Un barbone sullo scoglio

«Ciascuno nel suo piccolo può fare cose utili, se è attento agli altri. Come il mio amico Domenico Paolo».
Illustrazioni
Domenico Paolo – va’ a sapere qual è il nome e quale il cognome – è un barbone dignitoso. Legge, anche se dice di no, preferisce controbattere con un: «Mi aggiorno». Comunque qualche pagina di un quotidiano, perché il resto «il vento se l’è presa», se la guarda con attenzione. E poi ascolta la radio, il piccolo transistor è a tutto volume, ma appena s’ode, «so’ le pile scariche, devo mettere il volume a palla per sentire qualcosa, se me compri le pile t’aringrazio».

È lì sempre sullo scoglio lungo la passeggiata che lambisce quella striscia di bagnasciuga, larga quanto un nastro adesivo per pacchi, ad osservare quanto accade nel viavai estivo, nelle corte e solitarie giornate d’autunno. Nell’inverno col sole che «non scalda più l’acqua».

E allora, se ti va di attaccar bottone, lui parte in quarta e ti racconta le sue storie di mare. A dire il vero, veri e propri atti d’amore verso chi è a riposare e qualcosa gli va storto. Lui è sempre attento e appena può non si tira indietro. «Scusi, scusi, parla con me?». «Sì, parlo con lei». «Mi dica…». «Le dico che di lì si deve spostare, perché se arriva un’onda la porta in acqua».

 

Con me inizia così, facendomi spostare. Perché «sa, io ne vedo tante, come quando mi stavo baciando con una ragazza e ad un tratto arriva un’onda che me la porta via: non la vedo più. Allora mi butto e vedo se la trovo. Nel frattempo l’onda la riporta su, sulle mie braccia, e la traggo in salvo. La devo portare fuori di qua. A riva. Non le chiedo certo dei soldi, le ho salvato la vita gratis… Alla faccia dei campioni di nuoto che vincono le medaglie».

Un’altra volta invece: «Ero sullo scoglio Serra. Silenzio. C’era un capitano di nave, che giocava in acqua con la sua barchetta a vela. Era la sua passione. A un certo punto sento un grido di aiuto. Era lui. Mi levo la catenina e nuoto verso di lui. Decio, il pescatore, lo porta a riva. Io all’inseguimento della barchetta, la riporto indietro. Un regalo, una ricompensa… ma è una cosa che mi è venuta naturale!».

Un’altra volta, sempre sullo scoglio Serra, c’era il mare che si ingrossava. «Arriva una coppia di Milano. Dico alla moglie di spostarsi, perché lì se fosse arrivata un’onda l’avrebbe travolta. Una volta sulla passeggiata, da lontano, osservo la donna che non s’era spostata; arriva l’onda e la trascina in acqua. Il marito si butta per salvarla. Io e Pino vediamo la scena e corriamo a salvarli entrambi. Io penso alla moglie, Pino al marito. Nel tragitto di ritorno cerco di rassicurarla. “Gliel’avevo detto di allontanarsi… Io di mare ne capisco…”».

 

Una mattina Domenico Paolo arriva presto e si fa un giretto tra i pescatori. Riconosce un amico dell’Amt. Un attimo e il mare gli strappa via la canna da pesca, che finisce in acqua. «“Il mare mi ha portato via la canna!”, mi urla. “Forse posso recuperarla io”, lo rassicuro; e lui: “È un ricordo di mia moglie… Ma il mare è mosso, lascia perdere!”. “La posso recuperare… se è un ricordo di tua moglie la recupero!”. Faccio passare le onde più potenti. Prendo la prima ondina, il mare mi trascina, arriva un’altra onda, un’altra ancora, il vento… Aveva ragione lui… Non ho mai pregato mia mamma, non ho mai pregato Gesù: ma ora sì: “Fammi tornare a riva, con la canna!”. Nuoto verso i bagni comunali, un’onda dopo l’altra, sempre sopra le onde, il vento, la paura, quella paura che ti fa pensare: chissà se torno a riva. Il vento sposta la canna. Maledetta canna e maledetto il momento in cui sono entrato in acqua… Devo uscire da queste sabbie mobili. Continuo a pregare, non so se ne esco vivo. Scogli, pericolo in agguato. La passeggiata è piena di gente che rumoreggia. Paura tremenda finché acchiappo la canna, per portarla a riva occorrerà ancora un quarto d’ora. La stanchezza. Piano piano torno a riva. Applausi, applausi, applausi. Il pescatore mi dice grazie. Ciao, ciao mare. Così bello, ma così pericoloso».

Grazie, Domenico Paolo: davvero ciascuno nel suo piccolo può fare cose utili, belle, importanti, se è attento agli altri.

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