Con l’avvicinarsi della data della consultazione referendaria sulla modifica costituzionale relativa alla carriera dei giudici, aumenta la polarizzazione nel Paese, i toni si fanno più accesi, lo scontro più duro.
Contemporaneamente inizia il giochetto di tirare Città Nuova da una parte o dall’altra, per farla partecipare alla polarizzazione. Si vuole che la rivista dia ragione a questi o a quelli, oppure ci si dice “delusi” perché si è schierata di qua o di là. Bene, preciso subito che noi non giochiamo così.
Città Nuova non sostiene il “sì”, e non sostiene il “no” al referendum. Per un motivo molto semplice: Città Nuova non è “pensiero unico”. È una redazione al cui interno ci sono sensibilità diverse sull’argomento, è una cerchia di collaboratori ognuno con la sua idea, è una comunità composta di persone ognuna delle quali ragiona con la propria testa e la propria sensibilità.
Qual è allora il ruolo di Città Nuova? Quello di fornire ai lettori una serie di articoli e approfondimenti sull’argomento, in modo che ognuno possa formarsi la propria opinione ragionata a riguardo [vedi qui articoli finora pubblicati sul referendum magistratura]. Crediamo nella capacità dei lettori di scegliere secondo coscienza.
Ogni articolo pubblicato rispecchia il pensiero, la posizione, lo stile, la sensibilità del proprio autore. In questo modo cerchiamo di fornire una panoramica sull’argomento a 360 gradi. Nessun articolo da solo rappresenta la posizione di Città Nuova. Nella scelta degli articoli cerchiamo di privilegiare la chiarezza, l’approfondimento, lo stile non aggressivo e dialogante, l’autorevolezza dell’autore e dell’intervistato.
Ma così Città Nuova non prende mai posizione? Nella realtà di oggi in Italia, è già un prendere posizione ascoltare le parti fino in fondo e pensare che in ognuno c’è un pezzetto di verità. Il nostro è uno stile preciso per stare nella spaccatura, è una posizione faticosa, perché è più facile decidere subito da che parte stare e non mettersi più in discussione. L’unico appello che facciamo è quello di andare a votare, perché è compito di ogni cittadino difendere la propria democrazia e la propria libertà di pensare e agire.
In alcuni casi, poi, prendiamo una posizione netta perché il direttore, insieme con la redazione (ed eventualmente con l’editore) decide che è il caso di farlo, coerentemente con la nostra storia a movente ideale. In questi casi, ve lo diciamo esplicitamente e lo motiviamo, ma non è questo il caso.
In generale, pensiamo che il nostro ruolo specifico sia essere luogo di dialogo e di confronto sereno, in cui ognuno mantiene la stima verso chi non la pensa come lui. Altri prenderanno posizione alzando la voce, perché forse non hanno il minimo dubbio. Non è questo il modus operandi di Città Nuova.
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