Focolari, tra fedeltà e creatività

Il Movimento oggi, a 10 anni dalla morte della sua fondatrice, Chiara Lubich, avvenuta il 14 marzo 2008. Pubblichiamo un approfondimento tratto dalla rivista Città Nuova, con dichiarazioni di Åke Bonnier, Stefano Zamagni, Luigino Bruni, Lorena Bianchetti, David Shaheed, Livia Turco, Piero Taiti, Luigi Accattoli e il copresidente dei Focolari Jesús Morán.
20080315-ROMA-REL:Chiara Lubich con i giovani Supercongresso al Palaghiaccio di Marino . OSSERVATORE ROMANO/ANSA/DIB

Piana di Ninive, Iraq. Bashar Alsaqat è un medico e cura i miliziani del califfato. «Quando mi portano qualcuno da curare, per me si tratta di esseri umani e basta. E io li curo». Anche quando sono i carnefici del suo popolo. «La cosa più complicata in assoluto – spiega il dottor Alsaqat – è riuscire a persuadere i colleghi dell’ospedale a intervenire sui latitanti del Daesh rimasti feriti». In quasi tre anni nella sua trincea ospedaliera ne ha curati decine. E non è fuggito, è rimasto nella sua terra con sua moglie, un’insegnante, e due figli. Il lavoro non finisce in ospedale. In casa ospitano una cinquantina di profughi. Nabeela Jahola, la moglie, ha dovuto adattarsi alle necessità. «Prima facevo da mangiare per 4, adesso la cucina è organizzata per sfamare una cinquantina di persone per pasto». Non tutti sono cristiani, ma nello spirito del Movimento dei Focolari, a cui la famiglia appartiene, il dialogo è pane quotidiano.

citta-di-maarat-al-nuaman-nella-provincia-meridionale-di-idlib-in-siria-foto-edlib-media-center-via-apCorea. Nel 1950 scoppia la guerra civile che dura tre anni. La popolazione del Nord fugge dal comunismo verso il Sud in cerca di libertà. Tra loro Ghil Sun, che si rifugia a Daejon e fa a Dio una promessa: «Se riuscirò a salvarmi con tutta la mia famiglia, vivrò il resto della mia vita per i poveri». Riceve in regalo due sacchi di farina e apre una panetteria con il nome di Sungsmdang e, sebbene sia povero, ogni giorno distribuisce il pane cotto a vapore ai bisognosi. Oggi la Sungsmdang produce 150 diversi tipi di  pane,  ha più di 400 dipendenti e aiuta 80 centri di assistenza sociale.

San Paolo, Brasile. Una  foresta di grattacieli a perdita d’occhio.  A due ore dal centro, in periferia, case più basse e baracche, cioè favelas. Nel 1979, quando alcuni giovani, attorno ai 20 anni, raccolgono la sfida di Chiara Lubich di «morire per la propria gente», entrano nella favela Pedreira. Baracche di legno, di latta, con tetti improvvisati. Si comincia la domenica con piccole attività per i bambini e per la ricerca di fondi per le necessità primarie. Negli anni, con il sistema di socializzazione mutirão, dove 3-4 famiglie collaborano mettendo insieme materiale e mano d’opera, i giovani dei Focolari con gli abitanti della favela trasformano 500 baracche di legno in case.

Un Movimento in dialogo Dialogo vissuto a 360° dal Movimento dei Focolari che tra i suoi membri vede persone di tutte le fedi e anche non credenti. «A noi credenti in altri valori – ci spiega Piero Taiti –, fu Chiara a proporci di far parte dei Focolari. A noi piacque: era storicamente l’unico movimento di ispirazione cattolica che desiderava un colloquio con gli altri. Si vive bene solo nelle diversità pacifiche e dialoganti. “Che tutti siano una cosa sola”: Chiara aveva scoperto che è il desiderio massimo del suo Gesù e di una gran parte di mondo, il suo e anche il nostro, ancora il mio».

