Torino e la Tav

Le opportunità della negoziazione con l’Europa per garantire necessarie connessioni logistiche industriali

 

Invece di discutere su come uscire dalla recessione economica, in questi mesi si perde tempo a mettere in dubbio l’impegno internazionale sottoscritto da anni riguardo la costruzione di una infrastruttura di collegamento delle nazioni europee da Ovest ad Est, dal Portogallo fino all’Ucraina.

Tale collegamento poteva essere realizzato anche con minori trafori passando a Nord delle Alpi ed escludendo l’Italia: oppure sarebbe stato possibile potenziare la linea ferroviaria Marsiglia-Genova (ancor oggi con un tratto a un solo binario) e Genova-Milano, grazie al Terzo Valico oggi in costruzione; ma allora è stata l’Italia ad insistere con la Commissione Europea per la scelta di un percorso a Sud delle Alpi che non tagliasse fuori Torino e il Piemonte e nostre industrie del Nord, collegandovi come terminali anche i porti italiani, invece che solo i porti spagnoli e francesi.

Non rispettare adesso un tale impegno significherebbe vanificare la possibilità di simili accordi per il futuro: anche solo il mettere in dubbio il rispetto dell’accordo è comunque deleterio per l’intero comparto industriale italiano che opera all’estero.

La cosa poi diventa ridicola quando l’accordo non lo si vuole rispettare adducendo uno studio costi/ benefici che mette tra i costi il minor introito dello Stato per le imposte sul gasolio che grazie al trasporto ferroviario si eviterebbe di consumare, dimenticando che questo combustibile fossile è proprio uno di quelli che la lotta per l’ambiente mette sotto accusa.

Attualmente il progetto è per il 40% a carico della Comunità Europea, il 35% a carico dell’Italia ed il 25% a carico della Francia: pare che il minore carico francese fosse motivato dalle maggiori opere necessarie nel territorio francese, oppure semplicemente perché la Francia aveva la possibilità di scegliere un percorso meno oneroso a Nord delle Alpi.

Adesso la Comunità Europea pur di realizzare l’opera sembra disponibile ad accollarsi un ulteriore 10% dell’investimento: sarebbe un bel risultato per il governo gialloverde se nella negoziazione che sta intraprendendo con la Francia e la Comunità, riuscisse ad ottenere che quel 10% fosse tutto a riduzione del contributo italiano; questo gli permetterebbe di affermare che con questo contributo il risultato del famoso improbabile studio costi/benefici è passato da negativo a positivo e quindi il progetto è degno di approvazione.

Chi ne avrebbe il massimo vantaggio sarebbe la città di Torino, che senza tale collegamento, come hanno ben chiaro le “madamin” che sono insorte, si troverebbe una città chiusa in un “cul de sac” circondato da Alpi meravigliose, ma esclusa dalle connessioni logistiche industriali europee.

 

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