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Persona e famiglia > Noi due

L’ansia globale e l’aumento della rabbia nella coppia

di Dorotea Piombo

- Fonte: Città Nuova

La vita digitale e le tensioni globali influenzano il nostro equilibrio emotivo. La coppia diventa così il luogo dove si scaricano le ansie del mondo esterno

Coppia al cellulare. Foto di Roman Odintsov da Pexels.

Vi siete mai chiesti perché, dopo aver letto le notifiche e le notizie sul vostro smartphone, il respiro si fa improvvisamente più corto e il vostro partner sembra distante anni luce? Quante volte una banale discussione su chi debba caricare la lavastoviglie o portare fuori la spazzatura si trasforma in un campo di battaglia, nascondendo una tensione che non c’entra nulla con i piatti sporchi o le faccende domestiche? Siete sicuri che quel senso di pesantezza o di nervosismo che portate a casa ogni sera sia da attribuire esclusivamente alla vostra relazione di coppia? E se, invece, foste le vittime inconsapevoli di una forte interferenza esterna?

Viviamo immersi, purtroppo, in un rumore di fondo costante, una sorta di brusio ansiogeno che sembra non spegnersi mai. Crisi economica, instabilità lavorativa, tensioni internazionali, notizie allarmanti sul cambiamento climatico e un forte senso di incertezza generale verso il futuro: tutto questo può generare un po’ di confusione emotiva. Nella vita di tutti i giorni, lo sfondo della società ci può invadere e travolgere, offuscando la nostra serenità. A volte, quando l’ambiente che ci circonda diventa caotico, instabile e minaccioso, facciamo una fatica immensa a mettere a fuoco la figura principale del nostro presente, ovvero la persona che amiamo e che si trova proprio lì davanti a noi. L’ansia globale, quella che respiriamo per strada, nel traffico e nei luoghi di lavoro, potrebbe scivolare subdolamente sotto la porta di casa, sedendosi sul divano insieme a noi. Così, invece di essere un rifugio sicuro e protettivo, la relazione, a volte, si trasforma in un contenitore in cui riversiamo le paure che non riusciamo a gestire all’esterno. Spesso smettiamo di ascoltarci e di vederci per quello che siamo e vediamo soltanto la nostra enorme paura riflessa nello sguardo dell’altro.

Per comprendere meglio questa dinamica così diffusa, pensiamo alla storia di Chloe e Liam. Loro sono una coppia solida, si amano e stanno insieme da circa 7 anni. Lui lavora come impiegato di una grande azienda, lei è un’insegnante di una scuola primaria. Fino a poco tempo fa, la loro casa era un nido sereno, un luogo di pace. Negli ultimi mesi, però, il continuo aumento del costo della vita, le bollette sempre più care e le voci incessanti su possibili ridimensionamenti aziendali hanno innescato in Liam una forte ansia silenziosa. Invece di parlarne apertamente, Liam si chiude in sé stesso, creando un muro. Torna a casa la sera, saluta con un cenno e si butta sul divano, scorrendo in modo compulsivo e alienante i social media sul suo telefono, cercando notizie che possano dargli un’illusione di controllo sulla realtà.

Chloe, d’altro canto, è una donna sensibile che assorbe come una spugna ciò che arriva dal mondo esterno; si sente esclusa, respinta e spaventata dal muro di silenzio eretto dal compagno ed entra in uno stato di profondo allarme emotivo. Una sera, di fronte all’ennesima risposta a monosillabi, Chloe esplode in un pianto di rabbia: «Non mi ascolti mai, sei sempre assente, di me non ti importa più niente!». Liam scatta in piedi e risponde con altrettanto furore, rinfacciandole di non comprendere la sua enorme stanchezza mentale e le pressioni che subisce al lavoro. In quel preciso istante, Chloe e Liam non stanno litigando per una reale mancanza di affetto o per una crisi di coppia. Stanno combattendo da soli contro un nemico invisibile: l’incertezza del domani che ha preso il sopravvento sul loro momento presente, rubando spazio vitale al loro “qui e ora”. L’ansia ha confuso i loro confini relazionali: non sanno più dove finisce la paura minacciosa del mondo esterno e dove inizia il loro prezioso legame.

Ecco alcune strategie pratiche, pensate in ottica di benessere condiviso, per proteggere lo spazio relazionale, dedicate a chiunque desideri tornare a respirare insieme.

  • Creare una “zona di decompressione” consapevole: prima di entrare in contatto con il partner al rientro a casa, prendetevi un momento esclusivo per voi stessi, in modo da lasciare le difficoltà della giornata fuori dalla porta. Possono bastare 10 minuti di silenzio assoluto in automobile, una doccia calda per lavare via la tensione accumulata, o anche solo qualche respiro profondo a occhi chiusi. Tutto ciò può aiutare a delineare cosa appartiene al mondo esterno e cosa, invece, ha il permesso di entrare nello spazio intimo della coppia.
  • Abbassare il volume delle interferenze esterne: provate a limitare il consumo di telegiornali, notifiche ansiogene e dibattiti sui social media durante le ore serali e notturne. Meno rumore esterno lasciate entrare in casa, più diventerà facile e naturale ascoltare la voce del partner nel momento presente.
  • Riconoscere e nominare ad alta voce ciò che vi fa soffrire: quando sentite che sta per arrivare una lite improvvisa per motivi apparentemente futili, fate un respiro e un passo indietro. Fermatevi e chiedetevi con onestà: «Siamo davvero arrabbiati per qualcosa che ci siamo fatti, oppure siamo solo sfiniti e spaventati da qualcosa che ci sta succedendo fuori?».
  • Ritrovare il contatto autentico attraverso il corpo: provate a tornare alla saggezza della dimensione fisica, radicandovi nel momento presente. Un abbraccio prolungato, il tenersi per mano sul divano, il guardarsi negli occhi senza schermi, cellulari o distrazioni di mezzo. Ricordatevi che la presenza fisica, pelle contro pelle, invia al nostro sistema nervoso un segnale di calma e sicurezza.
  • Sostituire il giudizio tagliente con la curiosità affettuosa: quando il partner vi appare nervoso, distante o sfuggente, invece di emettere sentenze dolorose come «sei sempre il solito musone» o «non si può mai parlare con te», provate a invertire completamente l’approccio. Provate a chiedere: «Cosa ti preoccupa davvero in questo momento? Come posso starti vicino e alleggerire il tuo carico?».

Fare squadra, in definitiva, non significa affatto avere la presunzione di aggiustare tutti i guasti del mondo moderno, né pretendere di avere sempre tutte le risposte pronte per scacciare la paura. Significa impegnarsi a costruire, giorno dopo giorno, una scialuppa solida e resistente alle intemperie. In fondo, la vera maestria di un legame maturo e duraturo si misura non nella capacità di evitare le tempeste, ma nella scelta consapevole di restare uniti guardando con fiducia al futuro, proprio come ci ricorda lo scrittore Antoine de Saint-Exupéry: «Amare non significa guardarsi l’un l’altro, ma guardare insieme nella stessa direzione».

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