Åke Bonnier, 60 anni, è un vescovo luterano della Chiesa svedese. Sposato, ha due figlie e tre nipoti. In Germania, negli anni ’60, in un incontro tra luterani, si seppe che la spiritualità dei Focolari invitava a mettere in pratica il Vangelo. «Vivere la Parola è molto importante per noi – afferma –. Per questo motivo è possibile anche per noi far parte del Movimento dei Focolari, perché vogliamo la stessa cosa. La spiritualità dei Focolari non è cattolica, è ecumenica. È importante in questo mondo così complicato».

Carcere di RebibbiaDavid Shaheed è un giudice afro-americano e musulmano di Indianapolis, in Usa. Nel 2007 viene nominato giudice dell’anno per il suo lavoro a favore di detenuti e imputati dipendenti da droghe. Divide la passione per il Diritto (è anche professore associato) con quella per il dialogo interreligioso. «Chiara Lubich – afferma – mi ha dato il coraggio di uscir fuori dalle nostre fedi, di aiutare gli altri e di capirli. Ma questo non è rimasto un concetto astratto perché Chiara mi ha dato di viverlo e dimostrarlo. Sono musulmano, ma nei Focolari ho trovato dei fratelli e delle sorelle».

«Il suo ideale di sentirsi parte della famiglia umana si sentiva nella bellezza dei rapporti personali», commenta la conduttrice televisiva Lorena Bianchetti, che ha avuto la Lubich ospite in più occasioni. «All’epoca – aggiunge – non era scontato che una donna, laica, consacrata, potesse parlare di Vangelo in quel modo rivoluzionario. Ha rotto tutta una serie di schemi, ma in modo costruttivo. Anche dal punto di vista mediatico aveva un profumo di novità molto forte».

Flash di esperienze e testimonianze di cui potremmo riempire volumi (le troveremo trattate più ampiamente, insieme alle interviste integrali su CN Extra e per altri contributi rimandiamo alle pagg. 32-35 e 55-59 di questo numero). Compongono il mosaico, alquanto variegato, della vita dei Focolari nella fase seguita alla morte della fondatrice. A 10 anni, infatti, dalla scomparsa di Chiara Lubich, l’Opera di Maria (nome ufficiale dei Focolari) vive una fase che qualcuno definisce entusiasmante, altri ritengono travagliata; c’è chi parla di prova, di crisi, di delusione e chi mette in evidenza nuove aperture, una maggiore assunzione di responsabilità personale, una più grande libertà di azione.

Verso la fase adulta

Nella hit parade dei termini che ricorrono di più nelle conversazioni dei focolarini sicuramente un buon piazzamento ha la parola “creatività”. L’aveva utilizzata anche papa Francesco quando, a conclusione dell’Assemblea generale del 2014, che aveva eletto l’attuale dirigenza del Movimento, ne aveva incontrato i partecipanti.

«Fedele al carisma da cui è nato e a cui si alimenta, il Movimento dei Focolari si trova oggi di fronte allo stesso compito che attende tutta la Chiesa: offrire, con responsabilità e creatività, il suo peculiare contributo a questa nuova stagione dell’evangelizzazione. La creatività è importante, non si può andare avanti senza», aveva detto fra il resto.

maria-voce-e-papa-francescoFedeltà creativa, dunque, un termine richiamato spesso dall’attuale copresidente dei Focolari, Jesús Morán, è sembrato l’orizzonte di riferimento che assicura la fedeltà alle origini senza per questo ricorrere a una cristallizzazione del «si è sempre fatto così». E di una fase in cui gli appartenenti al Movimento si sono messi in discussione, parla con serenità anche Morán, che in alcune recenti occasioni ha fatto ricorso a un’espressione di santa Caterina da Siena: la “casa della conoscenza di sé”. Una vera e propria prova che, secondo il copresidente, «può essere anche collettiva», riguardare «un gruppo, un’istituzione». E quindi anche il Movimento dei Focolari che in questi 10 anni ha preso maggiore coscienza di alcuni suoi limiti, da un calo numerico dei suoi membri più impegnati, alle difficoltà economiche di alcune sue opere, a un minore impatto sui giovani, a difficoltà nel vivere rapporti di unità, il carisma stesso dei Focolari. Non sono mancate l’autoreferenzialità e anche una ridotta spinta carismatica. Tutto ciò, però, ha portato a un nuovo percorso di discernimento, alla «ricerca di una verità senza processo, non dagli scranni di un tribunale, ma attorno al tavolo di Gesù in mezzo a noi», ha spiegato il copresidente che si augura, «dopo aver costatato di essere inadeguati», di fronte alla grandezza di un dono di Dio, sia «possibile riprendere la marcia, forti, non già e non più di noi stessi e delle nostre eventuali capacità, ma forti di Dio solo, in noi e fra noi».

