Un neonato che vomita

Dottore, le telefono perché sono preoccupata per mio figlio. Come sa, Giorgio ha 35 giorni e finora, anche se spesso aveva avuto frequenti rigurgiti e il nasino chiuso, era stato sostanzialmente bene. Ora però, da circa una settimana, ha iniziato a vomitare dopo molte delle poppate, dapprima sporadicamente, ma da ieri quasi a getto….. Elena e Claudio – Cuneo Quella riportata non è stata una domanda giunta in redazione, ma la sintetica descrizione di una telefonata avvenuta la scorsa settimana cui è seguita un’immediata visita del bambino. Il piccolo era lamentoso e lievemente disidratato, mentre nell’ultima settimana si era rallentata la crescita in peso (che ricordiamo nel neonato fino ai 3 mesi è mediamente di 170-200 gr a settimana ). Un’indagine ecografica d’urgenza ha confermato il sospetto clinico: Giulio era affetto dalla stenosi ipertrofica del piloro (Sip). Il giorno dopo è stato sottoposto ad intervento chirurgico, ed oggi a distanza di 5 giorni è già a casa e ha ripreso a mangiare e a crescere. La Sip è una patologia che si manifesta intorno al mese di vita, con una sintomatologia di vomito a getto progressivamente più significativa. Il vomito persistente del neonato può però essere determinato anche da altre cause. Tra le tante possibili ricordiamo la sempre più frequente intolleranza alle proteine del latte vaccino, patologia che può in molti casi essere prevenuta con l’allattamento al seno. Quando allora bisogna preoccuparsi del vomito di un neonato? In effetti bisogna intanto distinguere il vomito dal semplice rigurgito di piccole quantità di latte, che avviene in genere dopo la poppata e in un neonatino in completo stato di benessere. Il vomito nel neonato, se non è occasionale e si verifica sempre più spesso, può essere la spia di problemi che vanno indagati. Nel caso invece di rigurgiti il più delle volte, a meno che non siano eccessivamente frequenti e disturbanti, non bisogna fare nulla, essendo un fenomeno parafisiologico. Questo caso mi ha insegnato una volta di più come solo una comunicazione sincera e reciprocamente rispettosa tra pediatra e genitori sia la strada per arrivare presto e bene alla corretta diagnosi e terapia. In effetti, nella mia esperienza di oltre vent’anni, mi sono sempre più convinto che le mamme sono antenne potentissime, indipendentemente dal livello culturale, di quella che è la salute del bambino: spesso la mamma non sa cosa il bambino abbia, ma sa che il suo bambino ha bisogno d’aiuto, con un intuito e una sensibilità talora superiore a quella degli stessi sanitari. Quindi un incoraggiamento e una trasmissione di fiducia alla mamme: non è importante leggere manuali o riviste specializzate per conoscere il proprio figlio e essere brave mamme! Sarà sufficiente ascoltare serene il proprio cuore e, all’occorrenza, parlare con franchezza al pediatra, senza nascondere i dubbi, le paure, le incertezze, le aspettative. Tutto ciò diviene premessa per una vera alleanza terapeutica, in qualche modo realmente paritetica, pur nel rispetto dei diversi ruoli, con chi per mestiere è l’esperto della salute dell’infanzia.

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