Era piccolino, barba rada, snello, orecchie attaccate alla testa. Anche spiritoso, affettuoso e pure talvolta duro. Così scrive chi lo ha visto e conosciuto. Così appare a Subiaco, in un affresco di Ignoto duecentesco, senza stimmate. Ma, da subito, Francesco è stato rappresentato in un modo diversissimo a seconda delle epoche e delle sensibilità religiose.
Infatti, chi va ad Assisi nella basilica troverà Cimabue che lo raffigura scavato, provato, con le orecchie a sventola e gli occhi dolci e forti, e poi Giotto che lo esalta come un eroe della santità in scene solenni, secondo la Lagenda Maior di San Bonaventura, ossia la biografia ufficiale che escludeva quelle precedenti: salvo poi nella basilica sotterranea presentarlo glabro e “profetico”.
Francesco ascetico, santo subito, stigmatizzato, modello del penitente, amante della natura, artista: lungo i secoli è stato tante cose, e l’arte dimostra la costante reinterpretazione lungo i secoli, come evidenzia la mostra ad Arezzo, città francescana fin dagli inizi del movimento.

Margarito d’Arezzo, San Francesco (foto ufficio stampa – Viollaggio Globale)
Margarito d’Arezzo, verso il 1270, propone un Francesco stigmatizzato, alto come una icona bizantina, il saio marrone, il volto smunto: una immagine che parte dal reale ma lo chiarifica come il santo dell’ascesi. Faranno lo stesso numerosi artisti, concentrandosi sul Francesco della Verna, sofferente, in estasi come la tavola di Ignoto al Museo di Montepulciano verso il 1280. È il santo mistico penitente per la venerazione popolare.
Nel secolo successivo si giungerà ad una iconografia del tutto particolare, ad esempio nella tavola di Niccolò di Pietro Gerini sul 1380 (Firenze, Accademia): il soggetto trinitario del trono di grazia vedrà il Padre giovane sorreggere il piccolo crocifisso da cui si irradieranno luminosi raggi stigmatizzanti sul santo inginocchiato. Una interpretazione profondissima sul rapporto tra Francesco e Dio-Trinità.
Nel secolo XV, dove Francesco è rappresentato spesso in cicli di affreschi (Gozzoli, Ghirlandaio) o tavole (Piero della Francesca, Giovanni Bellini) glabro e ossuto oppure spiritualizzato con il corredo delle “storie” della sua vita, spicca nella rassegna la tavola dell’Angelico (Vaticano, Pinacoteca, circa 1429) con la scena delle Stimmate: un serafino in fiamme avvolge il santo piccolo e smunto di una luce fortissima fino ai monti e ai tetti della chiesa sul colle. Estasi pura da parte di un poeta della luce.
Anche Sandro Botticelli avvolgerà di un concerto angelico il quasi-danzante Francesco adorante il crocifisso con ardore (1490 circa, Londra, National Gallery). L’età del secondo ‘500 e della Riforma cattolica spingerà sul lato penitenziale del santo, come faranno Caravaggio e in Spagna El Greco, Ribera e Zurbaràn, pittori di estasi notturne dove il santo è un fantasma spirituale.
Annibale Carracci verso il 1590 (Venezia, Accademia) con sensibilità già barocca vedrà un Francesco spingere il fedele verso il crocifisso, i libri e il teschio, un santo però morbido e non troppo smunto. Anzi, quasi raffaellesco come Pietro da Cortona lo presenterà nella gloria dei santi intercessori intorno alla Vergine (Museo di Cortona) o il Guercino nel duomo di Novara (1633), in un notturno romantico in un gesto di teatrale, ma sincera, contemplazione.
Oltrepassando le immagini devote sette-ottocentesche molto oleografiche nelle stampe e nei dipinti, è nel 1926 – altro centenario francescano – che un artista dotato, Duilio Cambellotti, illustra in alcune tempere scene del santo: essenziali, ispirate, bellissime. Una, in modo particolare, la Stigmatizzazione come evento dell’incontro fra due anime: Francesco smunto e innamorato, vis-à-vis con Cristo agonizzante e solo. Un colloquio drammatico a tinte forti che feriscono l’osservatore.
Una delle migliori comprensioni di chi fosse veramente Francesco, un innamorato del suo Dio che è andato gridando “l’Amore non è amato” con una radicalità evangelica assoluta.
Una rassegna imperdibile.
L’Immagine di Francesco. Dal Medioevo al Novecento. Arezzo, Galleria d’Arte Contemporanea – Sant’Ignazio. Fino al 10/1 (catalogo Mandragora)
