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Mondo > Scenari

La guerra all’Iran si allarga, tra bugie e impreparazione

di Sara Fornaro

Sara Fornaro

Quando è iniziato l’attacco di Usa e Israele contro l’Iran il nostro ministro della Difesa era a Dubai, il vicepremier Salvini parlava di Sanremo, mentre il ministro degli Esteri e vicepremier Tajani è stato informato in ritardo. La premier Meloni non sapeva dell’attacco. Rischia di allargarsi la guerra tra Israele e Stati Uniti contro lo Stato iraniano. L’esercito israeliano sta bombardando il Libano, mentre i Paesi del golfo minacciano ritorsioni contro gli attacchi dell’Iran

Proteste a New York, negli Usa, contro l’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, 28 febbraio 2026, foto Ansa, EPA/DEREK FRENCH

Venerdì 27 febbraio, alle 22.58 italiane, l’Ansa riportava la notizia della svolta: il ministro degli Esteri dell’Oman, che faceva da mediatore, aveva annunciato che l’Iran aveva accettato di smantellare le proprie scorte di Uranio arricchito. Si poteva firmare un accordo. E invece no. Poche ore dopo, verso le 7.30 del 28 febbraio, con un’azione congiunta, Israele e Stati Uniti hanno attaccato l’Iran, colpendo decine di obiettivi, tra cui la residenza dell’ayatollah Ali Khamenei, distruggendo anche, come “effetto collaterale”, una scuola primaria femminile e provocando una strage di bambine: quasi 170 morti accertati e un centinaio di feriti. L’Iran non si è fatto trovare impreparato e, nonostante la morte della guida suprema, di alcuni suoi familiari e di altre persone chiave del regime, ha risposto agli attacchi provando a colpire Israele e le basi americane disseminate nei Paesi del golfo, provocando danni e feriti in Kuwait, dove è stata colpita la base italiana, ma anche Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita

La guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, ucciso da Israele e Stati Uniti. Foto Ansa, EPA/Ufficio della guida suprema dell’Iran

Dopo il primo giorno, gli attacchi si stanno intensificando e se, secondo la Mezzaluna araba, le vittime iraniane sono oltre 550, anche Israele e Usa stanno riportando morti e feriti. Nel Paese guidato da Benjamin Netanyahu, i missili iraniani hanno bucato lo scudo difensivo, provocando una decina di morti vicino Gerusalemme. Sono poi stati abbattuti tre caccia americani, provocando la morte di soldati statunitensi, ma in questo caso per colpa di fuoco amico. Se gli attacchi continueranno, i Paesi del golfo hanno fatto sapere che risponderanno al fuoco dell’Iran. Nel contempo, in molti Paesi in cui ci sono musulmani sciiti, come Iraq e Pakistan, stanno divampando le proteste per la morte di Khamenei, che era la loro guida religiosa. 

Intanto, nel Paese, la successione di Khamenei era stata già prevista, per cui dopo la sua morte è stato eletto un consiglio provvisorio formato dal presidente in carica, Masoud Pezeskhian, dal capo della magistratura, Gholamhossein Mohseni Ejei, dal responsabile del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale, Ali Larijani, e da un religioso, l’ayatollah Alireza Arafi, che aveva incontrato anche papa Francesco, nell’ambito del dialogo interreligioso.

Una delle bambine uccise in Iran dall’attacco aereo di Israele e Stati Uniti. 28 febbraio 2026. Foto Ansa/ EPA, Dipartimento degli Esteri iraniano

Il governo italiano non informato dell’attacco

Il 27 febbraio, l’ambasciata americana a Gerusalemme ha lanciato un’allerta per il rimpatrio immediato del personale governativo non indispensabile e dei loro familiari, invitando gli statunitensi a non viaggiare a Gaza, a Nord di Israele, ai confini con Libano, Siria ed Egitto per possibili attacchi. Nelle stesse ore, la Cina invitava i propri connazionali a lasciare il prima possibile l’Iran per timore di un conflitto. Il Regno Unito è andato oltre, richiamando tutto il personale diplomatico dall’Iran e spostando parte di quello presente a Tel Aviv fuori dalla capitale israeliana.

