Un popolo europeo

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Molti (tra cui il papa) parlano di una nuova primavera della chiesa in Europa, grazie in particolare alla nascita e allo sviluppo dei movimenti e delle nuove comunità. Dal suo punto di osservazione, quale ritiene che sia il loro ruolo nell’attuale momento politico ed ecclesiale? Mi sembra che l’esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Europa di Giovanni Paolo II proponga una sintesi particolarmente significativa sul contributo offerto dai nuovi movimenti e dalle nuove comunità ecclesiali: Aiutano i cristiani a vivere più radicalmente secondo il vangelo – vi è scritto -; sono culla di diverse vocazioni” Promuovono soprattutto la vocazione dei laici e la portano ad esprimersi nei diversi ambiti della vita; favoriscono la santità del popolo; possono essere annuncio ed esortazione per coloro che diversamente non incontrano la chiesa; spesso sostengono il cammino ecumenico ed aprono vie per il dialogo interreligioso” Sono di grande aiuto nel diffondere vivacità e gioia nella chiesa (n. 16). L’Europa ha urgente bisogno del cristianesimo e della vita del vangelo e i movimenti sono una strada per realizzare tutto ciò. C’è un secondo contributo che ritengo di valore storico: i movimenti, in genere, costituiscono già un popolo europeo che va aldilà delle frontiere delle singole nazioni, delle culture, delle appartenenze etiche. L’Europa, anche recentemente, ha fallito tragicamente nella convivenza delle diversità nazionali e etniche ed è provvidenziale che essa possa ora attingere a questi laboratori che indicano la possibilità di realizzare una vera famiglia oltre ogni frontiera. L’Europa politica ha manifestato gravi momenti di imbarazzo e di divisione nelle idealità e nei valori da perseguire. I cristiani possano ridare fiato all’Europa politica? Nell’ultimo vertice di Bruxelles il dibattito ha mostrato soprattutto una carenza di luce. Riguardo ai valori che dovrebbero costituire la visione o l’idea dell’Europa, vedo un problema di fondo: stiamo rischiando una vuota retorica dei valori. Infatti, da un lato è condivisibile la lista dei valori che troviamo nei primi articoli del testo attuale del trattato costituzionale: dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, pace… tutti elementi centrali nel magistero sociale della Chiesa cattolica. Ma, quando iniziamo a discutere su quale sia il fondamento, il contenuto, l’interpre-tazione di tali valori, ci troviamo spesso a mani vuote. Non è sufficiente nominarli! Nel nome di uno stesso valore si sostengono posizioni contrarie: per esempio, la dignità umana viene citata sia contro l’aborto, sia a favore. I cristiani hanno la responsabilità di offrire una luce per fondare, interpretare e dare un contenuto ai valori. Un’Europa senza luce vaga nel buio o si smarrisce in un anarchico pluralismo di luci parziali o illusorie. L’avvicinamento tra decine di movimenti cattolici, evangelici, anglicani e ortodossi può contribuire a un nuovo slancio ecumenico? Sulla scena ecumenica sta divenendo sempre più chiaro che per procedere sul cammino della riconciliazione e dell’unità abbiamo bisogno della novità di una forte spiritualità, radicata nel vangelo e vissuta. La domanda di spiritualità è sempre più udibile, anche se spesso il suo contenuto è ancora piuttosto oscuro. I movimenti hanno un’esperienza di cosa sia una spiritualità, e puntano sulla vita. Spesso le difficoltà che ostacolano il rapporto fra le chiese non sono tanto di tipo teologico, ma piuttosto di tipo storico, culturale, giuridico o psicologico. C’è ancora molta paura! I movimenti hanno cominciato a superare il timore d’incontrarsi e di collaborare, perché sentono di condividere l’acqua della spiritualità. Sono convinto che tale vivere insieme il vangelo libererà il campo da tante pietre di inciampo e anche il dialogo teologico potrà avanzare. In che modo la chiesa istituzionale può aiutare tali movimenti a crescere nella comunione ecclesiale? Credo che il punto stia nell’approfondimento e nella riscoperta della ricchezza della cattolicità o universalità della chiesa. Alla luce della mia esperienza europea, vedo quale grande chance sia la cattolicità del vangelo. Essa è la possibilità di pensare a un’unità che non distrugge, ma realizza le singole identità e a delle identità che non diventano fortezze chiuse, ma che contribuiscono a creare insieme una nuova realtà. Se andiamo nel profondo e siamo maturi possiamo vedere come la chiesa sia insieme dimensione universale e locale; primato e sinodalità; istituzione e carismi; parrocchie e movimenti” Le contrapposizioni sono impoverimento e segno che si è ancora un po’ all’età infantile; ma, dopo l’infanzia, vengono le stagioni della vita dove si matura e si impara a gioire della varietà delle ricchezze della chiesa. Il mancato riferimento alle radici cristiane dell’Europa, l’immigrazione crescente, il materialismo” Tutti elementi che dicono come il cristianesimo sia religione di minoranza in Europa. Si parla di epoca post-cristiana. In questo contesto, l’unità dei cristiani quale ruolo può avere? Sulle varie fasi del dibattito a proposito del riferimento alle radici cristiane nel preambolo del trattato costituzionale dell’Unione europea si potrebbe già scrivere un romanzo! È vero che nell’attuale bozza del preambolo si è scelto la strada di un generico riferimento ai retaggi culturali, religiosi e umanistici dell’Europa, cioè la strada dell’impersonalità e del tentativo di trovare un consenso su un minimo comune denominatore. Perché tanta difficoltà a