Cala il sipario sul GP di Monza; e il tredicesimo appuntamento del calendario di questa stagione di Formula 1 regala alla folla rossa emozioni contrastanti e un giorno da ricordare come uno dei pezzi di storia più belli e importanti del motorsport italiano.
Alla vigilia del GP di casa, il dilemma per la folla rossa era solo uno: Kimi o le Ferrari? Chi vorremmo vedere sul gradino più alto del podio nel nostro Gran Premio casalingo: il ragazzino italiano leader del mondiale, il nostro predestinato o il 7 volte campione del mondo? Quando vogliamo sentire l’Inno di Mameli: prima, per il pilota, o dopo, per la scuderia? Tutte domande che sembravano aver già trovato una risposta all’inizio del weekend con una Ferrari velocissima il venerdì e Kimi costretto a cambiare la power unit e partire con una penalità. Ma tutti questi ragionamenti, le statistiche, le probabilità, la logica non contano a 300 km/h e, nel Tempio della velocità, Kimi ce lo ha dimostrato trasformando una gara da incubo in un pezzo di storia.
Game over Ferrari
Partiamo dai padroni di casa. Monza doveva essere il weekend della riscossa Ferrari. La SF-26 arrivava nel Tempio della Velocità con la nuova Power Unit ADUO 2, gli aggiornamenti specifici per il circuito di casa e un venerdì che aveva acceso l’entusiasmo dei tifosi con la doppietta nelle FP1 e un passo gara convincente. Già il sabato, però, i due piloti del Cavallino rampante fanno tornare i tifosi con i piedi per terra a causa della difficoltà anche solo ad entrare in Q3 con, alla fine, solo il quarto e quinto posto sulla griglia di partenza in un sabato che ha visto celebrare la pole di Gasly sulla sua Alpine. Un po’ di delusione, ma, si sa, quei due possono fare miracoli, soprattutto davanti alla folla di casa. La domenica, però, racconta un’altra storia, la storia di uno dei weekend più pesanti della stagione per Ferrari: lotte pesanti tra i compagni, due sbavature di Charles e una gestione di gara che lascia molti interrogativi.
I problemi iniziano dalla partenza: Leclerc ed Hamilton partono bene, poi l’inglese prova un sorpasso sul compagno, ma il monegasco non ci sta e accompagna il Sir fuori, che riparte con 5 posizioni di svantaggio. La gara di Lewis sembra già compromessa, ma il peggio deve ancora arrivare. Charles sembra potersi giocare la leadership della gara per un attimo, ma poi la sua monoposto perde improvvisamente potenza e subisce ben due sorpassi prima di perdere il controllo della numero 16, che finisce al muro dopo un violento impatto da cui il pilota esce fisicamente, ma, forse ancor più emotivamente, provato. La gara riparte dopo la bandiera rossa provocata da Leclerc con tutti i piloti che hanno smarcato il cambio gomma e pensano di poter arrivare fino alla fine. Hamilton fa parte di questi e, con delle medie nuove, riparte e, per un po’, sembra crederci e potersi giocare il podio. Nuova Safety, poi, causata da Stroll dopo la prima metà gara e qui decisione inspiegabile del box Ferrari: i primi con gomme medie entrano tutti tranne Lewis, che si ritrova con gravi problemi di gestione delle gomme sul finale e finisce la gara solo sesto.
Che storia, Kimi!
Monza toglie e Monza ridà e lo fa subito, o quasi, perché mentre la marea rossa assisteva alla débâcle Ferrari, nel frattempo, quel ragazzino 20enne che guida una Mercedes, partito dal fondo per aver cambiato la power unit, piano piano risaliva una posizione dopo l’altra, un giro veloce dopo l’altro. Alla seconda Safety Car, il bolognese, già saldamente nei pressi del podio, entra e cambia gomme, montando di nuovo le medie. Mancano meno di 20 giri al termine e il pilota bolognese arriva fino alla seconda posizione, che sembra quasi un miracolo per uno che partiva dalla 19sima. Russell, partito secondo e leader della gara per quasi tutto il tempo dopo il sorpasso iniziale a Gasly, è ancora lontano. Kimi va forte, molto forte, ma le statistiche sono chiare: l’italiano potrebbe raggiungere l’inglese non prima degli ultimi due giri, visto il distacco di oltre dieci secondi.
Ci sono cose impossibili, o quasi, tra queste rientra anche il prendere un secondo a giro al tuo compagno di squadra che guida la tua stessa monoposto e che ha corso tutta la gara senza dover fare neanche un terzo dei sorpassi che hai dovuto fare tu. Ci sono cose impossibili, e tra queste anche fare un sorpasso dopo averla quasi persa negli ultimi giri della gara. Ci sono cose impossibili e tra queste, quella di chiedere ad un italiano di non metterci il cuore: «La PU si cambia a Monza nonostante la penalità» aveva detto Toto, «non c’è spazio per i sentimentalismi». Ci sono cose impossibili, ma perdonate il nostro Kimi perché, ancora giovane, non le conosceva ancora e tutte le cose impossibili le ha fatte, a casa nostra, in una domenica che passerà alla storia, in una domenica che racconteremo e che non verrà dimenticata.
Andrea Kimi Antonelli vola negli ultimi 20 giri e colleziona un giro veloce dopo l’altro fino ad arrivare alle spalle del compagno di squadra non alla fine della gara, ma quando ne mancano ancora sette. Kimi prova subito il sorpasso, ma va fuori, perde tempo, ma subito lo riprende e subito dopo riprova. Questa volta ce la fa, passa, diventa leader della gara e, a suon di giri veloci, distacca il compagno di quasi quattro secondi in due giri. E, così, sotto una folla rossa in visibilio, Andrea Kimi Antonelli vede sventolare la bandiera a scacchi sopra di lui. Ed è storia.
È la storia del primo pilota italiano che è arrivato a Monza da leader del Mondiale 73 anni dopo l’ultima volta; è la storia del primo pilota italiano a vincere a Monza dopo Scarfiotti su una Ferrari nel 1960; è la storia del quarto italiano vincente a Monza dopo Farina, Ascari e Scarfiotti; è la storia del primo pilota che vince a Monza partendo dopo l’undicesima posizione; è la storia dell’italiano che ha registrato il numero più alto di vittorie in una sola stagione (7); è la storia del pilota più giovane della storia a vincere a Monza a soli 20 anni e 12 giorni ed è la storia di un italiano che sa quanto la sua presenza sul gradino più alto del podio sarebbe stata importante in assenza delle tute rosse. È la storia di Andrea Kimi Antonelli che, lì dove era stato criticato alla sua prima apparizione due anni fa, si prende la gloria davanti alla sua famiglia, davanti alla sua squadra, davanti al suo pubblico, davanti alla sua Italia.
E, davanti ad una storia come questa, almeno per una domenica tutto scompare e rimane solo la consapevolezza di aver assistito – che sia dall’Autodromo o dal divano – a qualcosa di veramente grande e il sorriso di quel ragazzino che si commuove e piange e che, forse, non ha ancora realizzato di aver fatto la storia: la sua e quella di tutta una nazione.
