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Mondo > Scenari

La Sinistra vince a Berlino, intervista a Walter Baier

a cura di Carlo Cefaloni

- Fonte: Città Nuova

Carlo Cefaloni

Un risultato in controtendenza nell’Europa in cui cresce l’estrema destra. Ma cosa pensa realmente di Russia, guerra e NATO il partito della Linke? Dialogo con il presidente del partito della Sinistra europea

Walter Baier. ANSA EPA/OLIVIER HOSLET

Tra le novità delle ultime elezioni in Germania desta sorpresa la vittoria di Elif Eralp, candidata sindaca della Die Linke (Sinistra) a Berlino grazie ad un programma sociale molto avanzato, incentrato sul contrasto alla speculazione immobiliare e l’accesso all’abitazione per tutti.

In Austria, una grande città come Graz ha rieletto per la seconda volta alla carica di sindaco Elke Kahr, del partito comunista d’Austria, KPÖ.

Per capire l’orizzonte politico che sta alla radice della sinistra in Europa abbiamo sentito Walter Baier, presidente della Linke in Europa, che lo ha indicato come candidato alla presidenza della Commissione europea nelle elezioni che hanno poi confermato in tale ruolo strategico Ursula von der Leyen.

Baier, già presidente del KPÖ dal 1994 al 2006, ha sempre coltivato uno stretto rapporto con le realtà ecclesiali più attive fino ad assumere un ruolo chiave nel progetto Dialop, promosso dalla Santa Sede durante il pontificato di Francesco e confermato da Leone XIV, con la mediazione del Movimento dei Focolari, come luogo di dialogo tra marxisti e cristiani in campo sociale e nell’impegno per la pace.

Come siamo arrivati alla situazione attuale in Europa, che molti paragonano ormai al periodo precedente la Prima Guerra Mondiale?

Il paragone con il periodo precedente la Prima Guerra Mondiale è tanto calzante quanto allarmante. In Ucraina, Palestina, Iran, Yemen e in molti altri teatri, i conflitti locali e regionali si stanno fondendo con le contrapposizioni geopolitiche, mentre la rivalità tra le grandi potenze per i mercati, le materie prime e le rotte marittime sta esplodendo in una sequenza accelerata di confronti militari. Il quadro giuridico e istituzionale internazionale creato dopo il 1945 si sta sgretolando davanti agli occhi del mondo. C’è tuttavia una differenza fondamentale: il potenziale distruttivo delle armi odierne supera di migliaia di volte quello della Prima Guerra Mondiale. In effetti, un errore di calcolo politico o il guasto di un sistema tecnico potrebbero portare alla fine dell’umanità. E ancora una volta, l’Europa è un focolaio della crisi. Eppure nel 1990, nella Carta di Parigi, i leader dei 37 Stati dell’OSCE avevano promesso di trasformare l’Europa, ormai interamente capitalista, in un’area di cooperazione pacifica tra i popoli.

Quali errori sono stati commessi, a suo parere, dopo la caduta del regime sovietico in Russia?

I vincitori della Guerra Fredda — gli Stati Uniti, la NATO e l’Ue — non hanno avuto la magnanimità di tenere conto degli interessi fondamentali dello sconfitto, la Russia. Similmente a quanto fatto dai vincitori della Prima Guerra Mondiale, ma contrariamente a quanto era stato promesso a Gorbačëv durante i negoziati sulla riunificazione tedesca, la NATO si è estesa alla Germania Est e successivamente ancora più a est. Quando l’Ucraina ha presentato la sua domanda di adesione alla NATO nel 2008 e ha persino iscritto questo obiettivo nella sua Costituzione nel 2019, dal punto di vista russo era stata superata l’ultima linea rossa. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia costituisce una violazione del diritto internazionale; è stata condannata dall’Onu e anche dal Partito della Sinistra europea. Ma gli statisti occidentali non possono dipingersi come innocenti spettatori della tragedia in Ucraina. Attraverso la loro politica di espansione verso est, hanno riattivato le radicate paure russe e hanno contribuito in modo significativo all’escalation.

