Viaggio nel cuore della terra

Una suggestiva rassegna fotografica del National Geographic dedicata alla salvaguardia del pianeta.
Articolo
Deserto del Sahara. Il bianchissimo osso, inquadrato in primo piano da terra con un grandangolo, sembra una scultura imponente. Nel mezzo e in lontananza si vede una carovana di beduini sui cammelli che ripercorre un’antica pista per la tratta degli schiavi.

Antartide. Un solitario pinguino dalla lunga striscia sorridente disegnata sulla bocca fissa l’obiettivo del fotografo Paul Nicklen e sembra mettersi consapevolmente in posa per lo scatto.

Congo. Manifestano già un atteggiamento da adulti i due bambini pigmei di etnia mbuti ripresi mentre si dipingono vicendevolmente il corpo durante i riti di iniziazione all’età adulta.

In un altro angolo dello stesso Paese la silouette di una sentinella col fucile in mano si staglia netta sullo sfondo notturno di una montagna del parco nazionale di Virunga occupato dai ribelli.

Il possente, primissimo piano di un gorilla nella foresta africana; quello di una feroce tigre dell’India, o i due panda che si nutrono su un albero, in maniera diversa ci ricordano che la loro sopravvivenza è in pericolo. Così pure quella degli iceberg dell’Antartide con le sue piattaforme glaciali che lentamente, ma costantemente, si stanno frantumando.

 

Alle immagini sulla maestosità della natura, sulla forza degli animali, sulla bellezza incomparabile di infiniti angoli del pianeta, si sovrappongono altre di degrado ambientale, di povertà, che ricordano alcuni dei drammi e delle sofferenze umane del nostro tempo. Come la bambina di Gaza che raccoglie acqua dalle fogne a cielo aperto, o gli scavatori sfruttati nelle miniere d’oro.

Nelle immagini, quasi tutte inedite, dei fotografi del National Geographic della suggestiva mostra Madre Terra, non c’è solo la ricerca estetica dell’immagine, pur unica e irripetibile. La loro forza risiede soprattutto nella capacità di raccontare: sia quel che avviene al momento dello scatto, sia quel che potrebbe succedere. I 58 autori che espongono in questo viaggio attraverso i continenti e i poli, usano la macchina fotografica come mezzo e come messaggio per essere testimoni del nostro tempo. «Con i loro reportage – scrive Guglielmo Pepe direttore della celebre rivista – trasmettono una grande passione verso la natura più fragile, verso gli animali più a rischio, verso le genti più deboli. Nelle immagini esplodono contraddizioni, conflitti, drammi, ma anche speranza, serenità, gioia di vivere».

 

Le 101 foto sono una dichiarazione d’amore verso la Madre Terra, l’unica che abbiamo e che l’uomo rischia di consumare. Uno scenario, tra quelli previsti dagli esperti, che deve far riflettere. Nel 2035 – si apprende dal Living Planet Report 2002 del Wwf – il pianeta non sarà più in grado di rigenerare metà delle risorse consumate dall’uomo in un anno, dall’acqua potabile, alle piante, alla terra coltivabile. A quella data, per soddisfare i bisogni energetici attuali e crescenti con l’aumento della popolazione, avremo bisogno di un’altra terra. E, anche se una mostra fotografica non può offrire soluzioni, né dettare le linee di un programma di difesa della terra, può avere la forza di lanciare un ulteriore monito affinché vengano salvaguardate le bellezze e le biodiversità, la ricchezza dei territori e dei mari, la sopravvivenza delle popolazioni umane e animali.

 

Madre Terra. Roma, Palazzo delle Esposizioni, Spazio Fontana, fino al 29 marzo. Ingresso libero.

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