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Cultura > Scienza

Artemis II, andata e ritorno dalla Luna

di Pasquale Pellegrini

- Fonte: Città Nuova

Pasquale Pellegrini

La missione spaziale appena compiuta è stata la premessa per la costruzione di una base da cui partire per i viaggi su Marte, che costerà circa 20 miliardi di dollari. La competizione con la Cina è un incentivo a far presto.

Una foto diffusa dalla NASA mostra la navicella spaziale Orion della NASA mentre il team di atterraggio e recupero dell’agenzia, insieme al personale della Marina statunitense, lavora per recuperare la navicella nel bacino di carenaggio della USS John P. Murtha nell’Oceano Pacifico al largo della costa della California, USA, l’11 aprile 2026. La missione, con a bordo gli astronauti della NASA Reid Wiseman (comandante), Victor Glover (pilota), Christina Koch (specialista di missione) e l’astronauta della CSA (Agenzia Spaziale Canadese) Jeremy Hansen (specialista di missione), ha completato un sorvolo della Luna ed è rientrata sulla Terra. EPA/JOEL KOWSKY / NASA / HANDOUT

Era un lontano ricordo l’ammaraggio di una capsula spaziale con equipaggio umano nell’oceano Pacifico. La missione Artemis II, appena conclusa, lo ha risvegliato. Partita alle 0,24 del 2 aprile dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, la missione della Nasa è stata un test per i prossimi viaggi dell’uomo sulla Luna. Artemis II ha validato una serie di aspetti essenziali. Innanzitutto la capacità del sistema di lancio spaziale (SLS) e quella della capsula Orion che ospita l’equipaggio. Per la prima volta una navicella con personale a bordo si è spinta ad una distanza di circa 4600 miglia (7300 chilometri) oltre il lato nascosto della Luna. Gli astronauti hanno potuto osservare quel lato lunare da una distanza ravvicinata come mai negli ultimi 50 anni. Il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione Christina Koch della NASA e Jeremy Hansen dell’Agenzia spaziale canadese hanno testato i sistemi di comunicazione e di navigazione, il rifugio antiradiazioni e le procedure di emergenza.

Nonostante l’uomo sia già stato sulla Luna e abbia acquisito notevoli competenze e conoscenze e vi siano stati immensi progressi tecnologici, le missioni lunari sono sempre complicate. Lo dicono i contrattempi che Artemis II ha subito. Le missioni lunari sono voli che è possibile effettuare solo in particolari momenti. «Le finestre di lancio di Artemis – spiega Patrizia Caraveo, dirigente di ricerca dell’Istituto nazionale di Astrofisica – vengono calcolate sulla base delle posizioni reciproche della Terra e della Luna, della traiettoria che la sonda deve seguire per raggiungerla». Occorre un giusto allineamento affinché la navicella spaziale possa risentire dell’effetto della gravità lunare ed effettuare le manovre intorno alla Luna e riprendere il cammino di ritorno. La missione ha seguito una traiettoria a 8.

Partito da Cape Canaveral e raggiunta l’orbita terrestre bassa, il velivolo ha abbandonato il primo stadio del sistema di lancio. Subito dopo l’Icps (Interim cryogenic propulsion stage) ha portato la capsula nell’orbita terrestre alta, dove è rimasta per 23 ore in rotazione intorno al pianeta. Abbandonato l’Icps è iniziato il viaggio verso la Luna. La navicella Orion si è mossa intorno ad essa in un’orbita definita di ritorno automatico, un’orbita che permette di ritornare sulla Terra senza l’ausilio dei motori. «Una scelta – aggiunge Patrizia Caraveo – che è il segno del nuovo approccio prudente della NASA che non è più disposta a prendere i rischi che avevano caratterizzato il programma Apollo». Ad accogliere Orion è stato l’oceano Pacifico.

Il programma Artemis è frutto di una collaborazione internazionale in cui l’Europa gioca un ruolo di primo piano. Il modulo di servizio di Orion (Esm – Europen service module) è fornito dall’Agenzia spaziale europea. Esm assicura alla capsula spaziale i sistemi di supporto vitale (acqua, ossigeno…), il controllo termico, per le oscillazioni di temperatura nello spazio profondo, l’energia e la propulsione per il controllo della rotta e della posizione. L’Europen service module dispone di tecnologie innovative per la comunicazione laser ad alta velocità. Gli astronauti si sono cimentati anche con il pilotaggio manuale di Orion. L’Italia ha contribuito con la Thales Alenia Space alla progettazione delle strutture primarie e secondarie di Esm. In particolare italiani sono i pannelli fotovoltaici che assicurano energia. Il Centro spaziale del Fucino, in Abruzzo, poi è stato il riferimento principale delle comunicazioni e del tracciamento costante della posizione di Orion.

La gara tra Usa e Cina per la colonizzazione della Luna è iniziata da tempo. L’obiettivo è la costruzione di una base lunare punto di partenza per i viaggi su Marte. Entro il 2028 il programma Artemis prevede di portare, in maniera affidabile, l’uomo sulla luna e, subito dopo, dal 2029 al 2031, la costruzione vera e propria della base. L’esplorazione di lunga durata è prevista a partire dal 2032.

Tutto ciò pone, da un lato, la ricerca dell’acqua, che sembra essere presente al Polo sud lunare, e la conoscenza geologica approfondita del suolo lunare per i minerali utili, dall’altro, la questione dei costi. Attualmente il solo sistema di lancio SLS ha un costo di 4,2 miliardi di dollari a fondo perduto. Nulla è recuperabile del lanciatore dopo lo sgancio e l’abbandono in oceano. Per la costruzione della base la stima è di circa 20 miliardi di dollari. La competizione con la Cina è un incentivo a far presto. Trump ha, infatti, emanato, lo scorso dicembre, un ordine esecutivo, l’Ensuring American Space Superiority, dettando le tempistiche. Sul versante cinese si nega la competizione. «L’Agenzia spaziale cinese per i voli con equipaggio (CMSA) ha ripetutamente negato qualsiasi rivalità con gli Stati Uniti paragonabile alla corsa alla Luna degli anni ’60 − ha scritto Ned Potter sulla rivista tecnologica IEEE Spectrum −. Ma passo dopo passo, un elemento alla volta, nell’arco di decenni, ha costruito un programma spaziale umano con obiettivi che includono l’atterraggio di astronauti sulla Luna entro il 2030 e la creazione di una base lunare negli anni successivi». La determinazione cinese non può essere sottovalutata.

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