Anche la Farnesina, cioè il ministero degli Esteri italiano, ripetendo gli avvisi diramati da fine gennaio, ha rinnovato l’esortazione ad uscire dall’Iran, a prestare attenzione in Israele, a non recarsi in Libano e ad avere un comportamento prudente nella regione. Un’allerta sottovalutata dal ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, che era a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, praticamente di fronte alle coste iraniane, con la famiglia in vacanza. Non andava meglio in Italia. Poco dopo le 16 del 27 febbraio, il ministro Matteo Salvini, leader della Lega e vicepremier, si complimentava con il cantante Ermal Meta, concorrente a Sanremo, per la sua perfetta conoscenza della lingua italiana. Insomma, le priorità sembravano altre.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto alla Camera dei Deputati, 10 febbraio 2026, ANSA/FABIO CIMAGLIA

Allo scoppio del conflitto, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha fatto sapere di non essere stata informata dell’attacco. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, di Forza Italia, ha spiegato di averlo saputo successivamente, dal collega israeliano. Non sapeva nemmeno che Crosetto fosse a Dubai. Nel blocco della circolazione aerea, il ministro della Difesa ha dovuto affrontare un viaggio via terra di 500 chilometri per riuscire a prendere un aereo militare che lo riportasse in Italia dall’Oman. La questione non è politica, ma oggettiva: il nostro governo era all’oscuro dell’imminenza dell’attacco e non ha saputo leggere i segnali di emergenza, nonostante le migliaia di italiani presenti tra Iran, Israele e gli altri Paesi del golfo. Non ha fatto migliore figura l’Unione europea, completamente assente e afona in una situazione così delicata.

Le bugie sull’attacco e le violazioni al diritto internazionale

Dopo la cosiddetta guerra dei dodici giorni, scatenata da Israele contro l’Iran nel giugno 2025 con il supporto degli Stati Uniti, il presidente Trump aveva affermato che il nucleare iraniano era stato distrutto. Eppure, sempre quell’uranio è diventato la scusa ufficiale del nuovo attacco del 28 febbraio.

Strateghi e generali del Pentagono avevano sconsigliato l’attacco all’Iran. Perché allora gli Stati Uniti hanno avviato la guerra? Il ministro degli Esteri dell’Oman Badr al-Busaidi, “sgomento” per l’attacco all’Iran dopo essersi impegnato per la pace, ha commentato amareggiato: «Negoziati seri e attivi sono stati ancora una volta compromessi. Esorto gli Stati Uniti a non farsi ulteriormente coinvolgere. Questa non è la vostra guerra».

Esplosioni a Teheran dopo un attacco di Israele e Stati Uniti, 1 marzo 2026. Foto Ansa, EPA/ABEDIN TAHERKENAREH

Non sono stati nemmeno i diritti degli iraniani a motivare l’attacco. Ricordiamo bene come le condizioni delle donne, per esempio, erano state la copertura dell’attacco americano all’Afghanistan. E oggi, decine di anni dopo, proprio le donne stanno ancora peggio. A trascinare gli Stati Uniti nell’attacco all’Iran sarebbe stato Israele, con il supporto sottotraccia dell’Arabia Saudita, con l’obiettivo di ottenere un cambio di regime. Trump ha ceduto alle pressioni dei ricchi alleati, sicuramente anche per spegnere i riflettori sullo scandalo Epstein, visto che i file che lo riguardano sono stati censurati.

Probabilmente Trump sarà intervenuto anche per indebolire la Russia, che usa droni di fabbricazione iraniana, e la Cina. Il petrolio iraniano, infatti, finisce in larga parte all’alleato cinese. Dopo l’inizio della guerra, con oltre 150 petroliere ferme nel Golfo prima dello Stretto di Hormuz, si teme una crisi energetica mondiale. Stamattina, all’apertura delle borse, ci sono stati i primi segnali, con l’impennata dei prezzi di petrolio e gas. Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, in un colloquio con l’omologo russo Sergej Lavrov, ha affermato che «l’attacco e l’uccisione della Guida Suprema dell’Iran costituiscono una grave violazione della sovranità e della sicurezza dell’Iran. Calpestano gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e le norme fondamentali delle relazioni internazionali. Chiediamo l’immediata cessazione delle operazioni militari, l’interruzione di un’ulteriore escalation della situazione di tensione e uno sforzo congiunto per mantenere la pace e la stabilità in Medio Oriente e nel mondo».

