Vedovanza e solitudine

Sono vedova da tanti anni e in tutto questo tempo mi sono dedicata al mio lavoro e ai figli, che ormai sono tutti lontani, e non solo fisicamente… Da qualche tempo ho un’amicizia con un uomo della mia età, con il quale abbiamo pensato al matrimonio. A volte mi sembra che con lui trovo serenità, altre volte ho un rifiuto, come se in fondo non riuscissi ad accettare questa persona così diversa da mio marito. Siamo sempre in bilico tra il lasciarci definitivamente o cercare di andare avanti. Mi sento tanto sola. Potete darmi un consiglio?. M.S. – Genova La perdita del coniuge apre certamente una ferita con molti dolorosi aspetti: l’impossibilità di comunicare con chi si amava, l’incertezza nell’educazione dei figli, lo smarrimento nel ritrovare un senso alla propria vita; qualche volta determina una condizione sociale di debolezza, tanto che la comunità cristiana dei primi secoli riteneva proprio elemento qualificante l’attenzione, la stima e la valorizzazione delle vedove, alle quali venivano affidati anche incarichi di responsabilità. Per quanti hanno la fede, l’oscurità del perché senza risposta è rischiarata dalla certezza dell’amore di Dio, che dona la speranza e il coraggio per andare avanti. Conosco vedovi e vedove sostenuti da questa forza interiore che, per superare il trauma della solitudine, cercano di coltivare, oltre ai rapporti familiari, anche interessi culturali e sociali, prendendo parte a iniziative presso centri sociali, e offrendo solidarietà a chi ne ha bisogno intorno a loro. In questo modo, le risorse umane spesso ancora presenti vengono valorizzate e mantenute fresche. Il ricordo della persona scomparsa non può essere cancellato, come se nulla fosse accaduto. Occorre custodirlo come un bene prezioso, che ci appartiene nella dimensione dello spirito, incastonato nel mistero dell’eternità che tutti ci attende, senza distoglierci dalla realtà che oggi stiamo vivendo. Talvolta, come nel suo caso, si affaccia il desiderio di risposarsi, è questo certamente legittimo. L’esperienza di chi, ancora giovane, ha trovato in tempi relativamente brevi un’altra persona con cui contrarre nuove nozze e condividere responsabilità suggerisce di affrontare questa scelta con grande delicatezza, soprattutto se ci sono figli. Quando poi si tratta di due persone mature, è necessario che ciascuno sia responsabilmente disposto ad accogliere l’altro totalmente, con il suo carico di ricchezze accumulate nel corso della vita, ma anche con i suoi limiti fisici, con le sue abitudini radicate ormai da anni, senza cadere nell’errore di fare confronti con l’esperienza coniugale precedente. La vita a due, se da un lato ci permette il conforto di non apparecchiare la tavola con un solo piatto, dall’altra implica necessariamente un certo condizionamento reciproco, che si fa più consistente quando si è più avanti negli anni. Conosco coppie che hanno affrontato e superato con successo questi ostacoli, accettando di superare il proprio individualismo, mettendosi reciprocamente a servizio l’uno dell’altro, aiutandosi e accudendosi fino alla fine. Per quanto le riguarda, la risposta potrà trovarla solo dentro di lei. Qualunque decisione prenderà, le auguro di trovare la forza di attuarla con un cuore generoso.

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