Siamo ormai nella stagione delle piogge: al momento a Bangkok ci sono 33 gradi con un’umidità del 65%: qualche minuto fa solo facendo un semplice lavoretto di casa ero già inzuppato di sudore. Una settimana fa eravamo a circa 36-38 gradi e a volte sembrava di cuocere a vapore! In questo clima, è di grande aiuto la filosofia locale, quella thai: “mantieni il tuo cuore al fresco”, e “non litigare con nessuno, perchè altrimenti avrai ancora più caldo”. Pertanto, nei miei “giri” in bicicletta, lascio passare tutti, evito i motorini e chi viene contromano che quasi mi ammazza: “andate andate”, dico dentro me, “io ho più ragioni per vivere in pace che per litigare”.
È questa, terra-terra, la filosofia di questa parte asiatica del mondo: “Tutto passa, tutto è impermanente, lascialo cadere a terra”. Un altro caposaldo della cultura thai è la mediazione, il compromesso, la diplomazia: ed è per questo che non si capisce (ma c’è anche chi è in grado di farlo) la non cooperazione diplomatica per risolvere i conflitti del Medio Oriente. Soprattutto il falso e l’arroganza posti come parametro per non trovare una vera soluzione duratura e per lo sviluppo di tutti. Questo sconcerta la gente comune di qui, e forse non solo quelli di queste parti ma del mondo intero.
I conflitti medio orientali arrivano anche da queste parti, ormai, con migliaia di turisti israeliani che hanno invaso alcune isole del sud come Koh Phangan e Koh Samui; e paesini un tempo tranquilli come Pai, all’estremo nord, oppure la famosa città di Chiang Mai: israeliani spesso alla ricerca, a quanto pare, di prestanome per acquistare case e proprietà. E gli scontri con i locali su questioni di ordine pubblico sono ormai all’ordine del giorno, con un crescente malcontento verso questa invasione per niente silenziosa, e sempre più ingombrante. Pertanto, crescono la preoccupazione e le voci di coloro che chiedono un intervento per ristabilie la legalità e l’ordine pubblico.
Anche la questione fra Thailandia e Cambogia non è completamente risolta: la Thailandia ha conquistato in soli 19 giorni di guerra, nel dicembre dello scorso anno, praticamente quasi tutti i territori che erano stati oggetto di dispute negli ultimi 40 anni. Ed ha anche demarcato le zone storicamente perse durante l’era coloniale francese a favore della Cambogia ed ora riconquistate, segnate addirittura con containers allineati a fare da barriera.
Azioni militari rapide, incredibilmente preparate (pare da decenni) anche nei minimi particolari. La Cambogia ha dovuto confrontarsi con aerei che mai erano stati usati in combattimento da queste parti, come il Saab Jasp 39 Gripen, giusto per fare un esempio: un velivolo svedese di 30 anni fa recuperato chissà dove dai thailandesi. Giorni fa i thailandesi hanno cancellato un trattato marittino con la Cambogia che non ha mai funzionato: così le divergenze di confine sul Golfo di Thailandia rimangono irrisolte e potrebbero essere fonte di futuri scontri. Però è stato deciso che era meglio cancellare un trattato poco chiaro per costringere entrambi le parti ad un nuovo tavolo di discussione.
Il ruolo della Cina in questo conflitto è stato fondamentale, anche se poco se ne parla: Pechino ha di fatto dato via libera al governo thailandese per dare un sferrare un duro colpo ai Centri Scam delle truffe online presenti in Cambogia, organizzati dalla mafia cinese, che Pechino vuole eliminare. Da dicembre 2025 ad oggi, gli arresti in Thailandia e in Cambogia di capimafia cinesi sono notevolmente aumentati, anche con la collaborazione di militari e intelligence statunitensi e inglesi. A dimostrazione che, quando vogliono, i potenti posso fare molto per ristabilie l’ordine pubblico internazionale.
Una nota da rilevare, e di cui in Europa, a quanto mi risulta, non si parla molto, è la cooperazione tra Cina e Pakistan, sia sul piano diplomatico per la risoluzione del conflitto tra Iran e Usa, ma anche per l’importate collaborazione militare tra Pechino e Islamabad. È notizia di questi giorni, confermata da fonti governative di entrambi i Paesi, che ingegneri cinesi sono in Pakistan per assistere l’aviazione pakistana con i nuovi fighter cinesi, i potenti J-10CE, che hanno dato al Pakistan un vantaggio clamoroso nell’ultimo scontro con l’India, svoltosi esattamente un anno fa.
Fin dall’inizio del conflitto, i caccia francesi e russi di cui erano dotati gli indiani sono stati abbattuti o si sono dovuti ritirare per non essere completamente annientati, obbligando New Dehli ad un affrettato accordo di cessate il fuoco dopo soli 4 giorni di scontri. Un fatto nuovo sulla scena degli equilibri nella regione, che ha letteralmente gettato scompiglio negli ambienti militari, che si sono dovuti ricredere riguardo alle capacità delle armi cinesi. Gli indiani stanno evidentemente e frettolosamente riaggiornando il loro arsenale aeronautico.
La Cina è ormai un’importante “presenza” sulla scena internazionale, sia da un punto di vista militare che diplomatico, tanto da mettere in ombra le pretese di leadership vantate fino ad ora dagli Stati Uniti in Asia. Le politiche cinesi di collaborazione economica (basti pensare all’azzeramento dei dazi cinesi in Africa) a livello mondiale, e soprattutto asiatico, offuscano le pretese (e i pochi soldi) degli “occidentali”, nella fattispecie statunitensi, ma non solo. In questa parte del mondo, in Oriente, si preferisce la politica cinese del “win win” (vinciamo insieme), al “I’ am the only winner” (vinco solo io) vantato da altri. Anche perché in Asia non si dimentica, in qualche modo, un altro proverbio cinese che recita: “Sotto il cielo, siamo tutti un’unica famiglia”.