Come una mongolfiera – quando i ragazzi salvano la scuola, di Pasquale Lubrano Lavadera (Editrice IOD), è un romanzo pedagogico che mi ha coinvolto per molte ragioni.
In primo luogo l’argomento: la funzione della scuola in cui centrale diviene quella che Flaubert chiama nel suo romanzo L’educazione sentimentale che, trasportata al giorno d’oggi e riferita all’ambito scolastico, nel romanzo assume, al contrario di quanto succede al Moreau di Flaubert , una valenza collettiva e positiva.
Tradotta in termini attuali e riferita ad una scuola che si trova nel contesto urbano di una periferia metropolitana in cui le relazioni umane sono molto tese e difficili, la flaubertiana educazione sentimentale si trasforma in una educazione alle relazioni, che cambia sostanzialmente in modo positivo le relazioni scolastiche tra studenti e professori.
Come una mongolfiera, infatti, contrariamente al romanzo di Flaubert, è un convinto invito al corpo insegnante a porre al centro della funzione educativa lo sviluppo della capacità degli studenti di relazionarsi positivamente tra loro e con il corpo insegnante stesso, per poi trasferire tale capacità nella vita futura, rendendoli davvero partecipi e protagonisti della vita sociale.
Inoltre, nella storia narrata la centralità del rapporto docente/discente assume la fattispecie di un rapporto intergenerazionale che tende a superare le fratture prodottesi con l’industrializzazione, fondamentale, soprattutto oggi, con la rapida evoluzione delle tecnologie che crea ulteriori fratture ed evidenti gap comunicativi. Questo rapporto non va inteso come un rapporto gerarchico, asimmetrico, in cui chi sa infonde il sapere in chi non sa, ma un rapporto orizzontale basata sull’ascolto e sulla valorizzazione/comprensione dei vissuti dei ragazzi da parte degli insegnanti.
Che l’intento fosse pedagogico e che a muovere l’autore fosse stata la circostanza di aver praticato l’insegnamento e aver vissuto in prima persona le dinamiche conflittuali che vengono narrate, lo dimostra la citazione delle figure di grandi educatori: Don Milani e lo psico-pedagogo spagnolo Robert Roche con la sua teoria del “prosociale” che dà molto valore al contesto umano e ambientale in cui vivono gli studenti.
Di grande rilievo, poi, l’interiorità della persona, l’aiuto degli insegnanti-educatori a scoprire e ad assecondare i propri talenti, a vedere positivamente il futuro, a vivere con pienezza e consapevolezza la propria vita e a valorizzare se stessi e gli altri.
Emerge in maniera esplicita il modo socratico in cui è condotta la narrazione. Non a caso, centrale è il dialogo tra tutte le figure coinvolte nella vicenda. Dialogo che è prima di tutto capacità di ascolto e, a seguire, una interazione dialettica positiva. Una capacità di ascolto e di interazione positiva che è la chiave con la quale il professore Amadei entra in sintonia con i cinque ragazzi protagonisti e avvia la pacificazione.
Dialogo che per tanti è lo strumento principe per realizzare la fraternità pensata come relazione profonda e pienamente appagante umanamente; dialogo che è lo strumento principe per superare le molte barriere poste dalle convenzioni sociali, dalle mentalità e dalle culture stesse da cui queste ultime hanno origine e per accogliere a braccia aperte i nostri simili.
Infine la metafora della mongolfiera multicolore è l’invito per chi legge a librarsi in volo superando le pulsioni istintuali aggressive, praticando il rispetto delle diversità, la comprensione, la solidarietà, l’aiuto reciproco, presupposti indispensabili per una cultura della pace.
S’intravede tra le righe della storia la preoccupazione dell’autore di dimostrare che quanto racconta e auspica non sia l’espressione di una idealità che non può trovare riscontro nella realtà.
Pertanto egli dedica il libro all’insegnante Basilio Ioppolo della scuola milanese in cui è stata predisposta davvero l’aula iperbarica che è stata realizzata davvero, dove gli studenti possono “riacclimatarsi” prima di entrare o rientrare in aula. Pone in appendice del libro due interviste che raccontano quanto avviene oggi nel liceo classico Dante Alighieri di Ravenna che l’autore ha visitato personalmente, dove è stata concretamente avviata una sperimentazione didattica che va nella direzione proposta dalla vicenda.
Un romanzo, quindi, socialmente impegnato, un invito a fare il possibile per migliorare le relazioni umane, che va in una direzione totalmente opposta alle dinamiche sociali , economiche e politiche attuali che pongono al centro l’individuo al posto della persona, il conflitto e la competitività tra i singoli al posto di modalità comunicati che promuovano rapporti distensivi, il successo personale rispetto alla costruzione di una società più giusta, il benessere materiale rispetto a quello spirituale e dell’anima .