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Ambiente > Ambiente

Ecogiustizia subito, ultima tappa in Friuli Venezia Giulia

a cura di Chiara Andreola

- Fonte: Città Nuova

La campagna promossa da Acli, Agesci, Arci, Azione Cattolica, Legambiente e Libera per chiedere la bonifica delle aree inquinate si chiude il 14 maggio a Torviscosa (Udine)

Una veduta di una parte dell’impianto soda-cloro della Caffaro di Torviscosa (Udine), azienda responsabile, secondo i Nuclei operativi ecologici dei Carabinieri di Treviso, dell’inquinamento da mercurio delle acque del canale Banduzzi e della vicina laguna di Grado e Marano. LANCIA – ANSA – KRZ

La campagna nazionale “Ecogiustizia Subito: in nome del popolo inquinato”, promossa da Acli, Agesci, Arci, Azione Cattolica, Legambiente e Libera per riportare in primo piano il tema delle mancate bonifiche in Italia con dati e proposte, fa la sesta tappa della sua seconda edizione a Torviscosa, in provincia di Udine, giovedì 14 maggio 2026; con l’obiettivo di chiedere impegni concreti e tempi certi per la bonifica del Sito di interesse nazionale (SIN) “Caffaro di Torviscosa”, dando piena affermazione al diritto alla salute, alla giustizia ambientale e al principio “chi inquina paga”.

Per capire le ragioni della scelta di questo luogo bisogna fare un passo indietro e capirne la storia, poco nota ma decisamente interessante. L’attuale agglomerato urbano è infatti nato “a tavolino” attorno ad un piccolo nucleo abitativo chiamato Torre di Zuino (e infatti in friulano la cittadina è ancora chiamata Tor di Zuin) ai tempi delle grandi bonifiche agrarie promosse dal regime fascista. Lì la SNIA Viscosa, nata come azienda di trasporti e poi diventata industria chimica, iniziò ad acquistare terreni per quello che era uno dei grandi progetti autarchici del regime: la produzione nazionale di fibre tessili – viscosa, appunto – a partire dalla cellulosa ricavata dalla arundo donax, comunemente conosciuta con il nome di canna gentile. Nel 1938 venne così inaugurato, alla presenza dello stesso Benito Mussolini, lo stabilimento produttivo. Da lì all’inizio degli anni Sessanta, e persino durante la guerra, la città andò ingrandendosi con la costruzione di residenze per gli operai e le loro famiglie, scuole, teatri ed altro ancora; passando da meno di 2000 abitanti dell’inizio degli anni Trenta ad oltre 4000. Negli anni Cinquanta vennero inaugurato l’impianto cloro-soda e una centrale elettrica a carbone (oggi convertita a gas naturale), rendendo Torviscosa uno dei principali poli chimici italiani. Nel tempo, tuttavia, le lavorazioni più pesanti e inquinanti vennero gradualmente dismesse.

Tralasciando le vicende societarie successive che hanno coinvolto la SNIA con diverse ristrutturazioni aziendali e passaggi di mano, fino all’acquisto da parte di Caffaro nel 2021, l’eredità che il periodo d’oro dell’industria chimica ha lasciato a Torviscosa e ai dintorni è però pesante: è stato infatti identificato un sito di interesse nazionale di circa 11.000 ettari (tra terra e mare) in cui è necessario procedere alla bonifica di svariati inquinanti legati agli scarichi delle industrie, come mercurio, diossine e svariati metalli pesanti, che hanno contaminato l’acqua e il suolo della laguna. Per quanto sia stato approvato nel 2020 un accordo di programma per la bonifica, questo non è ad oggi stato portato a termine: di qui l’inclusione del sito nella campagna “Ecogiustizia subito”.

Locandina dell’iniziativa “Ecogiustizia subito” (foto ufficio stampa Legambiente)

Appuntamento quindi giovedì 14 maggio alle 11 con il flash mob “Ecogiustizia subito!”, che si terrà a Torviscosa in Piazzale Franco Marinotti. A partire dalle ore 18, presso il centro civico della vicina Cervignano del Friuli (via Trieste, 35), l’iniziativa proseguirà con un’assemblea pubblica per discutere sullo stato della bonifica del SIN friulano. Al termine dell’incontro verrà anche firmato il “Patto di Comunità”, con le proposte e le azioni prioritarie d’intervento per la messa in sicurezza e la transizione ecologica del territorio.

La seconda edizione di “Ecogiustizia subito, in nome del popolo inquinato” ha iniziato il suo viaggio per chiedere giustizia ambientale e sociale nei Siti di interesse nazionale (S.I.N.) in attesa di bonifica lo scorso 26 novembre a Piombino (Toscana), proseguendo il 21 gennaio presso l’Area industriale di Tito (Basilicata), il 24 febbraio presso Sulcis-Iglesiente-Guspinese (Sardegna), l’11 marzo presso il SIN Terni-Papigno (Umbria), il 15 aprile nel Bacino del fiume Sacco (Lazio), e terminando con l’ultima tappa del 14 maggio in Friuli Venezia Giulia.

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