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In profondità > Andando alle origini

Due carismi in dialogo

di Oreste Paliotti

- Fonte: Città Nuova

Per la prima volta si terrà a Trento, il 7 e l’8 aprile, un seminario sulla spiritualità e sull’opera di padre Mario Venturini e di Chiara Lubich

Chiara Lubich. Archivio foto Città Nuova.

Per la sua ordinazione sacerdotale del 24 agosto 1910 don Mario Venturini aveva ricevuto in dono dal padre un quadro che rappresentava l’agonia di Gesù nell’orto degli ulivi: l’inizio di una passione in cui erano compresi il tradimento di Giuda e l’abbandono dei discepoli. Non immaginava che a Cavàrzere, sua prima destinazione come vicario parrocchiale nella diocesi di Chioggia, da quel dipinto piuttosto comune avrebbe intuito l’urgenza di una nuova fondazione che, attraverso la preghiera e l’offerta del patire, ottenesse per i sacerdoti la grazia di essere all’altezza della loro vocazione e di aiuto a quelli di loro in crisi: all’epoca, infatti, mancava nella Chiesa cattolica un istituto di questo tipo. Troppo umile per ritenersi adatto, egli non pensava affatto a sé come al fondatore. Ma come tirarsi indietro dopo le conferme autorevoli dei prelati consultati al tempo dei suoi studi teologici romani e dopo che lo stesso papa Pio XII aveva plaudito al progetto, benedicendo il giovane prete veneto?

Padre Mario Venturini (foto Archivio dei Padri Venturini)

Ispirato dunque da quel quadro e col tormento di dover corrispondere alle grazie che il Sacro Cuore elargisce ai suoi sacerdoti, ecco il quarantenne don Venturini inoltrarsi in un’avventura di cui non intravede le successive tappe. Intanto, sempre attento a cogliere la voce di Dio nei superiori e nei suoi consiglieri spirituali («Chi ascolta voi ascolta me» aveva detto Gesù ai suoi apostoli) e con il permesso del pastore della sua diocesi, inizia a Cavàrzere, il 7 dicembre 1926, un esperimento di convivenza con i primi tre compagni. Al centro della sua spiritualità, la preghiera sacerdotale di Gesù che, dopo l’ultima cena e prima della sua passione, affida al Padre gli apostoli presenti e quelli futuri, perché adempiano una missione che sarà continuazione della sua.

Vita poverissima la loro, fatta di preghiera e di assistenza alla popolazione più bisognosa. Vita costellata da interventi della provvidenza, veri fioretti che non mancano mai, soprattutto nelle fasi iniziali di una nuova fondazione nella Chiesa. E ciò mentre altri membri si aggiungono al gruppetto iniziale e si registra invece l’abbandono di qualcuno dei primi, quasi a conferma che la via intrapresa è proprio quella del Getsemani. Presto però Cavàrzere risulta stretto al Venturini, che sogna una Congregazione riconosciuta e approvata dall’autorità ecclesiastica di Roma. Intanto, con meticolosità, già da tempo va scrivendo una regola che lui stesso, prima ancora di consegnarla ai futuri membri, vuole sperimentare; regola di cui ogni brano, ogni rigo è meditato, sofferto e offerto al Sacro Cuore e al Santissimo nel tabernacolo per sentirselo interiormente confermato.

Nei traslochi della nascente comunità, le circostanze lo portano a Trento, già sede nel XVI secolo del Concilio ecumenico che, tra l’altro, ridefinì la figura del sacerdote e riformò la disciplina del clero perché la Chiesa potesse meglio svolgere la sua missione evangelizzatrice. E a Trento, in quella che diventerà la casa madre, padre Venturini si convincerà ulteriormente degli effetti universali della sua opera, pur lavorando per un settore particolare. Infatti, con la Chiesa è tutto il mondo a beneficiare della santità del clero, come a soffrire della sua mancanza o povertà. Sempre nel capoluogo trentino, nel 1928, egli fonda anche il ramo femminile (oggi denominato Istituto Figlie del Cuore di Gesù), quale serbatoio di preghiera e di grazie spirituali ai fini della Congregazione.

