Nell’ultimo decennio, gli scambi commerciali tra Cina e Africa sono letteralmente esplosi, raggiungendo un nuovo massimo storico di 300 miliardi di euro nel 2025.
Nel dicembre 2024, la Cina aveva già implementato una politica di esenzione tariffaria per 33 dei Paesi africani meno sviluppati. Questa politica si estende ora a 53 Paesi e rimarrà in vigore fino al 30 aprile 2028. Cosa accadrà dopo tale data è incerto.
L’eliminazione dei dazi potrebbe incoraggiare la cooperazione transfrontaliera per le esportazioni all’interno dell’Africa. Ciò probabilmente andrà a vantaggio delle economie africane più forti, molto più di quelle più deboli.
Tariffe più basse per le economie africane più sviluppate potrebbero consentire agli imprenditori africani di operare oltre confine e commerciare senza incontrare barriere commerciali a seconda della posizione geografica. Ciò, a sua volta, potrebbe sostenere l’agenda di integrazione commerciale dell’Africa.
L’estensione del regime cinese a tariffa zero potrebbe incrementare le esportazioni agricole africane, il che «contribuirà ad aumentare i redditi rurali, a migliorare la produttività agricola e, in definitiva, a ridurre la fame e la povertà», spiega Lauren Johnston, ricercatrice senior presso l’AustChina Institute di Melbourne. «La Cina si sta posizionando come paladina della liberalizzazione commerciale e come partner economico favorevole per l’Africa, a differenza di Donald Trump e degli Stati Uniti», afferma Johnston. Ad agosto, gli Stati Uniti hanno imposto dazi fino al 30% ad alcuni Paesi africani, sebbene la maggior parte sia ora soggetta a un dazio del 10% dopo che la Corte Suprema statunitense ha annullato molte delle tariffe più alte.
I cinesi vendono agli africani auto elettriche, pannelli solari ed elettrodomestici. Al contrario, l’Africa esporta in Cina prodotti minerari, petrolio greggio, rame, ferro e un’ampia varietà di prodotti agricoli: cacao dalla Costa d’Avorio e dal Ghana, arance e vino rosso dal Sudafrica e peperoncini dal Ruanda.
Pechino si è vantata di essere stata la prima grande economia ad offrire all’Africa un trattamento unilaterale a tariffa zero.
Tuttavia, è chiaramente la Cina a trarre il maggior vantaggio da questo commercio. Lo squilibrio della bilancia commerciale dell’import-export è infatti enorme: quasi 90 miliardi di euro a discapito del continente africano. Osservando quanto accaduto dal 2024, per i 33 Paesi africani più poveri che già beneficiavano della “tariffa zero”, i vantaggi sono rimasti piuttosto limitati. Sebbene il mercato cinese sia indubbiamente vasto, le aziende africane faticano ad affermarsi e non sono sufficientemente competitive rispetto ai loro rivali cinesi. Inoltre, secondo gli africani, il mercato cinese, anche senza tariffe, rimane molto difficile da raggiungere. L’eliminazione delle tariffe per i Paesi africani sembra anche essere uno strumento di influenza che consentirà a Pechino di richiedere un maggior numero di contratti alle aziende cinesi che operano in Africa. Nel 2025, gli scambi commerciali tra Cina e Africa hanno raggiunto i 348 miliardi di dollari, con un incremento del 17,7% rispetto al 2024. Le esportazioni cinesi verso l’Africa hanno dominato i flussi commerciali, raggiungendo i 225 miliardi di dollari, con un aumento del 25,8%. Questa cifra va confrontata con i 123 miliardi di dollari di importazioni dall’Africa, aumentate solo del 5,4%.
Per incentivare gli scambi, la Cina ha anche annunciato l’intenzione di ampliare le proprie misure di facilitazione commerciale, tra cui il potenziamento dei “corridoi verdi” per le importazioni africane.
