«Trovare altri soldi», la società civile risponde

Il contributo delle Acli per rimodulare la nuova Ici in base al reddito e ai figli. Una proposta  che fatto emergere l’anomalia del trattamento privilegiato degli immobili di banche, assicurazioni e centri commerciali
ici

«Se ci saranno spazi per rimodulare l’imposta sulla casa noi saremo felici, ma bisognerà trovare altri soldi». Così si è espressa Elsa Fornero, neo ministro del Welfare, durante la trasmissione televisiva condotta da Lucia Annunziata. Numeri alla mano le Acli, grazie all’esperienza dei centri di assistenza fiscale, la proposta equa sulla casa ce l’hanno avuta ben pronta e non hanno neanche chiesto di «trovare altri soldi».

 

Mai come quest’anno, nel dopoguerra, i giorni che accompagnano al Natale si stanno rivelando densi di timori su manovre definite necessarie e con mezzi di emergenza. Come di chi deve amputare qualcosa per salvare il corpo intero. Il paragone del chirurgo lo ha fornito la stessa Fornero, paragonando i nuovi responsabili dell’esecutivo a dei medici chiamati «al capezzale del malato, dato che ce n’erano altri che hanno ritenuto di non essere in grado di risolvere la crisi» dell’infermo che «rimane grave».

 

Chi è abituato ai dati Istat non può stupirsi di ciò che ha detto il presidente di questo Istituto in sede di audizione parlamentare, e cioè che esistono in Italia quasi 8 milioni e mezzo di nuclei familiari che non sono in grado di sostenere una spesa improvvisa di 800 euro. Prendete l’aumento dell’Ici per chi possiede la casa in cui abita, e la crisi finanziaria personale è servita.

 

Le Acli fanno il caso di una vedova con una pensione di riversibilità di 700 euro mensili e un’abitazione con 900 euro di rendita catastale. Con l’applicazione della manovra, dal 2012 la signora sarà chiamata a versare un’imposta municipale pari ad un’intera mensilità della pensione. Un effetto evidentemente poco o nulla equo. Con la proposta elaborata dalle Acli, sulla base di criteri che tengono conto di coefficienti familiari e di reddito, si arriva a 490 euro di imposta. Si tratta sempre di un peso difficile da sostenere, ma con un correttivo possibile che permette di risparmiare 215 euro, che verrebbero pagate da altre situazioni personali in grado di sostenere un peso del genere (lo studio Acli fornisce l’esempio di un celibe proprietario di una casa con la stessa rendita e una retribuzione di 45 mila euro). E casi del genere, cioè di redistribuzione degli oneri fiscali, tengono conto anche della presenza di figli a carico con un’imposta che diminuisce al crescere del nucleo familiare.

 

Le Acli, tuttavia, devono fermarsi dolosamente davanti all’impossibilità da parte loro di trovare la capienza per ulteriori correttivi nel caso di componenti disabili nelle famiglie. O, a dire meglio, altri margini ci sarebbero e molto precisi. Si chiede, infatti, l’Associazione dei lavoratori cristiani: come mai alcuni immobili, quelli di categoria D, non subiscono la rivalutazione del 60 per cento delle rendite catastali come tutte le abitazioni private? Si tratta degli edifici funzionali alle banche, assicurazioni, industrie, centri commerciali, stabilimenti balneari e….posti barca. In questi casi l’aumento della base su cui calcolare l’imposta è solo del 20 per cento.

 

Come dimostra la nuova versione della manovra che approda in aula il 14 dicembre, esistono margini per «trovare altri soldi» nel segno della equità: e le organizzazioni della società civile sono capaci di fornire numeri concreti dietro i quali ci sono sempre delle persone con volti e storie facili da immaginare e da conoscere. E il lavoro potrebbe continuare.

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