Immagina un computer che batte il campione di scacchi Kasparov, consumando però 100 volte l’energia del cervello umano del suo avversario. Oppure un supercomputer come El Capitan (il più potente al mondo oggi, maggio 2026) che consuma 30 milioni di Watt, come la città di Rimini in un giorno. Sono dati reali che fanno pensare, riportati da Paul O’Callaghan, ingegnere e teologo.
Il 18 maggio, in Vaticano, è stato presentato, infatti, un nuovo Osservatorio promosso dalla Pontificia Accademia di Teologia – PATH sul contributo all’ambiente delle tecnologie digitali proponendo non solo regole tecniche, ma una vera e propria “visione dell’uomo”.
Il vescovo mons. Antonio Staglianò è stato chiaro: «Non bastano codici etici per l’IA. Senza un’antropologia solida, cioè senza capire chi è l’uomo, l’etica diventa un regolamento freddo, manipolabile dai giganti del web». La strada è un’altra: riscoprire che ogni persona ha una dignità unica, creata a immagine di Dio, e da lì guidare la tecnologia verso il bene.
Anche Giuseppe Marco Salvati, presidente dell’Osservatorio, aggiunge: «L’essere umano è chiamato a essere costruttore di pace e rispetto per tutte le creature. Questo è il cuore dell’insegnamento della Chiesa».
E proprio il 25 maggio uscirà la prima enciclica di papa Leone, intitolata Magnifica humanitas, che metterà al centro la persona nell’era dell’intelligenza artificiale.
Ma l’ambiente? Maria Siclari, presidente del Consiglio di Alti Studi PATH e direttrice generale ISPRA, spiega che il digitale ha un doppio volto: da un lato consuma energia, acqua, suolo e materie prime; dall’altro può migliorare il monitoraggio ambientale con sensori, dati in tempo reale e modelli previsionali. La sfida è fare in modo che la transizione digitale sia compatibile con quella ecologica, senza scaricare i costi su comunità e territorio.
Parole forti arrivano da Daniela Alba (Colombia, segretariato di Giustizia Sociale ed Ecologia dei Gesuiti): «Le tecnologie digitali aumentano la corsa a materie prime ed energia. Non possiamo dimenticare i più fragili: indigeni, contadini, comunità pastorali».
Maria Vittoria Trussoni (NTT DATA) chiarisce un punto essenziale: «La tecnologia non è neutra. È un potente abilitatore. L’innovazione vera nasce quando il digitale è pensato da subito per essere sostenibile, a servizio del creato e di una società più armonica».
Infine, Carlo Simeone, segretario del Consiglio di Alti Studi PATH, annuncia i prossimi passi: «Vogliamo costruire ponti tra chi produce e chi usa la tecnologia. L’ambiente non è solo terra, acqua, aria, ma anche cultura e relazioni umane, oggi profondamente condizionate dal digitale».
Un campo tutto da approfondire che dovrà confrontarsi anche con l’ambito educativo per favorire nelle nuove generazioni una rinnovata coscienza di quel microcosmo che è l’essere umano e della meraviglia del nostro cervello così piccolo (pensiamo agli spazi sottratti ai terreni agricoli dai data center), così sostenibile (consumo minimo di energia rispetto ai computer) e in cui è possibile una operazione continua di riflessione del sistema su sé stesso, che gli dà la percezione della verità.
Nel libro L’avvenire migliore del passato (Citta Nuova, 1992) lo scienziato Piero Pasolini asserisce che «per via di logica cibernetica, si arriva a dimostrare l’impossibilità che emerga spontaneamente in un cervello elettronico qualcosa di analogo alla mente umana».
Qualcosa di assoluto è entrato nella mente umana come “informazione” base e se anche la logica cibernetica arriva a vedere la probabile necessità di un fatto trascendente perché emerga qualcosa di simile alla mente umana, tanto più la teologia, sulla base della rivelazione, può esprimersi a riguardo. Per questo l’Osservatorio – come ha affermato il vescovo Staglianò – è una prima opportunità perché la teologia torni a confrontarsi con tutti i saperi in uno spazio pubblico.
Il prossimo appuntamento sarà ad ottobre con un Forum di due giorni per fare il punto sul lavoro di Accademia, Osservatorio e Consiglio. Con un obiettivo chiaro: ricordare che, senza un’idea vera dell’uomo, nemmeno la migliore intelligenza artificiale avrà un futuro.
