Per molte persone nate e cresciute negli anni ’50, ’60 e ’70 del secolo scorso, al tempo della Guerra Fredda, è tutt’altro che facile adattarsi a vivere in un panorama geopolitico come quello attuale. Difficile raccapezzarsi nei mutamenti improvvisi di scena, non sempre e non solo legati alla volubilità di chi siede attualmente nello studio ovale della Casa Bianca a Washington. Senz’altro Trump, con la sua personalità, contribuisce ad aggravare una situazione già esistente e che comunque lascia molti – mi riferisco appunto a quelli che hanno oggi 70, 60 o 50 anni – senza punti di riferimento.
Solo ora, infatti, ci si rende conto di quanto una scena internazionale fatta di due blocchi contrapposti – ideologicamente e militarmente – assicurasse una grande stabilità internazionale. Il terzo blocco – se così possiamo definire quello dei cosiddetti Paesi non allineati – era per sua definizione riferito ai primi due e non sarebbe esistito senza di essi. Era un mondo fatto di muri – soprattutto del Muro, quello di Berlino – e anche di eserciti che si fronteggiavano, di armi atomiche che potevano essere usate in qualsiasi momento, da una parte come pure dall’altra.

Gli ultimi momenti che precedono la caduta del Muro di Berlino, in una foto d’archivio del novembre 1989. Credit: ANSA/KLD/I54.
Ma chiunque, a parte qualche momento in cui sembrava che la situazione fosse sfuggita di mano, sapeva che i due contendenti erano i punti di riferimento della sicurezza per la geopolitica mondiale. Per capirci qualcosa era sufficiente guardare di qua e di là, o se si preferisce al di qua o al di là del Muro, e si sapeva e capiva dove ciascuno stava o non stava. Anche i cosiddetti non-allineati non erano, poi, esattamente tali. È vero, c’erano le aree di influenza che i due blocchi gettavano sul mondo, ma anche quelle erano chiare. E se cambiava qualcosa da una parte, era gioco-forza che cambiasse anche dall’altra. Insomma, c’è oggi chi rimpiange quei tempi. E d’altra parte, anche il venir meno dei due blocchi con il crollo del Muro nel 1989 non aveva cambiato molto la scena. Una delle due parti sembrava aver avuto la meglio e, dunque, avrebbe potuto meritare di governare il mondo e, almeno in un certo senso, anche di sorvegliarlo.
La scena attuale ci lascia, invece, senza fiato e i cambiamenti di scena sono costanti e senza riferimenti che abbiano una logica, soprattutto se la si cerca in quella dei blocchi contrapposti. Dobbiamo tutti imparare a vivere in un mondo post-americano, in una realtà che pare aver abbandonato – o perso – un qualsiasi ordine logico. L’ordine abbandonato – The Abandoned World – è proprio il titolo di un’interessante analisi proposta sulla rivista internazionale Foreign Affairs dal politologo Mark Leonard, che raccomanda di rendersi conto che il vecchio ordine mondiale è sparito, e per sempre. Non sarà sostituito, neppure da una diversa formazione a blocchi contrapposti: per esempio Stati Uniti-Cina.
È necessario un approccio nuovo in geopolitica. E – afferma Leonard – i leader che non lo fanno porteranno i loro Paesi alla rovina. Infatti, si prevede che il mondo, e non soltanto per qualche anno, sarà caratterizzato proprio dalla mancanza di un ordine internazionale e attraversato dai venti della frammentazione, del contagio fino al pericolo dello strangolamento. Parole che fanno temere davvero il peggio. L’autore ricorda come l’ex segretario di Stato Usa tra il 1969 e il 1977 Henry Kissinger, che di geopolitica se ne intendeva, affermasse che l’ordine mondiale poggia su due colonne: un equilibrio ragionevolmente stabile del potere e una serie di regole formulate di comune accordo che determinano quanto le varie nazioni possano o non possano fare.
Tutto questo è ciò che oggi è saltato: Putin attacca impunemente l’Ucraina; gli Usa rapiscono il presidente di un Paese sovrano e lo portano in catene nel loro territorio; Israele risponde ad un attacco disumano radendo al suolo un territorio, che tra l’altro è all’interno dei suoi confini, e di fatto sterminandone la popolazione. E Israele va anche oltre: ripete la procedura con il Sud del Libano (per ora il Sud), convincendo poi il presidente americano a scatenare una guerra contro l’Iran. In questi processi bellici, come ben sappiamo, non sono solamente gli eserciti a fronteggiarsi: anche e soprattutto i civili sono colpiti, e spesso con attacchi notturni devastanti.
Dunque, proprio coloro che avevano definito le regole sono quelli che ora le infrangono, incuranti di cosa gli altri possano fare – ammesso che possano farlo. Poi ci sono le mosse trumpiane che ridefiniscono i parametri che gli Stati Uniti stessi avevano delineato. Trump si ribella all’Ordine mondiale americano (leggi NATO), abbandona l’Oms, Organizzazione mondiale della sanità (WHO), cancella i contributi alle agenzie di sviluppo e impone senza alcuna logica dazi a mezzo mondo, cominciando dai Paesi da sempre alleati e sotto l’ombrello della protezione americana.
Al momento non sembra, inoltre, che anche dopo il 2029, quando alla Casa Bianca dovrebbe arrivare un nuovo inquilino, una tale scena possa cambiare. E nessuno, nell’attuale panorama mondiale, sembra interessato, e soprattutto capace, di assumere il ruolo che gli USA rivestivano in precedenza. Tutto questo non solo a livello politico, ma anche economico. Le leggi dell’economia mondiale sono saltate e chi comanda e determina le decisioni importanti sono il nazionalismo economico e il protezionismo tipo MAGA (Make America – o qualsiasi Stato si voglia – great again).
Dunque, l’ordine che potremmo definire americano è tramontato e non se ne vede un altro all’orizzonte. Dovremo imparare – noi cittadini del mondo, ma anche i nostri leader politici – a vivere o sopravvivere su un pianeta che ha rinunciato all’ordine nel momento in cui forse ne ha più bisogno per le grandi minacce di questa generazione e di quelle dell’immediato futuro: ecosistema e intelligenza artificiale. A fare le spese di questa situazione siamo e saremo tutti, perché con un mondo fuori controllo i sistemi che collegavano le nazioni – le vie energetiche, le catene di approvvigionamento dei semiconduttori, i trasporti soprattutto navali – diventano o sono già diventati armi da usare contro gli altri: vedi lo stretto di Hormuz. I prossimi decenni, prevede Leonard, saranno caratterizzati da cambiamenti esplosivi, ma anche da ondate di crisi sconvolgenti e non ci sarà modo di tornare al vecchio ordine mondiale e, probabilmente, nemmeno di vederne emergere uno nuovo. Si tratta di prendere le misure con tutto questo, senza punti di riferimento sicuri.