citare il cristianesimo? Pesano contrasti ideologici già piuttosto datati, si percepisce l’autoritarismo di un certo laicismo; ma soprattutto addolora il constatare una incomprensione di fondo dell’essenza dell’esperienza cristiana. Alcuni pensano a una questione di privilegi, altri alla necessità di dividerci una torta; alcuni ritengono che citare il cristianesimo sarebbe un torto alle altre religioni, altri che sarebbe un pericolo per la laicità… Solo insieme i cristiani possono testimoniare che il cristianesimo è una buona notizia per l’Europa, la notizia di un Dio che ha dato la vita per tutti, che ha portato il segreto per costruire una casa dove tutti possono abitare, che ha fondato la laicità distinguendo ciò che è di Dio e ciò che è di Cesare” Forse è giunta l’ora di trovare un consenso sul massimo comune denominatore, non sul minimo. A cura di Michele Zanzucchi FRANCIA, CECHIA E SPAGNA Ad esempio… Il fenomeno dei movimenti e delle nuove comunità è ormai presente in tutti i paesi europei, anche se con tempi e modi di espressione diversi. Abbiamo preso tre paesi come esempio. Qui Parigi. La presa di coscienza della realtà dei nuovi movimenti e comunità ecclesiali da parte della Chiesa cattolica francese è relativamente recente. I vescovi avevano in precedenza fatto la scelta dell’Azione cattolica, che vivrà i suoi momenti di maggior gloria nel corso degli anni Cinquanta. L’episcopato ha poi continuato a restare fedele a questa scelta, mentre nuovi stimoli stavano nascendo a fianco dell’Azione cattolica. Tanto più che le nuove comunità ecclesiali sembravano limitarsi ad una dimensione spirituale. In realtà, è con la Giornata mondiale della gioventù del 1997 che si è assistito alla grande svolta in Francia. In effetti, il loro inatteso e grande successo è stato determinato in massima parte alla capacità aggregativa e al dinamismo dei giovani movimenti. L’opinione pubblica è stata conquistata da tale incontro” Da parte loro, i movimenti e le nuove comunità si sono inseriti nella vita della chiesa partecipando alla catechesi, alla pastorale familiare, al rinnovamento della preghiera” Ormai molti giovani sacerdoti, e persino dei vescovi, provengono da tali movimenti. Anche se ancora minoritarie, queste comunità sono ormai riconosciute per il loro specifico apporto nell’ecumenismo, nella vita contemplativa, nella formazione dei laici e delle famiglie, oltre che per la loro disponibilità alle esigenze della chiesa. Un’ulteriore svolta sembra ora avvenire nella conoscenza reciproca e nella collaborazione tra movimenti. Diverse iniziative hanno riunito in questi tre ultimi anni migliaia di partecipanti in Francia, iscrivendosi nella vita della Chiesa diocesana. Alain Boudre Qui Praga. Dalla Repubblica ceca, hanno partecipato alla grande assemblea della Pentecoste 1998 un centinaio di persone. L’esperienza si è rivelata straordinaria. Il vescovo di Plzen, mons. Radkovsky, delegato per i laici nella Conferenza episcopale ceca, ha poi invitato i responsabili dei movimenti e delle nuove comunità ecclesiali allora noti per cercare di capire insieme come realizzare l’invito di Giovanni Paolo II all’interno della Chiesa ceca. La risposta è stata immediata e compatta, con la creazione di un consiglio dei movimenti e delle nuove comunità ecclesiali. L’atmosfera è sempre stata caratterizzata da un costruttivo amore reciproco. Il consiglio si incontra regolarmente, e vive della comunione di vita di ogni movimento, nella comune preghiera. Allorché si preparano manifestazioni comuni, il ritmo degli incontri accelera. Così nel 1999, quando a Praga è stata organizzata una conferenza in cui duecento delegati si sono confrontati tra loro sui principali temi del laicato cattolico, prima di un incontro aperto a tutti i membri e simpatizzanti dei movimenti e delle nuove comunità. Nel 2000 si è tenuta una seconda conferenza, mentre nel 2001, in occasione della visita di Chiara Lubich nella Repubblica ceca, si è svolto a Praga un incontro con 3500 partecipanti. E nel 2002 si è tenuta una conferenza di preparazione al sinodo della Chiesa cattolica. Irena Sergankova Qui Madrid. L’annuncio della visita di Giovanni Paolo II in Spagna del maggio scorso portava con sé il rischio di un insuccesso. Eppure l’affluenza ha superato le aspettative più ottimiste: quasi 800 mila giovani nella giornata a Cuatro Vientos e quasi un milione di persone nella canonizzazione di cinque spagnoli in Plaza Colòn. Di fronte a tale successo, tanti si sono chiesti chi avesse smosso la gente; e non pochi hanno indicato nei movimenti ecclesiali il motivo del successo. Non è stato solo merito loro, evidentemente, ma ne sono stati i veri protagonisti. Prova ne sia l’interesse per i movimenti che continua sulla stampa, per capire l’entità delle nuove armate del papa. Una ricerca di Sara Martín, pubblicata a settembre sul quotidiano La Razòn, indica in 500 mila gli appartenenti ai 49 movimenti consultati. Non è nuovo il ruolo dei movimenti nella Chiesa spagnola. Con alle spalle dieci anni di rodaggio, il Forum dei laici raduna oggi 54 realtà ecclesiali in ambito nazionale. Secondo l’attuale presidente, Juan José Rodríguez dei Cursillos, non è possibile un’unità di azione se non promuoviamo la spiritualità di comunione di cui parla la lettera apostolica Novo Millennio Ineunte. Segno della vitalità dei movimenti sono inoltre le iniziative di carattere culturale ed accademico: i congressi Cattolici e vita pubblica; le fiere Ecumene; le iniziative delle università cattoliche. Javier Rubio

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