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Persona e famiglia > Sport

Gli sport inclusivi ai Giochi del Mediterraneo

di Luigi Laguaragnella

Durante la Taranto Open Week che ha preceduto l’apertura dei Giochi del Mediterraneo sono scesi in campo al Pala Mazzola gli atleti di baskin e futs-all. Un esempio concreto di come lo sport inclusivo può contribuire alla creazione di un mondo più unito

Logo dei XX Giochi del Mediterraneo a Taranto. ANSA /Renato Ingenito (NPK).

I Giochi del Mediterraneo hanno riportato alla ribalta dell’opinione pubblica i valori del riscatto di un popolo, quello tarantino, e dell’incontro, caratteristica storica dei Paesi dei tre continenti uniti dal Mare Nostrum; ma anche la potenzialità innovativa degli sport inclusivi, scesi in campo al Pala Mazzola di Taranto il 25 luglio.

Prima dell’avvio della ventesima edizione dei Giochi, la Taranto open week ha portato in campo con partite dimostrative oltre 100 atleti provenienti da diverse regioni italiane, che praticano il baskin e il futs-all, i cosiddetti sport inclusivi. Si è rivelata una serata divulgativa per farli conoscere in un evento dimostrativo agonistico.

Gli sport inclusivi sono discipline di squadra nate per permettere a persone con e senza disabilità di giocare insieme, ciascuna con un ruolo attivo e determinante all’interno della partita, senza pietismo e compassione. Le loro caratteristiche principali, che incarnano in modo autentico i valori sportivi sono: l’accessibilità, che permette di formare squadre con persone di età, esperienze e abilità diverse; l’adattabilità, con regole, ruoli, strumenti e modalità di gioco pensati per garantire pari opportunità di partecipazione, anche ad atleti con disabilità importanti; la competitività positiva per obiettivi, punteggi, strategie e collaborazione tra compagni; l’inclusione concreta attraverso cui ogni atleta è parte integrante del gioco. Il valore educativo e sociale di cui questi sport è criuciale per scuole, associazioni, società sportive e territori.

Variano le distanze della porte, dei canestri o la dimensione dei palloni. Il singolo atleta viene classificato da una commissione in base alle abilità sulle quali dovrà allenarsi per migliorare. Ognuno, quindi, è sollecitato a superare il suo limite, a mettersi in gioco. «In questo scenario si crea la classica competizione sportiva, in cui anche l’apporto dell’atleta disabile è decisivo per raggiungere il risultato. La competizione, infatti, è ingrediente necessario: non serve compatire e sono contemplati, come ogni gara sportiva l’errore o la sconfitta. È quindi possibile perdere una partita per un punto, per un tiro di rimbalzato sul ferro del canestro», racconta Federico Vescovini, imprenditore attivo nell’industria della componentistica automotive e socio fondatore dell’associazione SPIN FVG con sede a Udine, che promuove gli sport inclusivi. «È fantastico soprattutto che i ragazzi che giocano nella squadra del paese e un ragazzo con disabilità motoria vivano una quotidianità comunitaria; si tessono legami di amicizia giocando insieme, gareggiando in uno scambio di aiuto che serve a migliorare le abilità di ognuno. Il piano di miglioramento personale è fondamentale per l’apporto alla squadra».

I prossimi obiettivi degli sport inclusivi puntano, infatti, alla stipula di rapporti con le federazioni sportive, in prospettiva di strutturarne e formalizzarne una nuova per presentare le discipline in competizioni europee ed internazionali. Attualmente il baskin è inserito nelle discipline del Comitato Paraolimpico, mentre il futs-all è affiliato il Coni e la Fgic.

L’idea di portare questi sport nella manifestazione pugliese tra agosto e settembre richiama, per i valori che veicolano, ciò che i vescovi del Mediterraneo insieme a papa Francesco, nel 2023 a Marsiglia sollecitavano, ossia l’impegno dei popoli ad allargare le frontiere del cuore, superando barriere etniche e culturali e quindi ritrovare i valori dell’incontro, dello scambio culturale tipici dei popoli affacciati sul Mediterraneo: «A Taranto è stata effettuata un’operazione di lancio. L’evento di luglio ha dato certamente un’ulteriore spinta nel proseguimento per la costituzione delle federazioni internazionali di questi sport in cinque Paesi», prosegue Vescovini.

Le numerose occasioni che stanno portando alla diffusione degli sport inclusivi, sono anche frutto, secondo Federico Vescovini, dell’intervento della mano di Dio. Per lui un incontro casuale avvenuto nelle realtà salesiane, con un professore di educazione fisica che gli ha raccontato il dramma di un incidente che l’ha obbligato ad utilizzare la carrozzina, si è rivelata l’occasione per avvicinarsi agli sport inclusivi, soprattutto il baskin. In Italia è praticato da 7.000 tra giocatori, allenatori, arbitri e dirigenti sportivi; ma è ancora poco conosciuto negli altri paesi Europei ad eccezione della Francia, dove sono presenti 1.000 giocatori e vengono organizzati campionati veri e propri. Tutte le altre nazioni Europee contano in tutto 6.000 giocatori e, nella maggior parte dei casi, non riescono ad organizzare tornei con regolarità.

