Può la fede di un uomo limpido muovere così tanta energia da trapassare gli anni e parlare con forza agli uomini di oggi? La risposta sembra essere “sì”, se un diario scritto a partire da 1940 e pubblicato nel 2000 ha dato origine a uno spettacolo teatrale che ha da poco debuttato e che promette di girare ancora a lungo per trasmettere il messaggio del suo estensore. Di cosa si tratta?
Nel 1939 l’ex maestro elementare Fortunato Favai si trova a gestire un’osteria a Livinallongo del Col di Lana, paese ladino in provincia di Belluno. Il 26 ottobre di quell’anno lui e i suoi concittadini sono venuti a conoscenza della pubblicazione del cosiddetto Decreto delle Opzioni nel quale i due dittatori del momento, Hilter e Mussolini, esprimono la volontà di mettere ordine tra le popolazioni di confine, a modo loro: le “etnie”, come si dice adesso, devono essere separate.
Un quotidiano dell’epoca riporta: «Entro il 31 dicembre tutti i nativi e originari dell’Alto Adige dovranno, in modo inequivocabile ed irrevocabile, decidersi secondo libera coscienza se rimanere italiani, fratelli fra fratelli con gli altri cittadini del Regno, o diventare cittadini germanici per intimi radicati sentimenti ed emigrare conseguentemente in Germania, ove troveranno tutti insieme pieno riconoscimento morale e degna e conveniente sistemazione economica».

Fortunato Favai, in piedi, con la famiglia. Foto concessa dall’archivio privato di Luciana Palla.jpg
In pratica, nel giro di due mesi, la popolazione deve scegliere se emigrare, cambiare casa, trasferirsi in Germania oppure restare in Italia, abiurando però la propria identità ladina, la propria lingua, le proprie antiche tradizioni. Rendendosi conto dell’eccezionalità di quanto sta avvenendo Fortunato Favai decide di scrivere un diario, documentando quanto sa e ascolta dietro il bancone della sua osteria, con il dichiarato intento di mandare un messaggio ai posteri, cioè proprio a noi.
Per conoscere a fondo questa storia, ovvero la reazione degli abitanti, le spinte contraddittorie, i pensieri, le motivazioni, le speranze alimentate dalla feroce propaganda, suggeriamo la lettura del libro Opzioni guerra e resistenza nelle valli ladine, Il diario di Fortunato Favai, Livinallongo (1939-1945), ove il testo del diario del maestro Favai è introdotto da un avvincente saggio della bravissima storica Luciana Palla, che attorno alla fine del secolo scorso si prese la briga di raccogliere molte preziose interviste a testimoni dei fatti narrati.
Perché però noi ne parliamo ora? Perché dall’anno della pubblicazione del diario molte cose sono cambiate: nel 2000 l’Europa unita sembrava ad un passo dall’essere del tutto realizzata, il muro di Berlino era caduto da poco e con un futuro di pace che si apriva all’orizzonte sembrava grottesco che qualcuno avesse voglia di erigere barriere invece di farle cadere. Ora siamo nel 2026 e purtroppo, per quanto surreale possa sembrare, alcuni aspetti di quella vecchia storia sono tornati di attualità.
È quindi adesso che la voce del maestro Fortunato Favai si erge forte. La sua è una voce dolente, ma mai accusatoria. Cerca di restare imparziale, onesta, equilibrata nel raccontare gli eventi (le illusioni della propaganda, la spaccatura che si fece strada in una comunità fino ad allora coesa e solidale, lo scoppio della guerra, l’annessione al Reich e finalmente la caduta dagli occhi dei concittadini di quella che Fortunato definisce “la benda suggestionatrice”) e resta limpida e penetrante anche quando indica a noi oggi una via per attraversare con lungimiranza e coraggio tempi impegnativi, affinché la storia non si ripeta.
Lo spettacolo teatrale L’Opzione, scritto e interpretato da Francesca Satta Flores e Stefania Bogo, andrà di nuovo in scena a giugno: a Bolzano il 26, a Livinallongo il 27 e a Cuneo il 29. Il punto di partenza scelto per la scrittura del testo è ancora il presente: protagonista dello spettacolo è un’indaffarata giornalista proveniente da Roma capitata, per caso o per destino, in un ambiente alpino a lei del tutto estraneo. Alcuni aspetti misteriosi e affascinanti, l’incontro con questa storia quasi dimenticata la catturano a poco a poco, riuscendo a trasportarla gradualmente verso un’inaspettata intimità: a volte lasciare i propri pregiudizi, entrare nei particolari della realtà, permette di non cedere alla lusinga di frettolose soluzioni, ritrovandosi in cambio, però, più integri e più veri.