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Italia > Società

Femminicidi e violenza sulle donne: formazione e lavoro di squadra per contrastarli

di Sara Fornaro

- Fonte: Città Nuova

Sara Fornaro

Se n’è discusso in un convegno organizzato a Roma da “Tra le donne” aps. La ministra Roccella: a breve la legge sui femminicidi

Nella foto da sinistra: Elisabetta Giordano, presidente di “Tra le donne” APS (promotrice e organizzatrice dell’evento), Paola Di Nicola Travaglini, consigliera della Corte di Cassazione, Paola Cavalieri, presidente della commissione Politiche sociali del III municipio di Roma, Monica Lucarelli, assessora alle Attività produttive e alle Pari Opportunità di Roma Capitale, Vittoria Doretti, responsabile della rete regionale toscana Codice Rosa, Maria Monteleone, già magistrata, Vera Cuzzocrea, vicepresidente dell’Ordine degli psicologi del Lazio, Claudia Clemente presidente “Associazione integrata famiglia” aps, Anna Maria Nangano presidente “99 non è cento” aps. Roma, 21 maggio 2025, foto di Tra le donne aps

Quando nel nostro Paese si parla di donne che sono state uccise, è importante sapere che nell’80% dei casi ad ammazzarle sono stati fidanzati, mariti, compagni, amici o ex partner. Le uccisioni degli uomini, invece, nell’80% delle volte avvengono in contesti di criminalità. “Sulla base della mia esperienza trentennale di giudice – spiega la magistrata Paola Di Nicola Travaglini, consigliera della Corte di Cassazione -, non ritengo di aver mai visto l’uccisione di un uomo da parte di una donna perché quell’uomo aveva deciso di studiare o di trasferirsi altrove per il proprio lavoro”. Alle donne invece è successo. Santina Cannella era una liceale di 17 anni. Fu uccisa da un giovane che aveva rifiutato, perché voleva studiare ed essere libera.

Di Nicola Travaglini è coautrice con Vittoria Doretti (responsabile della rete regionale toscana Codice Rosa), del Libro bianco per la formazione sulla violenza maschile contro le donne. Un testo che contiene indicazioni su come formare tutti coloro che entrano in contatto con le donne vittime di violenza e con i loro figli, per evitare che all’abuso subìto si aggiunga la “vittimizzazione secondaria”, cioè che la vittima venga considerata in qualche modo colpevole o istigatrice rispetto a quanto accaduto. Per far questo bisogna eliminare stereotipi e pregiudizi e formarsi ad una cultura della cura, con un lavoro di rete.

Presentazione del Libro bianco per la formazione contro la violenza maschile contro le donne. Roma, 21 maggio 2025, foto di Sara Fornaro

“La violenza maschile contro le donne – aggiunge Di Nicola Travaglini – è diversa da qualsiasi altro tipo di violenza. Qualcuno mi dice: anche le donne commettono violenze contro gli uomini: assolutamente sì, non lo neghiamo, ma non è un fenomeno con la diffusione numerica e culturale e non ha una radice millenaria” pari, ad esempio, a quello delle violenze domestiche degli uomini nei confronti delle donne. La casa, commenta la magistrata, “è uno dei luoghi più pericolosi per la vita delle donne e questo non è accettabile. Le donne vengono uccise dove dovrebbero essere protette”.

Il libro bianco per una formazione “adeguata e omogenea di tutti i protagonisti del sistema per l’eliminazione della violenza maschile contro le donne” è stato presentato a Palazzo Brasini a Roma, mercoledì 21 maggio, nell’ambito di un convegno promosso e organizzato da “Tra le donne” aps, presieduto da Elisabetta Giordano, e moderato da Paola Cavalieri (presidente della commissione Politiche sociali del III municipio).

All’incontro è stata presentata anche la “Lettera aperta per un’efficace applicazione delle norme contro la violenza di genere” (scaricabile in pdf a fondo pagina), promossa dalle presidenti delle associazioni di promozione sociale “Tra le donne”, Elisabetta Giordano, “99 Non è cento”, Annamaria Nangano, e “Associazione integrata famiglia” (Aif), Claudia Clemente. L’appello è rivolto al presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, al sindaco di Roma Roberto Gualtieri, e per conoscenza alla ministra per la Famiglia, Eugenia Maria Roccella, con il fine di migliorare le strategie di contrasto alla violenza maschile sulle donne, coinvolgendo non solo le istituzioni, ma anche “enti, cittadine e cittadini nel contribuire a formare una coscienza civica diffusa attraverso il riconoscimento e le segnalazioni di criticità del sistema “antiviolenza”, che seppur migliorato necessita di adeguamenti”.

