Un Carisma può cambiare le regole del gioco?

Presentato a LoppianoLab 2017 il nuovo libro di Bernhard Callebaut per la collana Percorsi di Sophia, edito da Città Nuova

Una festa della cultura, si può riassumere così la tavola rotonda del 1° ottobre presso l’Istituto Universitario Sophia di Loppiano, in cui illustri ospiti – il copresidente dei Focolari Jesús Morán, il presidente della fondazione Zancan Tiziano Vecchiato, la teologa islamica Shahrzad Houshmand – hanno attraversato le 634 pagine del volume La nascita dei Focolari. Storia e sociologia di un Carisma (1943-1965).

Un testo coraggioso che affronta l’insorgere del Movimento dei Focolari e lo situa nel panorama sociologico e nella storia del ‘900.

A moderare la mattinata, il neodirettore della rivista Città Nuova, Aurora Nicosia.

LoppianoLab 2017

Ma qual è il senso di presentare questo libro all’interno dell’8° edizione di LoppianoLab dal titolo Né vittime né briganti. Cambiare le regole del gioco? Lo ha spiegato l’autore, Bernhard Callebaut, sociologo belga di lingua fiamminga e docente a Sophia, intervenuto in apertura. «LoppianoLab affronta l’esigenza di un cambiamento nell’architettura della convivenza. Penso che ci sia un legame profondo tra questo lavoro e il tema di LoppianoLab: riflettere sul cambiamento a partire da un Carisma, come parte di una nuova produzione culturale e sociale. Ci collochiamo tra la tradizione e l’innovazione. Chiara Lubich – continua l’autore – ha paragonato questo periodo a quello di una gestazione. Messa a lungo alla prova, Chiara non si è mai sentita una vittima, ma ha scelto di continuare a sostenere il cambiamento dal di dentro».

È la stessa fondatrice dei Focolari, a sostenere e incoraggiare ancora negli anni ’80 l’autore nella realizzazione di questo lungo lavoro, coronato nella tesi di dottorato, pubblicato in originale in lingua francese nel 2010 e oggi, per i tipi di Città Nuova, finalmente anche in lingua italiana.

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Il libro indaga lo sviluppo dei Focolari fino al 1965, subito dopo cioè la sua approvazione, ma pone le premesse per ragionare sul suo impatto anche dopo il ’65 e quindi nella nostra società attuale e nel futuro. In quell’anno i Focolari erano solo una “promessa”, anche se prorompente, sottolinea Nicosia nell’introdurre gli ospiti. Nel volume, spiega, si snodano alcune domande interessanti, alle quali il lettore attento potrà trovare risposta. Quale tipo di leader è stata Chiara Lubich e come è stato gestito il Carisma? Callebaut scandaglia il contesto sociale, l’emergente ruolo dei laici, il gruppo che si andava a formare attorno a quella leader, giovane e donna! E ancora, l’humus nel quale Chiara si forma in famiglia, la delicata fase di approvazione del Movimento da parte della Chiesa cattolica: in fondo questo movimento era troppo nuovo per essere compreso, troppo grande la profezia. Come erano questi Focolari e cosa volevano dire alla Chiesa di allora?

Nel libro si trovano documenti inediti e accurate ricostruzioni storiche, episodi molto poco conosciuti che potranno sorprendere tanti. Si può citare una conversazione del cardinal Siri nel focolare di Genova, in cui spiega il suo errore di giudizio nei confronti dei Focolari durato alcuni anni. O la nota di un dossier della Conferenza episcopale italiana, in cui si scrive come l’insegnamento dei Focolari, che comprende termini come Gesù in mezzo o Gesù abbandonato, porti dottrine sconosciute nella Chiesa. Sospetti e critiche che portano quasi al suo scioglimento, che non è però mai avvenuto.

«L’ho preso come un thriller, con alcune descrizioni quasi cinematografiche, che darebbero materia per un bel film sugli intrighi vaticani», esclama scherzosamente in apertura del suo intervento Jesús Morán, che ha analizzato tutto il lavoro sotto la categoria dell’attualizzazione, intesa come “reinterpretazione creativa della tradizione”. Ma quello dei Focolari è veramente un carisma, e che tipo di carisma è? Questa è la domanda di fondo che percorre tutto il libro, spiega. È l’ipotesi che percorre tutta l’indagine, e che nel corso del lavoro viene ampiamente dimostrata. Un lavoro che il copresidente dei Focolari giudica imprescindibile, con un peso accademico notevole. Perché, afferma, «mette in luce la rottura del dualismo tra laico e religioso, superando gli schemi secolari delle religioni».

Un lavoro che anche a parere del sociologo e presidente della fondazione Zancan, Tiziano Vecchiato, ha un carattere fondativo. Vacchiato, citando la postfazione di Abruzzese, sottolinea come la fondazione dei Focolari sia rimasta lontana da qualsiasi edificazione di una comunità alternativa e quindi separata dal mondo. «Non c’è un approccio “proprietario”, non è un… leasing! Come lo stesso Gesù, del resto, che non aveva un posto dove stare». E sottolinea l’importanza dell’aver gestito delicatamente questo dono, proprio per il suo aspetto sorprendente. C’era il rischio in quegli anni che questa forza innovatrice, generatrice, potesse essere al tempo stesso distruttiva, scappando di mano, e, invece, nella sottomissione alla Chiesa, nell’accettazione delle difficoltà, nel non montarsi la testa, è potuta fiorire. Il libro, afferma ancora, «dà a chi lo legge la possibilità di coglierlo in profondità, segnando la differenza tra la ratio della conoscenza e la generatio della Sapienza».

Emerge la dimensione di “lievito”, di “generatività” propria del carisma dell’unità, sottolinea in conclusione il preside dell’Istituto Universitario Sophia di Loppian,o Piero Coda, una dimensione che sostiene “da dentro” una società all’altezza delle sfide di oggi.

Toccante l’intervento di Shahrzad Houshmand, iraniana, teologa musulmana, testimone di come in tutti questi anni, Chiara Lubich e con lei il Movimento dei Focolari non abbiano fatto dialogo con le religioni, ma con le persone. Coincidenza molto particolare il ricorrere in questo stesso giorno della più importante festa dell’Islam sciita, il martirio di Hussein.

Chiara è per Shahrzad «una donna con la fede visionaria di una persona che non aveva paura». Non aveva mai paura di incontrare l’altro, anche se questo portava alla “morte di sé”, per un ascolto che non è mai finzione, ma vero svuotamento che permette l’apertura di una dimensione assolutamente nuova, quella dell’unità, che realizza la vera fratellanza. «Se rimaniamo fedeli ai nostri profeti e ai nostri santi, senza tradire con le nostre debolezze, il carisma dell’unità conquisterà il mondo», afferma.

 

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