«Il Movimento dei Focolari con una fondatrice con un talento spirituale e umano enorme, che lo ha guidato con le sue prime compagne e compagni per circa 60 anni, con una spiritualità cresciuta e sviluppatasi prima del Concilio e del ’68, inevitabilmente deve gestire diverse crisi. La storia e il buon senso ce lo dicono», commenta l’economista Luigino Bruni. Che ravvisa anche potenzialità ancora inespresse: «C’è una forte laicità e una grande universalità, affiorati ogni tanto durante la vita di Chiara, ma che oggi rischiano di non esprimersi fino in fondo. C’è un immenso potenziale da sviluppare. Il carisma avrebbe la forza di raccontare diversamente e più laicamente la fede, il cristianesimo, la religione e lo stesso Dio, se si avesse la forza di osare di più, ed essere più profetici. Ma si è ancora in tempo per provarci». Consigli per una persona che ha investito le migliori energie  della sua vita credendo nell’“utopia” di Chiara? «Continuare a credere alla promessa – afferma Bruni –. Non cedere allo scoraggiamento, al pessimismo, alla malinconia, all’accidia individuale e collettiva, tentazioni molto forti in queste età di passaggio epocale. Nessuna vita adulta è l’avveramento delle promesse della gioventù, perché, se lo fosse, le promesse sarebbero state troppo piccole. Al tempo stesso, è necessario capire che il linguaggio, le forme e i modi di quella “utopia” della giovinezza devono necessariamente “morire” per risorgere. Solo ciò che muore può risorgere. La crisi della prima utopia è la crisi del diventare adulti. Qualcuno – ne conosco alcuni – sta tentando in questa età di passaggio di diventare adulto portando con sé le speranze e le utopie della giovinezza. È difficile, ma chi ci riesce inizia la fase più bella della vita, di quella propria e di quella della sua comunità».

Il futuro? Fin qui il presente, tra fedeltà e creatività, tra crisi e fioritura. E il futuro? Nelle mani di Dio senz’altro. Con uno stile, probabilmente, che ha ben espresso il giornalista Luigi Accattoli: «La riforma missionaria della Chiesa in uscita perseguita da papa Francesco apre forse una stagione fortunata per questo carisma: l’attestazione ecumenica ed esperienziale della gioia del Vangelo (Evangelii gaudium) si addice al carisma mariano assai più e meglio dell’affermazione dei “principi non negoziabili”. L’evangelizzazione per attrazione, non per proselitismo, o per affermazione predicatoria, è sempre stata la caratteristica vincente del Movimento dei Focolari».

 

La vita e il magistero

STEFANO ZAMAGNI

economista e docente all’Università di Bologna

Cosa resta della testimonianza di vita cristiana e del magistero di Chiara? Tantissimo. In primis l’esempio di una persona buona e mite, ma capace di decidere con autorevolezza anche di fronte ad alternative complesse e delicate. Penso alla decisione di dare vita all’Istituto Universitario Sophia.

Chiara aveva ben compreso che è la conoscenza a fondare l’amore: l’amore che nasce dal bisogno è gracile; l’amore che nasce dalla conoscenza è sovrabbondante.