Per fare un esempio: nella città di Roma ci sono solo 40 posti letto nelle case rifugio per le vittime di violenza, mentre dovrebbero essere almeno 300. Servono maggiori stanziamenti, bisogna accelerare le procedure, formare gli operatori che si occupano di violenza di genere, avere linee uniche di intervento e creare un Codice organico che regoli la materia.

La lettera chiede di intervenire sulle ritrattazioni delle denunce di chi subisce violenza domestica, di introdurre la difesa tecnica obbligatoria della persona offesacoordinare i vari uffici giudiziari coinvolti (tribunali civili, penali, minorili), considerare il fenomeno della violenza psicologica, migliorare la condivisione dei dati tra gli addetti ai lavori, garantire alle vittime un accesso facilitato agli alloggi pubblici, rivedere i criteri di esclusione adottati dai servizi anti-violenza (per esempio non vengono accolte in molte case rifugio le donne con disabilità, incinte, con dipendenze…)…

Presentazione del Libro bianco per la formazione contro la violenza maschile contro le donne. Roma, 21 maggio 2025, foto di Sara Fornaro

Il fenomeno è di dimensioni molto ampie, ma ancora non è emerso completamene. Secondo i dati Istat, il 31,5% delle donne ha subìto una forma di violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita. Gli episodi più gravi di maltrattamento sono inflitti proprio da mariti e compagni, ex partner, parenti, amici e conoscenti. Di recente ha fatto molto scalpore la notizia dei tanti abusi commessi dal primario di radiologia di un ospedale pubblico dell’Emilia Romagna. Dopo la denuncia di una dottoressa, gli investigatori hanno scoperto che l’uomo aveva commesso ben 32 episodi di violenza nei confronti di infermiere e dottoresse nei soli 45 giorni delle intercettazioni. Purtroppo, la violenza non è solo sessuale e fisica, ma può essere anche di tipo psicologico, e lo stato di soggezione e di paura delle vittime spesso impedisce loro di denunciare.

Per contrastare la violenza sulle donne bisogna applicare le leggi, avere consapevolezza del fenomeno, c’è bisogno di formazione a tutti i livelli e di lavorare in rete. Al convegno di Roma queste urgenze sono state ribadite con forza dai relatori: le autrici del libro bianco, Doretti e Di Nicola Travaglini, la ministra Roccella, che ha parlato della prossima introduzione del reato di femminicidio nel codice penale, il consulente per la commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio Andrea Bernetti, la presidente nazionale ADGI, Irma Conti, la vicepresidente dell’Ordine degli psicologi del Lazio, Vera Cuzzocrea, la referente del percorso dedicato alle vittime di violenza dell’ospedale Sant’Andrea, Marzietta Montesano, il procuratore capo del tribunale di Tivoli, Francesco Menditto.

Filippo Turetta durante l’interrogatorio come imputato nel processo per l’omicidio dell’ex fidanzata, Giulia Cecchettin, nell’aula della Corte d’Assise di Venezia, 25 ottobre 2024. ANSA/ ANDREA MEROLA

Se non si presta la giusta attenzione ad ogni singolo caso, alle paure delle vittime, le violenze possono finire in tragedia. Un femminicidio che ha scosso fortemente l’opinione pubblica italiana in questi anni è stato quello di Giulia Cecchettin, uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta. La ragazza era tormentata quotidianamente da centinaia di messaggi, durante e dopo la fine della relazione. È stata uccisa con 75 coltellate, eppure all’assassino non sono state riconosciute le aggravanti di crudeltà e stalking. La Procura di Venezia, tuttavia, proprio ieri ha deciso di fare ricorso contro la sentenza della Corte d’Assise.

Giulia non aveva denunciato Filippo. Ebbene, si è chiesta e ha chiesto ai presenti la magistrata Di Nicola Travaglini, “se quei messaggi fossero arrivati sul tavolo di chiunque – e parlo delle forze dell’ordine, degli psicologi, degli assistenti sociali, degli insegnanti, degli avvocati, parlo anche di me –, avremmo dato loro il giusto valore? Avremmo ritenuto che quei messaggi potessero preconizzare un successivo femminicidio?”.

Purtroppo, ancora oggi c’è una modalità interpretativa primitiva della violenza. Se non ci sono certificati medici si fa fatica a riconoscere fenomeni come la manipolazione e la violenza psicologica: i pregiudizi giudiziari possono portare gli operatori a non credere alle parole delle donne. Anche a questo bisogna porre rimedio. Con urgenza.

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