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Foto Ansa, EPA/ABIR SULTAN

Il ruolo di Israele e l’invasione del Libano

Il governo di Benjamin Netanyahu ha attaccato l’Iran con la stessa strategia messa in pratica a Gaza: nessun rispetto del diritto internazionale umanitario. Quindi sono stati colpiti anche ospedali, scuole e abitazioni come “effetti collaterali” per raggiungere l’obiettivo dell’eliminazione della classe politica iraniana. Del resto, il premier sta per per affrontare le elezioni e deve fare il possibile per non essere condannato, tra le altre cose, per corruzione, frode e abuso di potere.

Ma l’azione di Israele si è allargata anche in Palestina, dove sono stati denunciati attacchi più aggressivi dei coloni israeliani nei confronti dei palestinesi in Cisgiordania. Chiuso il valico di Rafah che consentiva il passaggio di (poco) cibo e (pochissime) medicine a Gaza. Non solo. Israele ha ordinato al Libano di evacuare i confini, cominciando poco dopo un massiccio attacco aereo che ha provocato decine di morti, in risposta al lancio di missili da parte di Hezbollah. Annunciata anche un’invasione di terra.

Residenti sfollati della periferia meridionale di Beirut, Libano, 2 marzo 2026, dopo aver abbandonato le loro case in seguito agli attacchi israeliani. L’esercito israeliano ha minacciato di colpire più di 50 villaggi e città nel Libano meridionale e nella valle della Beqaa, ordinando ai residenti di evacuare. Ansa, EPA/WAEL HAMZEH

Al confine tra Libano e Israele, proprio in queste ore stanno arrivando i militari italiani della Brigata Sassari, che sostituiranno gli altri italiani (i nostri militari sono più di mille) nell’ambito della missione ONU dell’Unifil. La missione, guidata dal generale italiano Diodato Abagnara, ha denunciato più volte attacchi israeliani contro i soldati Onu, oltre che la costruzione di un nuovo muro per impossessarsi di territorio libanese. Del resto, nel solo 2025, Israele aveva bombardato Palestina, Iran, Libano, Siria, Yemen e Qatar.

Contro l’attacco all’Iran si è pronunciato anche il rabbino anziano Abraham Silberstein della Voce dei rabbini, organizzazione americana di ebrei contro il sionismo, che ha dichiarato: «Le recenti operazioni militari condotte dallo Stato di Israele sono manovre strettamente politiche e governative. Non rappresentano il popolo ebraico, né sono sanciti dalla Sacra Torah. L’ebraismo autentico è un patto di servizio divino e di sacralità della vita umana; la Torah non autorizza la guerra sotto la bandiera del nome ebraico».

 

Proteste in Iraq contro l’attacco in Iran da parte di Stati Uniti e Israele, foto Ansa/Epa

Quando finirà la guerra?

Per il presidente statunitense Trump, potrebbe durare almeno 4 settimane. Finché, ha affermato, «non saranno raggiunti tutti gli obiettivi». Espressione presa in prestito dall’amico e rivale Putin a proposito dell’attacco all’Ucraina. Eppure, Trump ha spiegato di aver colpito già centinaia di obiettivi. Purtroppo, ha fatto capire, non è stato facile come in Venezuela, dove l’accordo con la vice di Maduro ha portato gli Usa ad avere il controllo delle risorse petrolifere del Paese e un governo decisamente amico. La realtà iraniana è più complessa. Parliamo di un Paese antichissimo, di grande cultura, abitato da persone con studi elevati.

Il cambiamento di regime auspicato da Usa e Israele, per tentare – come fecero mettendo al potere lo scià – di avere un governo amico, non sarà semplice e non sembra nemmeno essere voluto dalla stessa popolazione. Gli iraniani, affamati da anni di embargo imposti dai Paesi occidentali e oppressi dalla dura dittatura di Khamenei, vogliono poter decidere del loro futuro. E se una parte del Paese oggi festeggia per la morte della guida suprema, non intende comunque accettare un governo fantoccio imposto dall’estero.

Restano i timori per un conflitto che rischia di espandersi in modo incontrollato. «Seguo con profonda preoccupazione – ha affermato papa Leone XIV – quanto sta accadendo in Medio Oriente e in Iran, in queste ore drammatiche. La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile. Dinanzi alla possibilità di una tragedia di proporzioni enormi, rivolgo alle parti coinvolte l’accorato appello ad assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile! Che la diplomazia ritrovi il suo ruolo e sia promosso il bene dei popoli, che anelano a una convivenza pacifica, fondata sulla giustizia. E continuiamo a pregare per la pace».

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