«Il mondo è devastato da una manciata di tiranni, eppure è tenuto insieme da una moltitudine di fratelli e sorelle solidali». Le parole di papa Leone pronunciate il 17 aprile 2026 in Camerun non fanno sconti a nessuno, ma soprattutto mettono in evidenza la necessità di dare voce a quella “moltitudine” che di solito resta fuori dal radar dell’informazione dominante, che in nome di un preteso realismo finisce per giustificare la logica della prepotenza e quindi della guerra.
Fin dal suo inizio, 70 anni fa, Città Nuova va controcorrente raccontando l’esistenza di “un’altra umanità” che non si rinchiude in un mondo perfetto ma si mette in gioco nel dibattito pubblico: è questa la natura di un giornale, per rendere ragione di un modo giusto di stare al mondo.
“La vita buona. Nel disordine globale, costruire fraternità”: È, quindi, il titolo del festival di Città Nuova che si svolgerà dal 24 al 25 ottobre 2026 nella città di Bologna.
Sarà l’occasione di fare il punto su un’avventura editoriale originale in dialogo aperto con tanti interlocutori. La fraternità è una tentazione buonista che vuole ignorare il male presente nella storia? Oppure, nel tempo dei nazionalismi e del suprematismo, è un termine usato per discriminare una gerarchia della prossimità, distinguendo chi è fratello e sorella da chi non lo è e quindi non va accolto ma rimandato a casa sua, anche se questa è diventata inabitabile a causa di conflitti e rivolgimenti ambientali?
Il “disordine globale” incute timore e suscita paure ancestrali come in tante fasi della storia anche recente, in cui coloro che erano amici si sono trasformati in poco tempo in nemici da abbattere anche con pratiche genocidarie. E un fattore potente di tale mutazione è il flusso dell’informazione, che può diventare un’arma potente che disumanizza l’altro come passo necessario per la sua eliminazione.
Rispondendo il 18 marzo 2025 al direttore del Corriere della Sera, papa Francesco ci ha lasciato un’eredità preziosa che sta a noi custodire e far fruttare. «Vorrei incoraggiare – ha scritto Francesco poco prima di morire – lei e tutti coloro che dedicano lavoro e intelligenza a informare, attraverso strumenti di comunicazione che ormai uniscono il nostro mondo in tempo reale: sentite tutta l’importanza delle parole. Non sono mai soltanto parole: sono fatti che costruiscono gli ambienti umani. Possono collegare o dividere, servire la verità o servirsene. Dobbiamo disarmare le parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra».
È un invito rivolto solo ai grandi media come l’istituzionale Corsera che, secondo il pensare comune, forgiano l’opinione pubblica? Quante volte si dice infatti che di certe notizie “non parla nessuno” mentre invece tanti fogli accessibili liberamente on line non si stancano di dare voce a chi non ce l’ha? Quante volte solo la stampa cosiddetta minore è stata l’unica a sostenere papa Francesco, ostracizzato da poteri prevalenti pronti ad accusarlo di essere “divisivo” solo perché fino alla fine non si è prestato a diventare il “cappellano benedicente” le armi della guerra?
Città Nuova ha perciò una grande responsabilità. Nel crollo verticale della stampa periodica e dei quotidiani, con intere generazioni che “non toccano la carta”, la questione seria non è solo cercare di dare spazio a ciò che “non è notiziabile” secondo i parametri dominanti, ma di poter parlare ad una comunità di lettori capaci di andare oltre l’indignazione per alimentare una coscienza capace di cambiare ciò che è ingiusto. Anche le persone più sensibili, infatti, rischiano di cedere alla tentazione dell’impotenza, accettando che a dirigere le sorti della storia fino al suo dissolvimento siano “una manciata di tiranni”, magari tirati a lustro e assisi sul trono di grandi imprese tecnologiche.
Possono resistere Città Nuova, e altre testate simili, che pur toccate seriamente dalla crisi, hanno il punto di forza di sostenersi con la compartecipazione dei lettori, che decidono di far parte dell’impresa con l’abbonamento e la sollecitazione continua di chi sente di far parte di qualcosa più grande?
L’unico ostacolo è costituito dal possibile cedimento verso logiche estranee, ad autocensure per un preteso timore di essere considerati di parte. E invece, come ha sottolineato a proposito di Città Nuova, la presidente attuale del Movimento dei Focolari, Margaret Karram, «senza una riflessione critica sul mondo non si costruisce una comunità capace di condividere valori e obiettivi comuni». Nello scenario attuale, afferma Karram «davanti alle minacce terribili del nostro tempo – guerre, polarizzazioni di ogni tipo, crisi ambientali, un’economia spesso fondata sullo sfruttamento, sfide etiche poste dall’intelligenza artificiale – Città Nuova sceglie ancora e sempre il dialogo, sceglie la pace come una ricerca faticosa, ma indispensabile; sceglie di credere che ogni incontro, ogni pensiero, ogni parola può contribuire a cambiare la direzione del mondo».
Riuscire a stare dentro queste lacerazioni con tutta una rete estesa di collaboratori e corrispondenti in stretto rapporto quotidiano con la redazione è un lavoro affascinante e intenso, che mira a porsi come strumento di servizio per il dibattito di un’opinione pubblica non ridotta a fare da spettatrice di scelte calate dall’alto.
Il programma della due giorni bolognese, che si svolgerà presso i locali della prestigiosa biblioteca di San Domenico, prevede nella mattinata di sabato 24 ottobre una sessione iniziale dedicata all’informazione disarmata, seguita da quella incentrata sulla necessità di dare ragione della resistenza alla logica della prepotenza. Il pomeriggio sarà dedicato ad un dialogo aperto sulla situazione della Terra Santa con l’intervento di Margaret Karram assieme a rappresentanti del mondo ebraico e islamico impegnati per il dialogo e la pace.
Domenica 25 ottobre verrà dedicata all’approfondimento sulla situazione politica ed economica italiana ed internazionale, per poi dare spazio ad esperienze e percorsi di solidarietà e legami di fraternità con particolare attenzione al mondo del Mediterraneo e, infine, un collegamento con le diverse espressioni delle Città Nuova presenti nel mondo.
Un focus particolare sarà dedicato al rapporto dei bambini con la città e un altro alla situazione carceraria in Italia grazie alla rete di volontariato collegata con la rivista. Non potrà mancare, infine, uno spazio dedicato alla figura di Igino Giordani, deputato alla Costituente e storico direttore di Città Nuova.
Nella serata di sabato e domenica è in programma anche uno spettacolo teatrale con accesso ad offerta libera, mentre per la partecipazione al programma del Festival è richiesta solo l’iscrizione gratuita sulla piattaforma on line.
Solo alcuni accenni in vista della pubblicazione del cartellone dettagliato della manifestazione, proposta come occasione di conoscenza aperta a tutti di Città Nuova a 70 anni dalla prima pubblicazione su ciclostile. Un cammino da fare assieme. Vi aspettiamo
