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Italia > Comunicazione

Un divario generazionale

di Javier Rubio

- Fonte: Città Nuova

Il digital divide è sempre più ampio. Uno dei motivi è le differenti fonti di informazioni che usano giovani e adulti.

Si sapeva che ormai il digital divide, cioè il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell’informazione (in particolare personal computer e Internet) e chi ne è escluso, in modo parziale o totale, è sempre più ampio e contraddistingue grandi differenze tra gruppi di popolazione, sia a livello mondiale (Paesi ricchi/ poveri), sia per aree geografiche (Nord/Sud), oppure all’interno di ogni Paese (popolazione urbana/rurale). Non era così chiaro, però, che tali differenze allontanassero tanto i giovani dagli adulti, al punto di dover parlare di un vero “divario generazionale”.

 

Uno dei motivi su cui alcuni puntano (i sociologi dovranno verificarlo) sono le fonti d’informazione che gli uni e gli altri scelgono. A questo riguardo, i Digital News Report, elaborati dal Reuters institute ogni anno, mostrano come giovani e adulti vivono in mondi diversi: mentre il 64 per cento dei giovani tra 18 e 24 anni sceglie Internet come principale fonte d’informazione, invece il 51 per cento degli adulti, oltre i 55 anni, preferisce la tv (meglio non segnalare la scarsa percentuale, sia di giovani, sia di adulti che ancora ricorrono alla radio e la stampa). Il rapporto, un’inchiesta su oltre 70 mila persone, analizza 36 diversi Paesi (23 dell’Europa).

 

Una possibile conseguenza di questo divario digitale-informativo-generazionale si è voluta vedere, ad esempio, negli ultimi processi elettorali della Spagna. Mai prima era stata così chiara la differenza tra i “gusti politici” dei giovani di fronte a quelli degli adulti. Secondo i sondaggi del Centro di ricerche sociologiche (Cis), mentre prima la tendenza accomunava giovani e adulti per votare ora la destra, ora la sinistra, invece nelle ultime elezioni gli adulti hanno preferito i partiti tradizionali, mentre i giovani tendono verso i nuovi partiti (oppure, la nuova destra e la nuova sinistra). Cioè, l’età dei votanti diventa un fattore decisivo per spiegare i risultati elettorali, più che la classe sociale, la posizione economica o il luogo dove si abita.

 

Più evidenti ancora, secondo i sondaggi di Metroscopia (agenzia legata al quotidiano El País), sono le grandi differenze tra giovani e adulti in argomenti come la religione (il 47 per cento dei giovani si dichiara ateo, agnostico o non credente, di fronte al 12 per cento degli adulti oltre 65 anni), la riforma della costituzione (66/42 per cento) o la mancata ridistribuzione della ricchezza (79/62 per cento). Afferma Belén Barreiro, già presidente del Cis: «Il divario generazionale è insolito e non abbiamo prestato l’attenzione che merita».

 

 

 

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