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In profondità > 70 anni di città nuova

Pedagogia nuova per l’era spaziale

a cura di Roberto Di Pietro

- Fonte: Città Nuova

Roberto Di Pietro

Questa nuova rubrica celebra i 70 anni della rivista Città Nuova con una selezione di articoli pubblicati sui primi numeri. Iniziamo dal numero 12 del 1957 (Anno 1). Il 3 novembre 1957 veniva lanciato in orbita lo Sputnik 2, prima navicella spaziale con a bordo la cagnetta Laika. L’invio di un essere vivente nello spazio fu avvertito come un evento rivoluzionario. Spartaco Lucarini, allora direttore responsabile di Città Nuova, rifletteva sul suo ruolo di padre e di educatore in un mondo che cambia e va avanti incalzato da nuove scommesse della tecnica e della scienza. Più che attuale oggi che Artemis II sta girando attorno alla Luna

Una copia del primo (a destra) e del secondo (a sinistra) satellite russo lanciato in orbita, lo Sputnik I e II. Foto Ansa/EPA/SERGEI CHIRIKOV

Tra i  numerosi commenti che in ogni parte si sono fatti sulla straordinaria avventura dei due Sputnik sovietici, credo sia sfuggita all’osservazione generale l’importanza che tale avvenimento riveste per la formazione pedagogica. Non me ne sarei accorto neppure io, se non ne avessi dovuto parlare coi miei ragazzi. Ho raccontato loro di una cagnetta, chiusa in una piccola prigione sferica, che, a bordo di un bolide, ha percorso decine di giri intorno alla terra, alla velocità di 480 chilometri al minuto.

Io, da ragazzo, restavo senza fiato udendo la velocità di un aereo di trenta anni fa. Ricordo anche che mi piacevano tanto i racconti delle fate e specialmente di quelle che volavano, con una bacchetta magica, da un punto all’altro del cielo. Oggi, ai miei ragazzi posso parlare delle fate quando un essere vivo, chiuso in un piccolo ordigno meraviglioso, gira addirittura intorno alla terra?

Quello che è più sorprendente è che i miei ragazzi di queste cose non provano meraviglia, come invece è stato per me. È un’era nuova che comincia, della quale loro sono coevi e quindi la loro fantasia e la loro mentalità ne subiscono le dimensioni… spaziali.

Io non sono un pedagogista, ma la mia funzione di educatore naturale mi obbliga a rivedere tante cose nei confronti della formazione dei miei ragazzi. Comincio a sentire una più pesante responsabilità. Non posso più parlare loro in termini di tanti anni addietro: devo fare uno sforzo di aggiornamento con le nuove situazioni conseguenti al mutato sviluppo tecnico e scientifico dell’umanità, perché possa dare a quei bambini un nutrimento spirituale capace di capire (nel senso toscano del termine: contenere) questa civiltà veramente universale, veramente “cattolica” che vi va sviluppando. Oggi una formazione “cattolica” è dettata dalle situazioni di fatto, dalle circostanze della vita associata. I confini fra i popoli sono superati dai fili invisibili della radio e per l’era spaziale della televisione, dalla straordinaria potenza di collegamento dei mezzi aerei. Tutto porta a considerare non più il piccolo paese natale o la stessa patria, ma tutto il pianeta. Se in noi ci sono schemi mentali e situazioni spirituali ancorate a trenta anni fa, è doveroso superarli in una comprensione “cattolica”.

Provate a raccontare la storia ai nostri ragazzi, prescindendo da questo aggiornamento: non ci capiranno.

Le possibilità offerte dallo scambio di persone da un capo all’altro della terra, danno loro una visione universale degli uomini e delle cose.

È stato fatto un passo avanti, un enorme passo avanti: e dobbiamo essere coevi del nostro tempo.

Anche il pontefice ha trattato, nel suo discorso al Congresso per l’apostolato dei laici, il tema della formazione della gioventù. La formazione del ragazzo deve essere fatta fuori di sé, non per sé: «In luogo di cedere a una tendenza un po’ egoista, che mira solo alla salvezza della propria anima, che essi (i giovani) prendano anche coscienza della loro responsabilità verso gli altri e dei mezzi per aiutarli. Nessun dubbio, d’altra parte, che la preghiera, il sacrificio, l’azione coraggiosa per guadagnare gli altri a Dio, siano la più sicura garanzia della salvezza personale». Il papa mette poi in rilievo la responsabilità degli educatori naturali allorché afferma: «Lo spirito apostolico si forma nel cuore del bambino non soltanto a scuola, ma prima ancora di tale età, attraverso le cure della stessa madre. Egli imparerà come pregare alla messa, come offrirla con una intenzione che abbraccia il mondo intero e soprattutto i grandi interessi della Chiesa. Esaminandosi sui propri doveri verso il prossimo, non si domanderà soltanto: “Ho offeso il mio prossimo?” ma anche: “Gli ho mostrato il cammino che conduce a Dio, a Cristo, alla Chiesa, alla salvezza?”».

Guardando i miei ragazzi e il mondo che gira intorno a loro, e quei piccoli pianeti che girano intorno al mondo, sento che devo essere un educatore nuovo.

Spartaco Lucarini

Riproduzione riservata ©

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