Un lavoro libero dal ricatto delle armi. Proposta da Cagliari

Una forte istanza di alcuni partecipanti della settimana sociale dei cattolici italiani per la riconversione economica del Sulcis Iglesiente e non solo. Lettera a Gentiloni
Guerra Yemen

Per 4 giorni, da giovedì 26 a domenica 29 ottobre, l’area della Fiera di Cagliari, a due passi dal mare, si è trasformata in un fortino blindato da un efficiente controllo accessi affidato a volontari e forze di polizia.

Oltre mille persone,tra delegati e invitati da tutta Italia, hanno potuto ascoltare una fitta serie di testimonianze e relazioni, compresi i pacati interventi istituzionali delle autorità, dal sindaco della città al presidente del Parlamento europeo, che hanno elogiato e apprezzato le proposte consegnate dal comitato scientifico delle Settimane sociali.

Come già riportato, si tratta di richieste anche molto tecniche, come ad esempio la canalizzazione dei Piani di risparmio individuali verso il finanziamento delle piccole imprese non quotate. Sollecitazioni che sono il frutto dell’analisi del gruppo di esperti, chiamati a collaborare alla organizzazione delle giornate in Fiera, dove parte di una mattinata è stata dedicata al confronto tra i partecipanti distribuiti in un centinaio di tavoli di discussione.

Proprio da questa pratica orizzontale, che permette di mettere in luce la ricchezza e la vivacità della presenza ecclesiale in Italia, è nata un’istanza diretta al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni atterrato brevemente, sabato 28 ottobre, in terra sarda prima di partire per un impegnativo viaggio in India, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar.

Seguendo l’indicazione assunta dalle Settimane sociali, di praticare la denuncia assieme alla proposta, alcuni dei partecipanti, una cinquantina, hanno ricordato il video messaggio iniziale rivolto da papa Francesco all’assemblea di Cagliari laddove ha affermato che tra «i lavori che umiliano la dignità delle persone» ci sono «quelli che nutrono le guerre con la costruzione di armi». Una citazione che non può non rimandare al noto caso delle bombe prodotte a pochi chilometri dalla Fiera e inviate, direttamente dall’aeroporto di Elmas, verso l’Arabia Saudita per la guerra in corso in Yemen. Un fatto che, come si ricorda nell’appello in forma di lettera aperta, mette in evidenza la responsabilità «del governo italiano e della maggioranza del parlamento» che hanno scelto di non fermare il trasferimento di questi strumenti di morte destinati a colpire duramente la popolazione civile anche dentro gli ospedali, come contestato da fonti internazionali.

Per i firmatari della istanza dal basso, tra i quali il vescovo Giovanni Ricchiuti presidente nazionale di Pax Christi, «a partire dal ripudio della guerra affermato nella Costituzione, come cittadini della Repubblica e partecipanti alla Settimana sociale, in un percorso che comincia da Cagliari riteniamo doveroso adoperarci per chiedere l’applicazione integrale della legge 185/90, frutto della lotta dei lavoratori che, nel nostro Paese, si sono opposti alla produzione e vendita di armi alle Nazioni in guerra».  A Gentiloni si chiede, quindi, non solo di impegnarsi «per fermare immediatamente l’invio di quegli ordigni, impiegati dai sauditi nella guerra in Yemen, definita dall’Onu la più grave emergenza umanitaria dal ‘46 ad oggi» ma anche di promuovere «un altrettanto immediata azione del governo per la riconversione della fabbrica a produzioni civili, con piena salvaguardia dell’occupazione».

A presentare formalmente tale istanza, con le firme dei partecipanti raccolte in tempi brevi ma aperta all’adesione di chi vuole, sono stati due delegati della diocesi di Iglesias. Si tratta di Cinzia Guaita e Arnaldo Scarpa che svolgono anche la funzione di portavoce del comitato riconversione Rwm dove sono presenti «realtà di diverso orientamento ideologico e culturale».

In tale veste, i due rappresentanti del comitato hanno inviato gli esperti delle Settimane sociali a partecipare al seminario in programma il prossimo 3 dicembre a Iglesias dedicato «alla riconversione dell’economia per un lavoro a favore della vita». Un percorso che si vuole in continuità con la riflessione emersa nelle giornate di Cagliari per riscoprire “il senso del lavoro” a partire da «come, perché e per chi si produce».  Una traccia feconda che è chiamata a confrontarsi con la «globalizzazione dell’indifferenza» che pone sotto ricatto il territorio del Sulcis Iglesiente, attraversato da una grave crisi lavorativa, coinvolto suo malgrado con la guerra che colpisce lo Yemen, il Paese più povero del Golfo Persico.  «Gli idoli vogliono rubarci la dignità. I sistemi ingiusti vogliono rubarci la speranza», come ha detto Francesco nel testo della preghiera proposta nel 2013 proprio a Cagliari invitando a «lottare per il lavoro».

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