Nel trentennio circa che gli resta da vivere (morirà il 18 marzo 1957), malgrado la salute delicata, la consapevolezza dei propri limiti e gli ostacoli incontrati, padre Venturini non si risparmierà nel dar vita a nuove fondazioni, nel prendersi cura delle vocazioni adulte, nel sostenere e sviluppare ogni germe ecclesiastico. Apprezzatissimo come predicatore di ritiri spirituali in tutta Italia, li guida anche a distanza grazie a due periodici rivolti, rispettivamente, alle religiose e ai sacerdoti. Varia la sua pubblicistica, ma sempre mirata all’unico scopo: quello intuito contemplando il quadro dell’Agonia.

Il suo zelo si esprime anche nel proporre al papa un’iniziativa che pochi sanno essere venuta da lui: l’organizzazione, a partire dal 1948, della Giornata mondiale di santificazione sacerdotale, nel giorno dedicato al Sacro Cuore. Due anni prima, in occasione di questa solennità, era avvenuta l’erezione canonica del ramo maschile dell’Opera (oggi Congregazione di Gesù Sacerdote dopo il riconoscimento pontificio dell’8 dicembre 1982) i cui membri sono comunemente detti “padri Venturini”. Sia loro che le suore, insieme agli aggregati laici, continuano la missione del fondatore, che dal Cielo voleva essere «la continua intercessione per i sacerdoti», affiancando quelli in situazioni di isolamento e difficoltà spirituale con l’accoglienza residenziale e un supporto psicologico. Volutamente ho tralasciato la scelta di padre Mario di restare nel capoluogo trentino durante il tragico periodo dei bombardamenti (1943-1945) per offrire, oltre ai sacerdoti, un supporto e un punto di riferimento anche per la popolazione locale colpita dal trauma della guerra; scelta che avrebbe consolidato il legame tra i padri Venturini e la città.

Il motivo? A Trento, contemporaneamente agli allarmi per le incursioni aeree e alle macerie degli edifici distrutti, Chiara Lubich con alcune ragazze amiche dà vita, senza rendersene conto, al primo nucleo del nascente Movimento dei Focolari. Com’è noto, ora in un rifugio ora in una cantina aspettano la fine dei bombardamenti leggendo il Vangelo al lume di candela. Di solito, Chiara lo apre a caso, legge qualche passo e sceglie una frase da vivere… finché sia dato loro vivere. Una volta, il brano trovato a caso (a caso?) riguarda la preghiera sacerdotale di Gesù: brano denso e complesso, che però sembra aprirsi alla comprensione sua e delle altre. Soprattutto una frase le colpisce: «Che tutti siamo una cosa sola, come io e te, Padre, siamo una cosa sola. Ut omnes unum sint». Quel “tutti” le folgora. Tutti…anche i nemici che stanno seminando morte? Ci vorrà una intera esistenza, vissuta seguendo le ispirazioni di Dio, per capire cosa comprende quel “tutti”: di qui la nascita, nell’ambito dei Focolari, di quattro “dialoghi”: all’interno della Chiesa con gli altri carismi, il dialogo ecumenico, quello interreligioso e perfino con chi non ha un preciso riferimento religioso…

E tutto dalla preghiera sacerdotale di Gesù! Per i Venturini il focus è il sacerdozio ordinato, la santificazione di quelli che vi sono chiamati e il recupero. Infatti senza il sacerdozio che fa l’Eucaristia non c’è Chiesa. Gesù prega il Padre perché gli apostoli da lui custoditi siano uno e per loro (pro eis) santifica sé stesso. Il carisma di Chiara, fiore sbocciato dall’abbandono sulla croce, è l’unità, l’ut omnes esteso a tutti i figli di Dio sparsi nel mondo. Carisma che, mettendo l’accento sul sacerdozio regale di ogni fedele, è di carattere fondamentalmente laicale, mariano, di servizio, anche se accolto e vissuto anche da sacerdoti e religiosi. Si capisce perché, anche come tempo, il carisma di padre Mario abbia preceduto quello di Chiara: il tradimento di Giuda e l’abbandono dei discepoli nel Getsemani precedono infatti l’abbandono di Gesù sulla croce da parte del Padre.

Per tornare ai nostri giorni: il 7 e 8 aprile prossimi, per la prima volta si svolgerà a Trento, nella casa madre dei padri Venturini in via dei Giardini e poi nel focolare femminile di via della Cervara, un seminario per conoscere e approfondire anche con esperienze questo incontro tra carismi.

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