Una legge per il welfare generativo

Come rendere attivo il destinatario della prestazione sociale che diventa, così, un investimento e non un costo.  La proposta normativa della Fondazione Zancan nel giudizio positivo del costituzionalista Emanuele Rossi della Scuola Sant'Anna di Pisa
welfare

Malgrado le grandi contraddizioni della spesa sociale in Italia, i segnali di generatività si stanno facendo strada con una strategia condivisa: responsabilizzare, rendere, rigenerare. Significa valorizzare ogni persona che riceve aiuto chiedendole di contribuire al bene comune. Non è facile e le resistenze sono notevoli nelle pubbliche amministrazioni da parte di chi non è disposto a superare le consuetudini burocratiche che ingessano e deteriorano le risorse a disposizione, mentre è urgente e sperimentare pratiche di welfare capaci di investimento, rendimento, impatto sociale.

 

Per questo nel rapporto 2015 la Fondazione Emanuela Zancan dedica ampio spazio a una proposta di legge per il welfare generativo. «Giunti a questo punto, la Fondazione ritiene sia necessario compiere un deciso passo in avanti, ovvero giungere a una disciplina legislativa (per il livello nazionale e per quello regionale) che consenta di mettere a frutto la proposta di welfare generativo aprendo a essa opportunità di applicazione diffusa» scrive Emanuele Rossi, costituzionalista della Scuola Sant'Anna di Pisa.

 

Il welfare generativo che la proposta intende regolare si fonda sull'idea di collegare l'erogazione di una prestazione del sistema integrato, e tesa a garantire un diritto sociale, all'attivazione del soggetto destinatario della prestazione.

 

Con welfare generativo, in sostanza, si intende «l'insieme delle modalità di rigenerazione e rendimento delle risorse a disposizione del sistema di welfare, mediante la responsabilizzazione dei soggetti destinatari di interventi di sostegno, i quali volontariamente realizzino azioni a corrispettivo sociale a vantaggio della collettività». Le «azioni a corrispettivo sociale» sono quelle attività che comportano il coinvolgimento attivo e responsabilizzante del destinatario degli interventi di sostegno: si tratta di attività finalizzate a rafforzare i legami sociali, a favorire le persone deboli e svantaggiate nella partecipazione alla vita sociale, a promuovere a vantaggio di tutti il patrimonio culturale e ambientale della comunità; in generale, ad accrescere il capitale sociale locale e nazionale.

 

Si aprono in questo modo nuovi scenari di welfare, per superare la recessione che vedrà inevitabilmente una riduzione della protezione sociale se al welfare assistenziale non subentreranno nuovi paradigmi di welfare, necessari per passare dalla logica del costo a quella dell’investimento. La proposta di legge mira inoltre a realizzare un sistema efficace di valutazione delle azioni a corrispettivo sociale, verificando il valore sociale prodotto, attraverso un rapporto annuale di monitoraggio. «Questa proposta – precisa Rossi – ha il solo scopo di “mettere sul piatto” il portato possibile, sul piano normativo e delle regole giuridiche, delle riflessioni svolte e maturate sul campo. Ovviamente si tratta solo di una proposta, come tale discutibile, modificabile, integrabile». È a disposizione delle forze politiche perché ne facciano il migliore utilizzo possibile con l’obiettivo di favorire nuove forme di solidarietà e di cittadinanza generativa.

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