Persone in festa nel 1989 per la caduta del Muro di Berlino. ANSA EPA/STR

Come va interpretata oggi la vicenda personale e politica di Gorbačëv?

La tragedia dell’esperimento di Gorbačëv è che è arrivato con 20 o 30 anni di ritardo per liberare il socialismo sovietico dalla rigidità del post-stalinismo. La perestrojka e la glasnost sono fallite soprattutto perché la riforma economica si è rivelata inapplicabile. Parte della stagnazione dell’Unione Sovietica è stata una politica estera repressiva concepita esclusivamente in termini di sicurezza militare che, col declino della forza economica, ha portato a un sovraindebitamento e a un’ipertrofia militare. Le idee lanciate da Gorbačëv — un nuovo modo di pensare la politica internazionale, una casa comune europea e un mondo libero da armi nucleari entro l’anno 2000 — erano all’avanguardia per l’epoca e possono fornire punti di orientamento ancora oggi.

Esiste un dissenso di sinistra contro Putin nella Russia di oggi? Avete legami con queste forze politiche come Sinistra europea?

Le condizioni per qualsiasi tipo di opposizione in Russia sono durissime. Lo stesso vale per l’Ucraina. Nelle grandi città come Mosca e San Pietroburgo ci sono dissidenti di sinistra. Un rappresentante di spicco è il sociologo marxista Boris Kagarlitsky, che sta attualmente scontando una condanna a diversi anni in una colonia penale. Abbiamo fatto campagna pubblica per la sua liberazione e l’abbiamo chiesta anche in una lettera alle autorità russe. Siamo solidali con i pacifisti e gli obiettori di coscienza russi. Nessuno dovrebbe essere costretto a uccidere su comando in una guerra. Lo stesso vale per gli obiettori di coscienza e i rifugiati ucraini nei nostri Paesi.

Crede davvero che i poteri che sostengono Putin non abbiano interesse a espandersi in Europa?

È difficile indovinare le intenzioni delle élite russe. Ma la Russia non ha i mezzi per un’espansione militare nell’Europa occidentale. Il corso della guerra in Ucraina dimostra i limiti delle sue capacità militari. Nonostante la guerra in Ucraina, il bilancio militare della Russia lo scorso anno ammontava a circa la metà di quello dei membri europei della NATO. Perfino la National Defense Strategy degli Stati Uniti afferma che «Mosca non è in grado di aspirare all’egemonia europea. La NATO europea sovrasta la Russia per scala economica, popolazione e, di conseguenza, potenziale militare». La narrazione di una presunta imminente aggressione russa ha lo scopo di giustificare aumenti esorbitanti dei bilanci militari, dai quali le corporazioni delle armi e le banche traggono profitti favolosi.

Cosa sta succedendo in Germania? Questo grande Paese ha mai superato il trauma del nazismo di massa e la sconfitta militare che ha portato alla divisione del Paese in due Stati? Come si spiega la decisione di Merz di riarmarsi massicciamente, in linea con quella di Scholz?

Il governo tedesco ha dichiarato di voler costruire le forze armate convenzionali più forti d’Europa. In questo modo si pone nella tradizione di un militarismo tedesco che ha già fatto precipitare l’Europa nell’abisso della guerra per ben due volte. Le lezioni dell’ultima guerra sembrano svanire, così come quel «Mai più!» che all’epoca formava un consenso tra destra e sinistra, credenti e non credenti. La Germania è stata divisa dopo il 1945. Il capitalismo è stato ripristinato nella parte occidentale. Anni prima della caduta del Muro di Berlino, Giulio Andreotti diceva: «Amo così tanto la Germania che preferirei averne due». In effetti, l’unificazione dei due Stati tedeschi ha creato il Paese più popoloso dell’Europa occidentale, con quella che era all’epoca l’industria più potente dell’Ue. Ma l’unificazione ha anche dato origine a una nuova ambizione da parte del grande capitale tedesco di subordinare l’Europa a sé stesso.

