Il presidente Giovanni Malagò ha ufficializzato nella giornata del 28 luglio il ritorno dell’allenatore marchigiano, Roberto Mancini, sulla panchina azzurra. Lo avevamo osannato nell’estate 2021, quando ci regalò un inatteso trionfo agli Europei di calcio in Inghilterra, in finale contro gli stessi padroni di casa che ci davano per “mangiaspaghetti già battuti”. Dopo un digiuno di 53 anni, fu festa grande, perché nonostante non eccellessimo in talento e prolificità, avevamo rivisto nella granitica difesa tradizionale e nella qualità del centrocampo pensato dal “Mancio” quell’orgoglio che ci aveva restituito gioia sportiva calcistica dopo la traumatica esclusione dal Mondiale 2018. Non potevamo però immaginare che sarebbero seguite le cocenti mancate qualificazioni anche ai Mondiali sotto Natale del 2022 in Qatar e del recente 2026 in America, specchio di un sistema che, tra corruzioni, clientelismi e miopia, stenta a rinnovarsi.
Nel mezzo, avevamo intanto salutato con freddezza il Mancio nazionale e le sue medaglie al valore sportivo dopo che, fallita la qualificazione in Qatar, nell’agosto del 2023 aveva deciso di dimettersi all’improvviso per accettare dall’Arabia Saudita un ricchissimo contratto da oltre 100 milioni netti per quattro anni, anche se poi l’incarico si sarebbe concluso solo un anno dopo, per esonero.
Una scelta della quale l’allenatore si è detto pentito, nonostante un’altra lauta buonuscita più o meno della stessa cifra in seguito all’esonero, e che sembra avere fatto pendere di nuovo dalla sua parte la scelta del presidente della Federcalcio, Giovanni Malagò.
Del resto, sul piano dei numeri, pochi vantano le credenziali di Mancini che, oltre al trionfo di Wembley, nei suoi cinque anni alla guida della Nazionale (dal maggio 2018 all’agosto 2023), Mancini aveva raggiunto per due volte la fase finale della Uefa Nations League, piazzandosi al terzo posto nelle edizioni 2020/2021 e 2022/2023. Inoltre, ha fatto registrare la striscia di 37 gare consecutive senza sconfitte sulla panchina della Nazionale, un primato superato solo pochi giorni fa dalla grande Spagna di De la Fuente in occasione del successo con l’Argentina nella finale del Mondiale. La sua nomina arriva dopo giorni a dir poco turbolenti.
Dall’ipotesi Maldini-Leonardo al cambio di strategia
Il progetto iniziale della FIGC prevedeva una vera e propria rivoluzione organizzativa, auspicata da tutti. L’idea era stata di affidare il Club Italia a Paolo Maldini e Leonardo, due figure di grande esperienza internazionale, stimate all’unanimità per competenza ed equilibrio, con il compito di costruire un nuovo percorso tecnico e sportivo per tutte le rappresentative azzurre. Tuttavia, dopo alcuni confronti interni, il progetto si è arenato dopo soli 16 giorni, con una clamorosa separazione consensuale tra le parti, scaturita attorno alla mancata ufficializzazione di Andrea Pirlo, uomo scelto da Maldini e Leonardo, da parte della presidenza FIGC.
L’idea dell’ex regista azzurro campione del mondo per guidare la selezione azzurra era stata subito ferocemente criticata sia per gli scarsi risultati nei suoi primi club da giovane allenatore, sia per le implicazioni legate allo spot che lo vedeva protagonista qualche anno fa di un noto portale di scommesse russo, presente con i domini Fonbet.com, Fonbet.info e Fonbetpoker.com, tutti inseriti nell’elenco dei siti di gioco non autorizzati in Italia.
Sollevando un vespaio di polemiche, l’ipotesi ha visto Malagò porre il veto, causando le dimissioni immediate dei due dirigenti appena saliti a bordo. Al di là delle polemiche che seguiranno certamente, visto anche lo spessore di una figura mai incline a compromessi come Paolo Maldini, la decisione è parsa inevitabile, pur mancando elementi di chiarezza ancora che possano fare meglio luce sulle scelte di Maldini e sugli accordi alla firma con Malagò rispetto ai margini di manovra.
Il ritorno di Claudio Ranieri
Accanto al nuovo commissario tecnico ci sarà “sir” Claudio Ranieri, una delle figure più autorevoli del nostro calcio, quanto meno sul piano di integrità e anche romantiche sfide. L’ex allenatore, reduce da una lunga carriera in Italia e all’estero, suggellata dall’epica vittoria della Premier League di magnati e sceicchi nel 2016 con il piccolo Leicester dei miracoli, assumerà il doppio incarico di direttore tecnico e presidente del Club Italia. Il suo compito sarà quello di coordinare il lavoro delle Nazionali, favorire la crescita dei giovani talenti e creare un collegamento tra settore giovanile e prima squadra, con l’obiettivo di costruire un progetto tecnico stabile nel tempo.
Con la scelta di Roberto Mancini e Claudio Ranieri, la FIGC punta ad aprire una nuova fase dopo settimane caratterizzate da cambi di programma e numerose indiscrezioni, ma soprattutto dopo anni di fallimenti e degrado. L’obiettivo è quello di restituire continuità al progetto tecnico, valorizzare le nuove generazioni e riportare la Nazionale ai massimi livelli che competono un Paese già quattro volte campione del mondo nel calcio. A Mancini e Ranieri l’arduo compito di ridare slancio ed entusiasmo a un movimento che appare profondamente bisognoso di rilanciarsi sul piano della programmazione giovanile, della credibilità e della gestione strutturale.
