Si vota dal 18 al 20 settembre in Russia per eleggere la Duma, l’equivalente della nostra Camera dei deputati, e per la prima volta anche nei territori ucraini occupati. Favorito è il partito di Putin, Russia Unita, anche a seguito di una serie di sentenze che hanno escluso dalla corsa elettorale buona parte degli oppositori politici.
Le strategie di protesta, però, non sono univoche: se il partito pacifista Jabloko invita a recarsi alle urne e invalidare la scheda per mandare un segnale alle autorità e andare in questo modo alla conta di chi non sostiene Putin pur non avendo una valida alternativa rimasta in corsa, la vedova di Aleksej Naval’nyj, Julija Nalval’naja, spinge invece al “voto utile” per i partiti diversi da Russia Unita – azione bollata come “di facciata, dato che questi partiti non costituiscono una reale opposizione.
In ogni caso, si guarda a queste elezioni come misura degli umori degli elettori russi, sulla base dell’affluenza al voto e di quanto gli inviti degli oppositori siano stati colti. Sono comunque state ironicamente ribattezzate come “vybory bez vybora”, “elezioni senza scelta” (in russo la parola “vybor” indica sia la scelta in generale che il voto, e il plurale “vybory” indica le elezioni, ndr), in ragione di come il risultato appaia già scritto.