Manifestazione della sinistra in memoria di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg a Berlino, ARCHIVIO ANSA EPA/HAYOUNG JEON

Esiste una qualche opposizione al riarmo in Germania?

Esistono forze significative in Germania opposte al riarmo e alla militarizzazione, specialmente tra i giovani. Nelle elezioni per il parlamento statale di Berlino Die Linke è diventata il partito più forte, raccogliendo il consenso di quasi la metà degli elettori con un’età tra 16 e i 24 anni. D’altra parte, secondo i sondaggi d’opinione, l’AfD di estrema destra è attualmente il partito più forte tra i tedeschi. Il paesaggio politico della Germania è polarizzato e il cammino di questo Paese così importante per l’Europa è molto incerto.

Cosa pensa della necessità di un Sistema di Difesa europea? Quali linee guida e regole dovrebbe seguire?

L’Europa deve emanciparsi dagli Stati Uniti. La NATO deve essere sostituita da un sistema di sicurezza collettiva. Dobbiamo capire che la sicurezza militare è un bene comune. Nessuno può aumentare unilateralmente la propria sicurezza a spese di quella altrui.

Ciò significa un sistema in cui la sicurezza di ogni singolo Stato dipende dalla sicurezza di tutti. Iniziare costruendo una forza militare dell’Ue significherebbe mettere il carro davanti ai buoi. Dobbiamo prima discutere gli obiettivi politici e poi lo strumento che vogliamo utilizzare. Senza discuterne in astratto. In tutta Europa, la destra radicale ispirata da Trump è in ascesa. Vogliamo mettere un esercito europeo nelle mani di queste persone? Ciò di cui abbiamo bisogno è un concetto di sicurezza completamente nuovo. Sicurezza significa protezione contro pandemie e incendi boschivi; significa servizi pubblici universalmente accessibili e alloggi a prezzi accessibili. L’Ue ha bisogno di una nuova politica industriale e deve affrontare le sfide della digitalizzazione e della decarbonizzazione. Il discorso isterico sulla sicurezza militare ci distrae da tutto questo.

Come valuta il rapporto redatto dall’Archivio Disarmo su richiesta di Marco Tarquinio, che fa parte della minoranza “pacifista” del gruppo dei Socialisti e Democratici europei?

Senza concordare con esso in ogni singolo aspetto, considero il rapporto molto prezioso, soprattutto perché riporta il dibattito ai fatti. Mostra, ad esempio, che nonostante anni di tentativi per convincere le persone della necessità di un riarmo accelerato, gli europei danno ancora priorità più alta all’occupazione, agli affari sociali e alla sanità pubblica, oltre che all’istruzione, alla formazione, alla cultura e ai media rispetto alla difesa e alla sicurezza. Credo che abbiamo bisogno di rapporti come questo per promuovere un ampio dibattito popolare sulle priorità sociali, decisioni che non devono essere lasciate alle élite politiche.

Quali sono gli obiettivi delle iniziative in programma nel novembre 2026 in Europa contro il progetto del riarmo europeo? In che modo si rivolge a soggetti esterni alla Sinistra europea? Come può una minoranza sperare di cambiare la posizione dominante pro-riarmo in Europa dettata dalla paura della minaccia russa?

Il 20 novembre ci sarà uno sciopero a livello europeo degli studenti delle scuole e delle università, e nel fine settimana successivo i movimenti per la pace stanno organizzando manifestazioni sotto lo slogan Welfare not Warfare [Stato sociale, non stato di guerra]. Non credo che l’opinione pubblica sia così fortemente a favore dei programmi di riarmo come i vari analisti e commentatori vorrebbero farci credere. Si tratta di mobilitare e organizzare la resistenza al riarmo al di là delle appartenenze di partito: sindacati, movimenti sociali e ambientali, comunità religiose, lavoratori, intellettuali, artisti e agricoltori. In questo modo, una minoranza può diventare la maggioranza che sposta gli equilibri.

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