«Molti anni fa, partecipai assieme a mio marito e a molti amici a un evento per la famiglia chiamato Family Fest. Ricordo che intervenne Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari e promotrice del dialogo a tutti i livelli. Dopo un’analisi obiettiva dei mali che affliggevano la famiglia, disse una frase che mi rimase fortemente impressa: “Non possiamo non amare il tempo in cui viviamo…”. Poi, indicò quali potevano essere i rimedi. Quella frase, in seguito, riaffiorò in me molte volte e mi fece fare una sterzata quando avevo voglia solo di arrabbiarmi per qualche ingiustizia che vedevo in famiglia come al lavoro o in altri ambiti».
Nell’Inserto educatori inserito nel numero di giugno del giornalino Big Bambini in gamba, Marina Zornada, dell’Associazione Famiglie Nuove del Friuli Venezia Giulia, affronta il tema della collaborazione in famiglia. Il suo è uno degli approfondimenti inseriti in questo Inserto realizzato con il contributo della Fondazione Vincenzo Casillo, insieme agli articoli di Mariano Iavarone, psicologo e sociologo, Patrizia Bertoncello, insegnante e formatrice, ed Ezio Aceti, psicologo dell’età evolutiva.
Zornada scrive: «Risentivo in cuore: amare il tempo in cui viviamo, e mi fermavo a riflettere e a cercare di capire se ci fosse qualche segno positivo in ciò che mi era accaduto. A volte lo trovavo e, pian piano, cercavo di fare leva su quello per ricucire qualche rapporto».
In un mondo che oggi sembra segnato da guerre e violenza, aggiunge, «a volte sembra davvero difficile trasmettere ai bambini e ai ragazzi valori come l’altruismo, la solidarietà, il disinteresse e la collaborazione. Amare questo tempo in cui vivo, per me significa cercare di fare rete, mettermi insieme ad altri amici e amiche e scoprire che insieme possiamo essere una forza e non arrenderci. Nella mia città, ad esempio, ho conosciuto famiglie che si sono alleate per aiutarsi a far capire ai ragazzi l’uso responsabile del cellulare e la possibile rinuncia fino ai 13 anni. Hanno organizzato passatempi alternativi: sfide ai giochi da tavolo, gite ricreative o culturali in gruppo, serate per vedere film insieme. Dopo qualche inevitabile protesta, i ragazzi hanno accettato la sfida e sono diventati quasi orgogliosi della scelta».
La famiglia, aggiunge Zornada, è il luogo dove più spesso abbiamo l’opportunità di collaborare: «Ricordo, ad esempio, quando avevamo i bambini piccoli. A volte mi svegliavo la mattina soddisfatta perché quella notte nessuno si era svegliato, salvo scoprire poco dopo che mio marito si era alzato tre volte senza chiamarmi per lasciarmi dormire. Poi, quando i bimbi sono un po’ cresciuti, al mattino prima di uscire per la scuola e il lavoro, la sorella più esperta, pur essendo più piccola, aiutava la maggiore a pettinarsi e a fare le trecce e invece la sera, mentre noi riordinavamo la cucina, la più grande aiutava il fratellino a mettersi il pigiama, perché così rimaneva il tempo per stare un po’ insieme a leggere una storia o a raccontarsi come era andata la giornata o, perché no, anche per delle semplici preghiere spontanee insieme».
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