Dice la dottoressa Raquel Páez González che «la povertà infantile in Spagna è un problema strutturale che persiste a tassi superiori alla media generale […]. Le disuguaglianze economiche sono particolarmente marcate nelle famiglie monoparentali e in quelle numerose, dove i rischi di povertà ed esclusione sociale raggiungono livelli allarmanti». Questa è la sua conclusione in un articolo apparso lo scorso anno sulla rivista Pediatría Atención Primaria, pubblicazione dell’Associazione spagnola di pediatria.
Segue un appello a «pediatri e altri professionisti per ridurre le disuguaglianze nella salute dei bambini». La sua formula per far fronte al problema: «valutare i bisogni di bambini e adolescenti all’interno di uno specifico contesto territoriale, basandosi su un approccio di responsabilità condivisa tra tutti gli attori coinvolti. Tale modello di rete non solo coordina i servizi essenziali (sanità, istruzione e servizi sociali) ma integra anche realtà e risorse della comunità, incluse fondazioni e associazioni».
Certo, crescere in una famiglia con difficoltà economiche non è solo una mancanza di risorse. Comporta anche minori opportunità di accedere al supporto scolastico, ad attività extrascolastiche, a spazi di studio adeguati, assistenza psicologica o esperienze di svago e socializzazione. Si tratta di barriere che possono accompagnare per anni chi cresce in condizioni di povertà, finendo per influenzarne le opportunità educative, professionali e anche personali. Gli esperti in materia parlano di “povertà ereditaria”, cioè le difficoltà economiche, sociali e formative di una famiglia possono influenzare le opportunità dei figli, con il rischio che tali disuguaglianze si riproducano in età adulta.
Una di quelle “risorse della comunità” a cui fa appello la dottoressa Páez è la Fondazione La Caixa legata all’istituto di credito spagnolo CaixaBank. Nello scorso agosto, la banca ha lanciato la campagna “Il peso della povertà”, che utilizza l’immagine di uno zaino sulle spalle di diversi studenti come simbolo dei pesi invisibili che alcune persone si portano dietro fin dall’infanzia, allo scopo di richiamare l’attenzione su questa problematica, perché «un bambino su tre in Spagna subisce le conseguenze della povertà».
Lo spot “pubblicitario” in realtà fa seguito ad una interessante attività svoltasi nel corso del 2025, con la quale questa fondazione è riuscita a coinvolgere oltre 400 organizzazioni sociali in tutta la Spagna per dare supporto a circa 67 mila bambini e adolescenti. Legati a questa iniziativa ci sono poi altri programmi già attivi in precedenza, alcuni cofinanziati dal Fondo sociale europeo, a sostegno di enti che lavorano in ambiti quali l’inclusione sociale, le opportunità educative e l’integrazione socio-lavorativa. In cifre, vuol dire più di 39 mila contratti di lavoro durante tutto il 2025.
Tornando alla dottoressa Páez: «La valutazione psicosociale del minore deve comprendere l’ambiente domestico, il luogo di lavoro dei genitori, la scuola e il contesto sociale, evitando al contempo di colpevolizzare la vittima. La collaborazione multidisciplinare, così come la conoscenza e l’utilizzo delle risorse del territorio, sono fondamentali per progettare interventi efficaci».