Lui è un architetto di successo, lei una editrice, hanno due figlie, si spostano a Londra per il lavoro di lui. I due sono Penélope Cruz e Javier Bardem, coppia anche nella vita, accolti con l’inevitabile gioia dei fan (quella delle passerelle è un’altra mostra, talora è bello fermarsi ad osservarle, è cinema anche questo).
Ma a Londra non va così bene, come racconta Florian Zeller nel thriller Bunker, che poi sarebbe quello che il magnate – in cui è adombrato Mark Zuckerberg chiaramente – ha proposto a lui: il riccone vuole scavarsi un bunker alle Hawaii, mentre il vicino di casa della coppia fa anch’egli i suoi scavi nel giardino vicino. Comincia una vita difficile, la coppia va in tilt e il discorso sul magnate è sotteso al crollo degli ideali personali e familiari, sino al finale dirompente. La bravura dei due attori riesce a trasmettere l’infelicità della cellula familiare distrutta dalle urgenze dei ricconi e dalla perdita dei propri sogni con una credibilità appassionante.

Ashley St. Clair ed Alex Gibney presentano il documentario su Musk alla Mostra del cinema di Venezia. ANSA/FABIO FRUSTACI
E, a proposito di super-ricchi, ecco il documentario di Alex Gibney su Elon Musk, in cui si intervista pure una sua ex ,cioè Ashley St. Clair. Il ritratto che ne esce è sgradevole e dopo quattro ore, si esce storditi dall’immagine potente e malata di Musk, figura inquietante e pericolosa. Sempre sul tema della lunghezza (oggi di moda) sono ben 435 i minuti di durata che Luca Guadagnino dedica al “suo” regista, Bertolucci, in Joie de vivre. Da vedere, ma ben preparati alla ”canonizzazione” di un regista-mito.
Sempre sul versante lavorativo c’è Alba Rohrwacher protagonista del film del francese Stéphane Brizé Un bon petit soldat. Lei è una dirigente in una azienda di risorse umane, separata con un figlio adolescente, che vive per il lavoro. Scende a compromessi che oscurano la sua integrità e che l’amministratore delegato (Vincent Lindon), un amorale, le suggerisce, privo com’è di rimorsi. Lei diventa un bravo soldatino. Ma basterà a salvarle la personalità vera, la famiglia, l’”anima”?

Lino Musella, Vanessa Scalera e il regista Edoardo De Angelis presentano alla mostra di Venezia il film “Il fuoco che ti porti dentro”. 12 settembre 2026. ANSA/ETTORE FERRARI
Un film di una donna su una donna, e di fatto alla mostra il mondo femminile è parecchio presente. Lo dimostra pure l’italiano Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, dove Vanessa Scalera è una madre autoritaria, pesante, offensiva, in visita al figlio a Milano per la cena della vigilia di Natale. Occasione per offese e contrasti, ferite che forse non guariranno mai del tutto. Amaro.
Come le ferite che il russo Ilya Khrhanovsky racconta in Dau, film costruito in decenni, e che è un terribile atto d’accusa alla Russia e di difesa dell’Ucraina, attraverso la storia di un fisico costretto a progettare la bomba atomica sovietica. Durissimo, implacabile, chiaramente pro-Ucraina e contro la disumanità dei regimi, non solo quello russo. Una protesta cinematografica solenne: verrà ascoltata?
E l’arte potrà contribuire in qualche maniera oggi a salvare l’umanità vera? C’è chi se lo chiede.
