Ma veniamo al cinema. L’Italia ha presentato un lavoro assai interessante, cioè Nessun dolore di Gianni Amelio, che ritenta oggi la visione di Lamerica. È la storia del libraio Davide (Alessandro Borghi, credibile) costretto dalla vita a prendersi cura di un bambino dal quale lui, introverso ma di animo puro, riceverà molto in umanità, nonostante le difficoltà anche con le istituzioni. Un ritratto italiano sofferto ma vero, perché l’emigrazione ci sottopone ad imprevisti che sconvolgono il nostro individualismo quieto. Amelio ci interroga, e il film non è per nulla scontato.
Sul fronte non-italiano, la mostra si è aperta con Ink (inchiostro) di Danny Boyle che racconta la scalata al potere mediatico di Murdoch (Guy Pearce) grazie all’aiuto del giornalista frustrato Larry Lamb (Jack O’Connell), un neo-direttore del Sun che sconfigge la testata rivale Mirror. Lamb è amorale, Murdoch tentenna ma di fatto il film diventa quasi una glorificazione del “cattivo maestro” dell’ambiguità morale, che ha avuto parecchi seguaci. Oggi visto da Boyle come un rivoluzionario più che un mostro – parole sue – ma che di esemplare ha ben poco. Del resto è così che si giunge al potere, sembra dire il regista di un film che ha bisogno di una ulteriore visione per dipanarne i sottintesi.
Non ci si ferma qui. Werner Herzog con Bucking Fastard racconta all’inizio quasi con un sorriso il processo a due gemelle che parlano all’unisono infastidendo il loro vicino, il sempre convincente Orlando Bloom. La storia è piuttosto contorta e non facile da seguire nel film interpretato da due vere gemelle, cioè Kate e Rooney Mara.
Meno seria e in apparenza più leggera, si direbbe divertente, è la vicenda di due agenti Cia, un anziano e un giovane nel film di Martin McDonagh, Wild Horse Nine. L’anziano che viaggia col giovane verso un luogo ignoto, ha la memoria piena delle imprese della Cia (uccisione di Kennedy compresa), cosa che preoccupa il suo capo (Steve Buscemi) perché il vecchio è un po’ sfasato e parla molto (John Malkovich è fantastico nel ruolo ed è aiutato benissimo da Sam Rockwell). Il regista non ha difficoltà a svelare l’altro volto degli Usa, quello imperialista e conservatore. Film spiritoso ma chiaro nello svelare le malefatte della Cia nel mondo così da aprirci un po’ meglio gli occhi.
Niente male come inizio, e intanto si prosegue tra le mille iniziative lagunari.
