Troisi Poeta Massimo

La vita, la produzione artistica, l’inconfondibile stile dell’attore e regista in mostra al Teatro dei Dioscuri a Roma

«Se n’è andato in un caldo pomeriggio di giugno del 1994 (…), in un felice momento di meditazione e ricchezza espressiva, appena finito di girare un film apparentemente stravagante e profondamente diverso dal resto della sua produzione. Una storia di poesia che ha voluto portare a termine facendo un grande sforzo per contrastare le sue condizioni di salute che si andavano aggravando. Mia madre, ancora una volta, avrebbe detto: “Che capa tosta ca’ tiene”».

Rosaria Troisi, insieme a Lilly Ippoliti, descrive così in Oltre il respiro. Massimo Troisi mio fratello (Iacobelli editore, 2012), il ritiro dalla scena della vita del fratello. Ed è proprio una “storia di poesia” l’affettuoso omaggio dedicato a Massimo Troisi, a 25 anni dalla sua morte, da Nevio De Pascalis e Marco Dionisi con la supervisione di Stefano Veneruso.

Dall’esperienza indimenticabile de La Smorfia insieme a Lello Arena e Enzo Decaro, al debutto in televisione con “Non stop”, alla Smorfia in TV, alle comparsate sul piccolo schermo, poche ma mirate, in compagnia di Gianni Minà, Renzo Arbore, Pippo Baudo, e ovviamente fino all’avventura come regista e attore di cinema, quella di Troisi è una “parabola poetica”. È questo il fil rouge scelto dai curatori e che giustifica il titolo stesso della mostra. Troisi non è un poeta alla maniera tradizionale, pur essendo presenti al Teatro dei Dioscuri anche dei suoi versi (come Al mio cuore: «… Non è così importante/che muoia qualcosa dentro/Io cedo qualche sogno/e un po’ di libertà»). Piuttosto il suo è un modo di vivere “poeticamente”, che poi forse è una cifra della sua napoletanità, di ragazzo semplice di periferia, goffo e timoroso, insoddisfatto ma mai disperato, che comunica con leggerezza e a frasi sospese, sfiorando a tratti la balbuzie. Un poeta, parafrasando il suo “postino”, che dà poesia “a chi gli serve”.

Mostra "Troisi poeta Massimo" a Roma

La comicità di Troisi, vibrante, emozionale, mai banale, è tutta intrisa di poesia. Del resto non aveva fatto studi classici, anzi. Nato a San Giorgio Cremano, piccolo paese stretto tra il mare e il Vesuvio, allora periferia all’ombra di Napoli, dopo aver ripetuto la seconda media tre volte, iscritto su insistenza del padre all’istituto tecnico, ci mette 10 anni per prendere il diploma. La vera scuola è per lui la “compagnia stabile”, come la definisce, in cui vive: «Eravamo sei fratelli. Ma a casa, con mamma e papà, i miei zii, i loro figli, i miei nonni, eravamo 16 persone. Ecco perché quando ci sono meno di 15 persone mi colgono violenti attacchi di solitudine». Scrivere poesie è un modo per ricavarsi un proprio spazio indipendente, dove vivere in intimità.

Con un malfunzionamento della valvola aortica, diagnosticata a 12 anni e dopo la morte della madre, Massimo diventa un ragazzo sempre più vulnerabile. Ma in un vecchio garage del suo paese, un bugigattolo arredato alla meglio, ritrova la scintilla per il teatro, che già l’aveva affascinato durante gli anni di scuola. Nasce il Centro Teatro Spazio, con Decaro e Arena, e da lì si apre una strada nuova, di scena in scena, di città in città, di sperimentazione in sperimentazione, senza mai essere abbagliato dal successo.

Mostra "Troisi poeta Massimo" a Roma

Come regista, Ricomincio da tre, nell’81, inaugura un modo nuovo di intendere la comicità, apprezzato anche nel Nord del Paese, nonostante il dialetto stretto. Seguono Scusate il ritardo (‘83), Non ci resta che piangere (‘84, regista insieme a Roberto Benigni), Le vie del Signore sono finite (‘87), Pensavo fosse amore invece era un calesse (‘91) fino all’indimenticabile Il Postino (‘94, regista insieme a Michael Redford), cui è dedicata interamente l’ultima sala della mostra, con la proiezione di immagini tratte dal backstage. Film per tutti, mai banalmente volgari.

Trosi Poeta Massimo è un racconto in sequenza cronologica delle tappe salienti della vita e della carriera dell’artista: un percorso tra fotografie private, testimonianze, immagini d’archivio, locandine, audiovisivi e carteggi inediti per custodirne il ricordo senza trionfalismi. Del resto non aveva forse chiesto lui stesso, nel brindisi per la fine delle riprese de Il Postino, «Ricordatevi di me»?

Fino al 30 giugno. Ingresso gratuito.

Teatro dei Dioscuri al Quirinale
Via Piacenza, 1 – 00184 Roma
Telefono 06.86981921
dioscuri@cinecittaluce.it

 

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