Nato in Campania, dove la cima più alta non supera i 1898 metri, da quando vivo in Trentino-Alto Adige a tu per tu con le catene alpine mi scopro in singolare sintonia col giovane Albrecht Dūrer quando, nel 1494, varcò per la prima volta le Alpi e si trovò al cospetto delle meraviglie dolomitiche. Di quel suo viaggio alla scoperta di paesaggi ben diversi dai piatti dintorni della sua Norimberga rimane traccia nei disegni e acquerelli con vedute di rocce e di cime inserite successivamente nei suoi dipinti e lavori a bulino e acquaforte.
Le montagne… affascinato come lui dalle rocce sedimentarie che in epoche remote costituirono il fondale del mare Tetide ma dovendo per motivi di salute evitare le altitudini, mi rifaccio con l’ammirarle, studiarle, viverle attraverso le storie narrate o lette. Come quelle che Attilio Pasetto, economista veronese con la passione della montagna, ha raccolto nel suo Uomini, montagne, libri edito da Armando: un saggio che restituisce profondità etica alla letteratura di montagna, valorizzando l’idea di un «umanesimo radicato nella natura, non antropocentrico, fondato sull’armonia e sulla condivisione del creato fra uomo e natura attraverso un rapporto alla pari. Un umanesimo cosmico. Molto diverso sia dalla cultura edonistica e consumistica dominante sia da altri pseudo umanesimi che pongono la natura al servizio dell’uomo. E tanto più prezioso, anzi indispensabile, se si pensa che oggi la montagna soffre per colpa dell’uomo. Così come soffre tutta la natura, a causa del cambiamento climatico e del degrado ambientale».
L’uomo, dunque, come parte della natura. Su questo «palcoscenico affascinante» Pasetto mostra come, attraverso autori del calibro di Dino Buzzati, Nuto Revelli, Mario Rigoni Stern, Mauro Corona, Erri De Luca, Paolo Cognetti, Francesco Vidotto e Reinhold Messner, la montagna diventi luogo di formazione morale e spirituale, spazio in cui si misurano alcuni valori ad essa legati. Dignità, libertà, rispetto, armonia, memoria, solitudine, amicizia, amore, purezza, spiritualità: sono queste le parole chiave che egli associa ai 10 libri commentati; ad esse poi ne aggiunge un’altra, trasversale a tutte le storie di montagna: bellezza. L’autore – ed è un valore aggiunto – non si limita a commentare i testi di questa rosa di scrittori, ma li mette in relazione con un presente problematico e inquietante sotto vari aspetti, che vanno dallo spopolamento al degrado ambientale, dal sovraffollamento turistico al consumismo. Senza mai scivolare nella retorica, il suo è un invito ad una presa di coscienza.
La lettura del libro mi ha ravvivato un ricordo personale di Mario Rigoni Stern – qui associato a libertà e armonia – per averlo intervistato nel 1999 nella sua casa di Asiago. Ancora mi sembra di rivederlo così: il volto assorto e un po’ melanconico, camicia di flanella a quadri, spolverata di cenere di pipa, e pantaloni di velluto a coste. La sua semplicità non era banalità, era essenzialità. Come la sua scrittura limpida, piana: in realtà il risultato di un assiduo lavorìo per arrivare a farsi capire da tutti. Fra le tante cose ascoltate da lui, questa: «La pace è il più bel dono per l’uomo, la fonte di tutte le altre consolazioni. Nella pace si vive, si ama, si costruisce, si crea. La pace potrei definirla la continuazione del paradiso terrestre». Proprio con Rigoni Stern Pasetto conclude la sua introduzione ai racconti d’autore, riportando una frase della Lectio magistralis tenuta dallo scrittore l’11 maggio 1998 in occasione della laurea honoris causa in Scienze forestali ed ambientali da parte dell’Università di Padova: «Il bosco. Cattedrale del creato: le luci che filtrano dall’alto, i fruscii, i suoni, gli odori, i colori sono mezzi per far diventare preghiera le tue sensazioni da offrire senza parole a un dio che non si sa. Forse da qui sono nati per la prima volta nell’uomo l’idea, il pensiero, la riflessione».
