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In profondità > Chiesa

Piergiorgio Frassati ha raggiunto la vetta

di Paolo Crepaz

- Fonte: Città Nuova

Questa domenica verrà proclamato santo il giovane appassionato della montagna che per lui significava ricerca del colloquio con Dio e cammino accanto agli altri. Proponiamo un articolo apparso sul numero 7/2025 di Città Nuova

Piergiorgio Frassati (1901-1925).

Giovanni Paolo II definì Piergiorgio Frassati come «giovane moderno, aperto ai problemi della cultura, dello sport – un alpinista tremendo –, aperto alle questioni sociali, ai valori veri della vita, e insieme un uomo profondamente credente, nutrito dal messaggio evangelico, solidissimo nel carattere coerente, appassionato nel servire i fratelli e consumato in un ardore di carità che lo portava ad avvicinare, secondo un ordine di precedenza assoluta, i poveri e i malati». Lo ha dipinto anche come atleta di Cristo, giovane laico che ha risposto al “vieni e seguimi”. Modello per i giovani, immagine ripresa da papa Francesco che ne ha voluto la canonizzazione insieme a Carlo Acutis.

Sono passati 100 anni dalla sua morte improvvisa, per poliomielite fulminante, il 4 luglio 1925, a soli 24 anni, eppure il suo percorso
di vita lo rende incredibilmente “contemporaneo”. Piergiorgio è un gradino più avanti dei suoi contemporanei: respira consapevolezza della storia (suo padre è fondatore del giornale La Stampa ed ambasciatore italiano a Berlino), viaggia, studia all’università, guida l’automobile, usa il telefono, ama la musica, lo sport… Non rinuncia alla sua umanità: la sua fede è profondamente integrata con la vita, personale e sociale. La sua indole secolare lo rende esemplare testimone di laicità: la vita parrocchiale gli va stretta, richiamato nelle soffitte dagli indigenti. «Un santo di oggi, un santo libero», lo definisce Wojtyla: ad aprirgli la porta della santità è la sua scelta di “rompere il guscio” dell’agiatezza familiare per aprirsi all’umanità, in particolare a quella più indigente e sofferente.

L’immensa folla presente al suo funerale coglie di sorpresa i genitori che solo in parte immaginavano l’impegno di quel figlio che dava i propri soldi (la sua famiglia faceva parte dell’alta borghesia di Torino), i vestiti e soprattutto il proprio tempo ai più poveri. Aveva scelto di studiare Ingegneria al Politecnico «per stare vicino ai minatori». Estremante attivo, oltre a vestire l’abito di Terziario Domenicano con il nome di fra’ Girolamo (in onore a Savonarola), era iscritto ad una decina di associazioni: dalla Gioventù Italiana di Azione Cattolica alla FUCI, dalla Confraternita del Rosario al Club Alpino Italiano, dalla Conferenza di San Vincenzo al Partito Popolare di Don Sturzo in cui militò esprimendo con forza la sua opposizione al nascente regime fascista. Fondò un’associazione tutta sua, che suppliva, a suo dire, a ciò che nelle altre associazioni mancava: la Società dei Tipi Loschi, senza regole e senza tasse di iscrizione, composta da giovani allegri, scapestrati, goliardi, gitaioli, amanti della montagna e dello stare insieme fra burle e scherzi. Ciascuno portava un soprannome, Robespierre il suo. Padre Alberto De Agostini, missionario salesiano, esploratore della Patagonia, nel ’35 diede in suo onore il nome di Cerro Piergiorgio ad una superba cima di 2.719 metri del gruppo del Fitz Roy, fra Argentina e Cile, con una parete strapiombante di 900 metri di altezza, sfidata dai migliori alpinisti e violata solo pochi mesi fa. La passione di Frassati per la montagna esprime in maniera emblematica la sua figura: se a lui sono intitolati 22 sentieri, uno per ogni regione d’Italia, grazie all’opera di Antonello Sica, “montanaro” di Salerno, è perché nella sua passione per la montagna espressa in escursioni, arrampicate (fino al quarto grado), sci alpino e sci alpinismo, è concentrata la dimensione verticale della ricerca del colloquio con Dio, quella orizzontale del cammino accanto agli altri, quella interiore della ricerca della propria vocazione, quella esteriore dell’amore per il creato.
«Montagne, montagne, montagne, io vi amo… Ogni giorno m’innamoro sempre più delle montagne e vorrei, se i miei studi me lo permettessero, passare intere giornate sui monti a contemplare in quell’aria pura la Grandezza del Creatore», scrisse. E tuttavia per Piergiorgio la montagna non è un fine, ma un mezzo, è sentiero, è palestra di vita, tempio che eleva, esperienza di conoscenza di sé, ma per tornare a valle come cittadino migliore, al servizio, come amava dire, della «carità gioiosa». Sulle cime cercava «il volto di Dio fra le nuvole» e recitava il De profundis per i caduti della montagna. Saldare Cielo e terra era per Frassati un’ispirazione che lo rende ecologista ante litteram.

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