Siamo dentro un passaggio d’epoca che si presta a diverse e opposte interpretazioni. In tale scenario si colloca l’iniziativa promossa lo scorso giugno a Verona dai missionari comboniani della Fondazione Nigrizia assieme alla rivista culturale Aggiornamenti sociali, edita dai gesuiti in Italia, per parlare di ecosocialismo come via di uscita dall’implosione della società capitalista.
Una prospettiva che può sembrare utopica, ma emergono alcuni segnali impensabili fino a qualche anno addietro. Ad esempio l’elezione di un sindaco esplicitamente socialista a New York e la vittoria della sinistra cosiddetta estrema a Berlino.
L’incontro di Verona Postcapitalismo e Pace: un nuovo orizzonte. Dialoghi per un futuro possibile si è svolto sollecitando un confronto aperto su alcune tesi di riferimento espresse nell’occasione dall’autorevole pensatore spagnolo Rafael Diaz Salazar, professore emerito di Sociologia dell’Università Complutense di Madrid.

Rafael Díaz-Salazar. Foto CJ
Sorprende che il suo saggio Verso il postcapitalismo, ove sostiene un incontro fecondo tra ecosocialismo e cristianesimo, provenga da un intellettuale che vive in un Paese segnato dalla spaccatura tra una tradizione cattolica, spesso collaterale con la destra, e una sinistra fortemente anticlericale.
Una terra di paradossi incarnati dalla narrazione emblematica in Spagna di un militante (chiamato genericamente Josè) al quale fu negata, a causa della sua fede cristiana, l’iscrizione al partito socialista ma che i falangisti cercarono tra i primi da mettere al muro. Ne abbiamo parlato perciò con il professor Diaz Salazar proprio a partire dalla situazione spagnola
La sua proposta proviene dalla Spagna, cioè da un Paese in cui sappiamo esistere una divisione storica tra un mondo cattolico tradizionalmente orientato verso il centro-destra e una sinistra laicista decisamente anticlericale. Come si spiega tale divisione?
Risalendo nella storia, è avvenuto che tra la metà del XIX secolo e l’inizio del XX secolo si è frantumata l’unità cattolica della Spagna con l’emersione di settori non religiosi tra gli intellettuali e, specialmente, nel mondo operaio. Il potere accumulato dalla Chiesa provocò un forte anticlericalismo che ai tempi della Seconda Repubblica e della guerra civile (1931-1939) fu molto violento. Paradossalmente, durante la dittatura di Franco e il nazional-cattolicesimo (1939-1975) è sorta una sinistra cattolica con una forte presenza nel mondo operaio.
Che tipo di sinistra è stata?
Non certo di tipo confessionale, ma di ispirazione cristiana, con un’importante presenza in sindacati e partiti laici. Nella transizione democratica e nei decenni successivi si è avuto un pluralismo politico dei cattolici che ha impedito la nascita di un partito tipo la Democrazia cristiana. Anzi, l’ascesa al potere da parte del PSOE si spiega con il voto cattolico.
E oggi?
Attualmente, il mondo cattolico è prevalentemente conservatore e sostiene in maggioranza i partiti di destra (PP) e di estrema destra (Vox), sebbene persistano i cattolici di sinistra, seppur più minoritari. Negli ultimi decenni si sono verificate tensioni tra la Chiesa e i movimenti laicisti all’interno di una società civile molto polarizzata, in cui vi è un deficit di dialogo che ha impedito ciò che papa Francesco ha chiamato la cultura dell’incontro.

Papa Leone al parlamento spagnolo. Madrid giugno 2026 foto Ansa
Esiste dunque ancora un forte legame con l’eredità del dittatore Franco e dei settori cattolici alleati con il regime?
L’eredità di Franco e il nazional-cattolicesimo sono scomparsi durante i primi decenni della democrazia. Prima della morte del dittatore, molti sacerdoti e la maggioranza della Conferenza Episcopale si distanziarono dal regime franchista, evitando allo stesso tempo ogni incoraggiamento verso la creazione di un partito politico dei cattolici. Una decisione che ha favorito la transizione verso la democrazia.
Come si colloca la crescita dell’estrema destra?
Il progetto dell’estrema destra guidata da Vox propone una narrazione culturale sul nazional-cattolicesimo come nucleo dell’identità spagnola. Si tratta di un uso politico-culturale, senza uno slancio specificamente religioso, per rafforzare il rifiuto dei migranti islamici, e che si ricollega alla riconquista cattolica della Spagna tra l’VIII e il XV secolo. Questa estrema destra ha un sostegno molto significativo da parte dei cattolici che hanno rifiutato papa Francesco e non sono d’accordo con il pensiero di Leone XIV sulla migrazione.
Nel suo testo c’è un riferimento pieno di gratitudine verso due persone poco conosciute in Italia: chi sono Joan García Nieto e Francisco Fernández Buey?
Joan García Nieto è stato un gesuita di profonda spiritualità ed esperto di sociologia del lavoro presso un’università della Compagnia di Gesù. Il suo legame con la HOAC (Hermandad Obrera de Acción Católica – Fratellanza Operaia di Azione Cattolica) gli fece scoprire la realtà dei quartieri impoveriti, tanto che andò a vivere in uno di essi. Partecipò alla lotta antifranchista e al dialogo con i comunisti e i socialisti spagnoli. Fu uno dei fondatori di Cristianismo y Justicia, un centro dei gesuiti della Catalogna molto attivo nel dialogo tra fede, giustizia e cultura. È sempre stato, ed è tuttora, molto stimato nella sinistra spagnola.
E Francisco Fernández Buey?
È stato un professore universitario specializzato nel pensiero di Gramsci e nell’ecosocialismo, militante antifranchista e principale punto di riferimento intellettuale di Izquierda Unida, un partito a sinistra del PSOE. Era ateo, ma apprezzava molto quello che definiva “il cristianesmo della liberazione”. Queste due persone costituiscono un esempio della “cultura dell’incontro” che ha avuto e continua ad avere luogo in Spagna tra alcune culture cristiane e alcune culture atee e agnostiche.
La transizione verso il post-capitalismo sembra ragionevole, considerando i danni causati dall’ideologia del libero mercato. Ma ad esempio nell’America Latina, segnata dai movimenti popolari sostenuti da papa Francesco, vediamo crescere e andare al governo la destra trumpista. Le cose non vanno nel verso sperato…
Occorre fare chiarezza e dire che il sostegno elettorale di milioni di cristiani a tali partiti manifesta uno svuotamento del cristianesimo, del suo nucleo gesuano [termine usato per indicare il messaggio originario di Gesù, ndr]. Relativamente ai partiti di estrema destra, trumpisti o meno che siano, è urgente esplicitare una critica evangelica del loro uso strumentale del cristianesimo e denunciare profeticamente il sostegno di chi si professa cristiano in progetti che sono agli antipodi del messaggio delle Beatitudini, dell’amore universale e del primato evangelico degli ultimi.