Di un secondo tratto della privilegiata figura di Chiara desidero dire. Chiara ci ha insegnato come sia concretamente possibile portare in armonia vita contemplativa e impegno nella civitas. A Chiara mai è bastato l’amore come philia che pure non disdegnava. La sua intuizione profetica è stata quella di restituire l’amore come agape e quindi il principio del dono come gratuità alla sfera pubblica. Se si ammette che la carità porta con sé una benedizione nascosta, ma non si consente che essa possa esprimersi anche nelle sfere economica e politica, mai si potrà mirare a una società fraterna. Infine, non posso non fare parola di un aspetto del carisma di Chiara che mi ha colpito sin dal mio primo contatto con lei. Chiara aveva ben compreso che l’amore autentico alla Chiesa esige bensì l’obbedienza, ma non tollera l’atteggiamento servile di chi è aduso a rispettare la lettera e non lo spirito della Legge. Dimostrando con i fatti dove risiede la differenza tra senso religioso e clericalismo. Come diceva Gustav Mahler, la tradizione è la salvaguardia del fuoco, non la conservazione delle ceneri.

Chiara ha reso inoltre testimonianza a questa verità: che non bisogna peccare contro la vita presente squalificandola e umiliandola. Non bisogna cioè spostare il baricentro della fede sull’aldilà tanto da rendere insignificante il presente.

Termino con un suggerimento per il futuro del Movimento cui Chiara ha dato vita. Le immagini della catena e della corda simboleggiano due diversi modelli di organizzazione. Il primo ci fa credere che l’organizzazione

tanto più cresce quanto più si riesce ad aggiungere anello ad anello. Ma quando anche uno solo degli anelli si spezza, la forza della catena svanisce. Il modello della corda, invece, ci dice che conviene intrecciare sempre nuovi fili, così che anche se accade che qualcuno di questi si strappi, la corda continua a sostenere. Ed è più facile riannodare fili che saldare anelli

spezzati. I focolarini non si lascino mai abbacinare dal miraggio della catena. Restino piuttosto fedeli alla consegna di Chiara, intrecciando corde sempre più robuste, e lo facciano conservando la eutrapelia, la bella virtù del volgersi al bene in modo gioioso e sorridente, come è stato il volto di Chiara.

 

Chiara Lubich nobilitava la politica

LIVIA TURCO

Presidente della Fondazione Nilde Iotti, è stata parlamentare e ministro

Cosa le ha dato l’amicizia con Chiara Lubich?
Ho incontrato Chiara in varie occasioni. Sono stati incontri toccanti. Mi colpiva molto la sua personalità così dolce, solare, e la sua profonda umanità. Cercava di costruire una relazione vera, a partire dallo sguardo, dalle parole. Ricordo molto questo tratto umano, non solo di Chiara ma dei focolarini che mi hanno trasmesso un senso di comunità e di grande calore umano. Il suo messaggio forte, attualissimo, è uno sprone all’apertura, al rapporto con l’altro, al dialogo tra i popoli per una visione così universale che guarda allo stesso tempo alla persona e alla vita umana.

Nel 2000, quando era ministro per la Solidarietà sociale, lei disse: «Mai avevo udito una persona che, a partire dal Vangelo, attribuiva una così grande autorevolezza e importanza alla politica. Mi ha scosso, perché di solito ci si aspetta molto poco dalla politica e, anzi, se ne parla male…».
Il suo investimento nella politica, la sua fiducia nei politici per promuovere la pace e il bene comune mi hanno molto impressionato. Aveva grandi attese e nobilitava la politica facendoci sentire tutta la nostra responsabilità.

Che eredità lascia secondo lei?
La sua dimensione della fraternità è una visione antropologica, un modo di concepire la dignità umana. Una persona realizza il suo benessere, la sua libertà, nell’interdipendenza con l’altro. Non è solo un appello al dialogo o una modalità di fare politica, ma un nuovo umanesimo della persona, la possibilità di esprimersi nell’apertura all’altro, non nell’io solipsistico, ma nella dimensione relazionale. La politica diventa così solo una conseguenza di questa visione. È un messaggio politico, culturale, forte e attualissimo di cui oggi c’è un grande bisogno perché serve ricostruire il “noi”, la comunità, i legami. È basilare per promuovere una convivenza pacifica, per aiutare le persone più fragili, per costruire il benessere e come funzione educativa.

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Tra fedeltà e creatività

 

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