del Rosario l’intitolazione che nel 1840 i domenicani attribuirono al complesso religioso allorché ne subentrarono nell’amministrazione. I cittadini baresi però preferiscono chiamarla più comunemente chiesa di San Francesco da Paola così come fu denominata dai Frati Minimi che la fondarono nel 1615.
Una cripta in “realtà aumentata”
All’improvviso dalla luminosità della cupola “celestiale” mi ritrovo nel buio di una tenebrosa cripta. Sotto l’altare maggiore della chiesa di San Francesco, infatti, durante i lavori di restauro è emerso un putridarium seicentesco che come spiegano gli artefici del ritrovamento «era l’antico ambiente funerario sotterraneo usato nel Medioevo in alcuni monasteri del Sud Italia per la mummificazione naturale dei cadaveri di monache e monaci».
Il putridarium oggi non è accessibile al pubblico, ma ecco che è arrivata in aiuto l’attuale tecnologia. Nello specifico il progetto Augmented City ha realizzato file multimediali ovvero modelli 3D e ricostruzioni storiche della cripta e poi li ha caricati in un software di sviluppo di realtà aumentata. «Ciò consente – spiegano gli autori di Augmented City – di visitare ugualmente la cripta, non fisicamente, ma in maniera comunque “immersiva”. Basta avvicinarsi al totem informativo posizionato all’ingresso della chiesa, inquadrare con il telefonino il Qr code e scaricare l’apposita app sul cellulare. È così che turisti e fedeli potranno “muoversi” nel gemello digitale del putridarium, “camminare” negli ambienti sotterranei e fare esperienza di un bene dall’alto valore storico, culturale e spirituale in maniera inusuale e coinvolgente»
Una “casa” di culto e culture
Preso da tanta spiritualità e arte non mi sono accorto che nel frattempo la chiesa si è popolata di fedeli e molti di essi non perdono l’occasione di ammirarne i dipinti sebbene la celebrazione della messa stia per iniziare e dalla sagrestia stia per uscire il parroco. Questi è don Peppino Cutrone che interpretando le esigenze religiose ma anche laiche del quartiere Libertà di Bari, è stato il primo forte sostenitore del restauro della chiesa di San Francesco. Tutti infatti ricordano don Peppino quando lo scorso aprile in occasione della riapertura ufficiale dell’edificio, commosso per il traguardo raggiunto, disse: «Auspico che la comunità torni ad amare questa chiesa come fosse casa».
Ebbene posso ora confermare direttamente dalle voci dei fedeli e anche dei semplici visitatori l’esito positivo del loro “collaudo” della rinnovata chiesa di San Francesco. Questa infatti, proprio secondo l’auspicio di don Peppino, si consolida sempre più come casa della comunità, uno spazio condiviso, un luogo di aggregazione religiosa e laica che accoglie proprio tutti. È qui in questa chiesa, nel cuore del rione Libertà, uno dei quartieri più multietnici, popolosi e talvolta problematici di Bari, che don Peppino Cutrone proprio come in una casa fa un buon pater familias ha sempre un gesto di aiuto pratico e una parola di conforto spirituale per tutti, senza mai perdere l’occasione di indugiare con lo sguardo all’insù a rimirare i capolavori blu della risplendente chiesa di San Francesco.