Papa Francesco con i rappresentanti dei Movimenti Popolari in Vaticano 2014
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Giorgio La Pira ci ha esortato ad ascoltare le correnti profonde della storia che, come quelle del mare, differiscono da ciò che accade in superficie. Ma non è troppo difficile sperare in un cambiamento possibile di tale ondata?
Giorgio La Pira è un punto di riferimento anche in Spagna, così tutta la fioritura del cattolicesimo conciale fiorentino. In particolare per la rivista Iglesia viva. Come ho detto durante l’incontro tenutosi a giugno a Verona, ho affermato che ci troviamo in una “notte oscura della storia”. Ma è precisamente in momenti come questo che la speranza cristiana si rivela più necessaria per iniziare ad accendere una nuova luce. La speranza dobbiamo nutrirla con la fede nella risurrezione di Gesù — che costituisce anche un principio di insurrezione contro le tenebre che oscurano il mondo —, con la convinzione che le cause sociali per cui lottiamo siano più importanti dei fallimenti che sperimentiamo in questa azione, con l’amore per gli impoveriti che ci impedisce di abbandonarli e con il sostegno ai movimenti sociali popolari che mostrano con le loro lotte la tenacia della speranza. In essi vedo il principale segnale di speranza, specialmente nell’ecologismo dei poveri.
È il messaggio che ci ha lasciato papa Bergoglio. Come fare a portarlo avanti?
Francesco, negli Incontri Mondiali dei Movimenti Popolari, ha mostrato una grande sintonia con tali movimenti. I suoi discorsi in tali Incontri contengono la dottrina sociale della Chiesa più profetica e combattiva. Sono imprescindibili per il nuovo quadro culturale di cui abbiamo bisogno. Ho basato su questa tesi l’edizione che ho curato in Spagna del libro Francisco, Con los movimientos populares del mundo. Per rendere possibile la speranza è necessario superare l’attuale modello economico e culturale, che è un sistema strutturale di guerra e di distruzione dell’ambiente. In Verso il postcapitalismo ho cercato di motivare la transizione verso un altro modello alternativo, basandomi sul pensiero sociale di Francesco, sulle impostazioni di DIALOP — una piattaforma europea molto interessante, nella quale le persone appartenenti ai Focolari hanno una presenza molto rilevante — e sull’ecosocialismo.
Di fatto, però, il pensiero neoliberale è egemone anche nei socialisti e democratici europei che appaiono distanti dai ceti popolari e pervasi dalle ragioni a favore del riarmo….
Bisogna essere chiari nel dire che il riarmo europeo non costruirà la pace di cui abbiamo bisogno. Si tratta, infatti, di una nuova escalation verso una guerra aperta o, come minimo, verso una nuova guerra fredda che non favorirà affatto la pace. L’IA applicata alla produzione di armamenti sta creando una nuova economia industriale-militare che è molto pericolosa per i cittadini e una fonte di arricchimento per la nuova oligarchia mondiale formata dai proprietari delle grandi aziende tecnologiche.
Come si può uscire da tale contraddizione?
Non c’è altra via d’uscita se non una nuova diplomazia da parte degli Stati e una crescita dei movimenti pacifisti nella società civile. Nel libro Dalla sofferenza sociale alla speranza (Del sufrimiento social a la esperanza) ho sollevato la necessità di riattivare “lo spirito di Helsinki” all’interno di una OCSE ampliata. Che piaccia o no, il contributo della Cina è necessario per aprire una nuova fase di pace. Per contribuire a rendere efficace la “pace disarmata e disarmante” sostenuta da Leone XIV, è fondamentale la creazione di un’opinione pubblica opposta al discorso e alla politica del riarmo. Non possiamo lasciare la politica di pace nelle mani dei governi. Questa è una sfida fondamentale per la creatività del mondo cristiano.
