È tempo di esami, di verifiche, di bilanci lavorativi prima delle agognate vacanze estive. Alcuni di questi passaggi possono portare con sé un grosso carico di stress perché in queste prove può essere messo in discussione il proprio senso di validità. Un costrutto psicologico molto utile per riuscire ad affrontare i necessari e spesso inevitabili esami che, nella vita, come qualcuno diceva, “non finiscono mai” è il costrutto del locus of control. Il locus of control fu ideato da Rotter , uno psicologo statunitense, che lo definì un costrutto caratterizzato da due poli: interiorità ed esteriorità, posti lungo un continuum. Ad un polo, quello del locus of control interno, si dispongono coloro che attribuiscono i risultati ottenuti alle proprie capacità. All’altro polo, quello del locus of control esterno, si dispongono coloro che attribuiscono i risultati delle proprie azioni a circostanze esterne e incontrollabili.
Assumere un locus of control esterno o interno ha conseguenze non solo sul proprio modo di guardare alla vita, ma anche sull’attivare o meno determinate strategie e comportamenti. Infatti, chi lo possiede orientato all’interno fa affidamento sulle proprie competenze, crede che ogni azione abbia delle conseguenze e che è necessario esercitare un controllo rigoroso su ciò che si fa. Non teme la fatica, ma crede che per ottenere i risultati desiderati si debba puntare su sforzo e sacrificio. Pertanto, se deve preparare un esame studierà con impegno e, se l’esame andrà bene, si dirà: «Ho fatto del mio meglio ed ho ottenuto un buon risultato». Ma, se l’esame dovesse andar male, si dirà ugualmente: «Evidentemente non ho studiato così bene da superarlo, posso fare di meglio».
Chi lo possiede orientato all’esterno, invece, ritiene che le conseguenze di alcune azioni siano dovute a circostanze esterne, per questo pensa che le cose che accadono nella vita siano fuori dal proprio controllo e che le azioni messe in atto siano solo il risultato di fattori non gestibili, come la fortuna. Queste persone tendono a dare la colpa al destino o agli altri, piuttosto che a loro stessi, per i risultati ottenuti. Perciò, rispetto ad un esame andato male potrebbero commentare: «Sono stato sfortunato, ho avuto domande troppo difficili!» ma ugualmente se superano l’esame potrebbero dirsi: «Sono stato fortunato, il professore è stato buono con me!».
La psicologia ci insegna inoltre che lo sviluppo del locus of control è notevolmente influenzato dallo stile familiare: molte persone che lo presentano interno sono cresciute in famiglie che davano grande attenzione all’impegno, alla responsabilità e alla costanza nel raggiungere un obiettivo. Viceversa, è più probabile che chi lo ha esterno, provenga da famiglie che esercitavano un basso controllo e non consideravano centrale l’assunzione di responsabilità. Chiaramente le cose col tempo cambiano e avere un locus of control interno o esterno non equivale ad un’attitudine definitiva e immutabile!
Va ricordato anche che il locus of control influenza la fiducia nel poter raggiungere un risultato desiderato e di conseguenza ha un impatto anche sull’autostima delle persone. Per esempio, la persona con un locus of control interno troppo forte, se fallisce, potrebbe avere un doloroso senso di colpa e attribuire solo a sé la responsabilità di un suo eventuale fallimento. Invece, all’altro estremo, se è troppo forte il locus of control esterno, si potrebbe andare incontro ad un processo di deresponsabilizzazione rispetto alle circostanze della vita. L’ideale sarebbe riuscire a non assolutizzare nessuno dei due. Infatti, se è vero che assumere un locus of control interno produce uno stile di comportamenti orientati al raggiungimento degli obiettivi, è altrettanto vero che avere un locus of control esterno aiuta nei fallimenti a minimizzare il proprio ruolo e la propria responsabilità nel verificarsi di eventi negativi riducendo il senso di colpa.