Il futs-all, invece, è giocato regolarmente nel solo Friuli-Venezia Giulia, ma si stanno formando squadre in diverse regioni d’Italia e con il supporto della FIGC si stima che nel giro di qualche anno i numeri saranno almeno equivalenti a quelli baskin. Altre discipline stanno nascendo in forma sperimentale quali pallavolo, bocce, pallamano e altri ancora.

Lo sport di inclusione, preso come riferimento a livello regionale, è proposto a tutte le scuole di ogni grado come disciplina proponendo percorsi formativi per decine di operatori locali su disabilità, inclusione, pedagogia sportiva e metodologia degli sport inclusivi,

A tal proposito come illustrato dalla dottoressa Furlanetto in occasione di una convention all’Università Urbaniana in Vaticano nel maggio scorso, la pratica degli sport inclusivi fin dalle scuole elementari può incidere in un approccio dei bambini più inclusivo e accogliente verso le fragilità e le diversità. Anche il presidente Mattarella, che ha nominato Alfieri della Repubblica Antonio Bodini e Fausto Cappellini, ideatore del baskin, ha riconosciuto il potenziale aggregativo ed educativo.

Federico Vescovini, viaggiando per motivi lavorativi, ha effettuato preziose operazione di conoscenza e formazione a questi sport nell’area dei Balcani. Racconta ciò che ha vissuto in Serbia: «Cinque anni fa, quando ho presentato questi sport, a essere titubanti del progetto erano proprio le persone con disabilità. È ancora diffuso il preconcetto che obbliga il disabile a non avere molti contatti, a stare chiuso in casa e la disabilità viene ritenuta una vergogna. È stato necessario lavorare sul cambio di mentalità per esaltare gli elementi fondanti di questi sport, ossia la dignità e la competizione reale. Grazie ad alcuni finanziamenti pubblici per supportare gli sport inclusivi è stato possibile costruire palestre e pagare coach e arbitri in una città di 120000 persone. Questi passaggi hanno portato a grandi risultati. La squadra della città si è posizionata seconda ai campionati europei dopo solo tre anni dalla pratica di queste discipline, affrontando squadre affermate da numerosi anni. Indimenticabile poi la festa organizzata nella piazza principale della città che ha rotto definitivamente i muri di pregiudizio e paura in cui il disabile è portato al centro per le sue capacità».

Altra tappe importante su cui lavorare e inquadrare in modo formale gli sport inclusivi e portarli al maggior numero di nazioni partendo proprio da quelle che si affacciano nel nostro Mediterraneo avverrà nel 2027 a Il Cairo con il progetto Bask’in Egypt, che mira a raccogliere adesioni, a formare attività di follow up rivolte alle federazioni, atleti e sportivi che manifesteranno il loro interesse di sviluppare nel proprio Paese gli sport inclusivi. L’incontro tra Federico e l’ambasciatore in Egitto, il quale ha presentato il progetto al ministro dello Sport e al Comitato Paralimpico grazie anche al finanziamento da parte della regione Friuli-Venezia Giulia, faciliterà l’ingresso degli sport inclusivi nelle scuole egiziane frequentate da 19 milioni under 18.

Praticare questi sport sfonda davvero i muri del pregiudizio e del limite e mette in dialogo ciò che è lontano e diverso: «In Egitto – prosegue Federico – ho presentato gli sport inclusivi ai Comitati Paralimpici di lingua araba e tutti sono stati rapiti dal fatto non ci sia stata differenza, si è oltrepassata la questione del genere mettendo in evidenza proprio ciò che unisce. Indubbiamente l’approccio con la diversità mette in gioco se stessi, ma portando dentro sé la cultura inclusiva, si concepisce la diversità come vero e proprio valore».

Diffondere gli sport inclusivi in Egitto può risultare una preziosa opportunità di crescita e di riscatto per gli oltre 12 milioni di disabili del territorio.

La manifestazione sportiva ai Giochi del Mediterraneo di Taranto ha iniettato ulteriore fiducia ed entusiasmo tra gli atleti e tra il pubblico. Sugli spalti e in campo si è respirata un’atmosfera di gioia diffusa, partendo dai principi più nobili dello sport.

La diversità diventa punto di forza per garantire prestazioni e scambio e poi sono tutti davvero coinvolti. Attorno alla Taranto open week sono stati coinvolti i rappresentanti delle religioni presenti in Italia, dai cattolici ai buddisti, dagli ebrei ai musulmani, con Religions for peace, partner di rilievo globale che condivide ed apprezza lo spirito e i valori degli sport. Questo movimento si attiverà per divulgare con il programma “peace in action” come “buona pratica” gli sport inclusivi nei propri canali internazionali che contano oltre 100 Paesi a livello globale.

Ogni professione religiosa ha riconosciuto la potenzialità degli sport inclusivi di creare dialogo e unità. Sarebbe un grande risultato riuscire a portarli anche nelle terre dove sono in atto conflitti. «Anche il rappresentante della comunità ebraica ha espresso il desiderio di promuoverli in Terra Santa – afferma Federico -. Coloro che vogliono la pace sono la maggioranza e vedono la diversità come una ricchezza. Il valore aggiunto degli sport inclusivi è appunto che sono inclusivi per tutti per la capacità di saper mettere insieme le persone e rappresentano il mondo come dovrebbe essere. Le barriere e gli ostacoli non sono percepiti come limite per il raggiungimento di un obiettivo, ma occasione per raggiungere risultati mettendo in gioco diversi livelli di abilità di ognuno».

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