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Persona e famiglia > Sport

La Germania del calcio non si ferma più

di Giorgio Tosto

- Fonte: Città Nuova

Giovani e integrazione. In una estate priva di grandi appuntamenti internazionali, la Germania conquista gli Europei Under 21 e la Confederations Cup, mettendo in mostra il talento dei suoi giovani

Due 1-0 per la gloria

Mitchell Weiser e Lars Stindl non dimenticheranno certo il 2017: le loro reti hanno infatti permesso alla Germania di portare a casa i due trofei più significativi di una estate sonnacchiosa in cui, come per tutti gli anni dispari, il calcio giocato viene spesso scavalcato dalle estenuanti trattative del mercato. I successi della Mannschaft all’Europeo Under 21 e nell’ultima edizione della Confederations Cup, però, meritano grande attenzione: dietro ai trionfi in finale contro Spagna e Cile, infatti, si cela una macchina organizzativa quasi perfetta, che ha consentito ai due tecnici Kuntz e Loew di arrivare alla vittoria pur schierando seconde e terze linee.

Nazionali: un ricambio infinito

È importante partire da un dato: rispetto alla squadra che lo scorso anno arrivava fino alla semifinale di Euro2016, il tecnico della Nazionale maggiore Joachim Loew ha affrontato la Confederations Cup in terra russa rinunciando a 8/11 della sua formazione tipo. Neuer, Boateng, Hummels, Howedes, Kroos, Khedira, Muller, Ozil e Gomez non sono stati convocati e, di conseguenza, rimpiazzati da calciatori che invece erano potenzialmente impiegabili per il Campionato Europeo Under 21. La lista degli otto “baby-fenomeni” vede giocatori come il classe ’96 Werner del Lipsia (il più giovane in Bundesliga ad arrivare a 100 presenze), i ’95 Kimmich e Sule, un titolare del Liverpool come Emre Can, talenti quali Goretzka, Brandt, Ginter ed Henrichs.

Un vero e proprio “saccheggio” alla mini-Mannschaft” dunque, che però non ha fatto scomporre più di tanto l’allenatore dell’Under 21 Stephan Kuntz che, così facendo, ha avuto la possibilità di dare spazio a talentini come il portiere Pollersbeck, o ancora Weiser, Selke e Gnabry, per citarne alcuni.

Spirito di gruppo e integrazione

La finale dell’Europeo Under 21 rappresenta a ragion veduta il Manifesto del calcio tedesco, in cui una squadra priva delle sue stelle più importanti riesce a far quadrato grazie a un gruppo compatto, composto da tanti giocatori con un tasso tecnico elevato che si inseriscono alla perfezione nelle trame tecnico-tattiche ordite dal selezionatore. Le stelline spagnole erano superiori dal punto di vista tecnico, ma si sono sciolte come neve al sole di fronte all’organizzazione e allo spirito di gruppo dei giovani tedeschi. L’abbondanza tecnica, poi, fa anche rima con integrazione: in una società sempre più multietnica non si può non far riferimento alla provenienza di campioni che sono tedeschi in tutto e per tutto, ma con storie e origini molto diverse: i turchi Ozil e Gundogan, il tunisino Khedira, il ghanese Boateng e lo spagnolo Mario Gomez sono veri e propri pilastri della nazionale Campione del Mondo in carica. Una squadra multietnica a tutti i livelli: il talentino Gnabry, classe ’95 del Bayern Monaco e tra gli uomini simbolo dell’Under 21, nasce da padre ivoriano e madre tedesca.

Al Mondiale da favoriti

E pensare che tutto partì da un fallimento clamoroso: quello della pay tv tedesca Premiere nel 2002 che, di fatto, lasciò in braghe di tela i club della Bundesliga. Da allora, i vertici del calcio tedesco capirono che il sostentamento del sistema non poteva basarsi sugli introiti provenienti dalle televisioni a pagamento. Ciò ha portato, nel corso degli anni, a rifondare completamente il movimento, puntando su strutture all’avanguardia (grazie anche alla spinta data dall’aver ospitato il Mondiale 2006) e dando estrema fiducia ai giovani dei vivai, con la costituzione di squadre riserve, nate per far crescere i giovani dei club nelle serie inferiori. Un modello di successo che, questa estate, ha permesso alla Germania di alzare al cielo la prima Confederations Cup della sua storia e il secondo Europeo Under 21: l’inizio di un’onda lunga che vedrà la banda guidata da Joachim Loew tra le favorite ai Mondiali del prossimo anno in Russia.

 

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