Tommasi in campo: cambiamo il calcio!

Una candidatura forte, apripista di un cambiamento radicale, nel merito e nel metodo.

Apertura col botto per il 2018 del calcio italiano, che a cavallo del finesettimana dell’Epifania vede Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori (AIC), sciogliere le riserve, annunciando la sua candidatura ufficiale alla presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Giusto il tempo di rifiatare dalle feste, almeno per i tifosi, dato che lo show del pallone nazionale non si è interrotto neanche per due giorni consecutivi per onorare le ricorrenze natalizie, e sono di nuovo fuochi d’artificio, dato il coinvolgimento totale di uno degli indotti principali d’Italia: sua maestà il pallone tricolore.

«Dopo alcune settimane di incontri e colloqui mi candiderò alla presidenza nella prossima Assemblea Federale del 29 gennaio. La volontà di essere parte attiva del cambiamento viene da un percorso fatto negli ultimi anni che mi spinge a mettermi a disposizione per un progetto che sia il più possibile di condivisione. Oggi i calciatori vogliono essere quelli che uniscono. In questo momento c’è la necessità di riportare al centro della discussione il progetto sportivo».

Comincia con queste espressioni, la comunicazione fatta pervenire da Tommasi per lanciare la propria candidatura per il rilancio di un movimento calcio che abbiamo definito all’anno zero, mai così in basso per il nostro paese negli ultimi 60 anni, per molteplici motivi. Su tutti, neanche a dirlo, la mancata qualificazione della nazionale azzurra ai mondiali estivi di Russia 2018, acre ciliegina di una torta marcita per la verità già ben prima, vista la totale mancanza di risultati dei club italiani nelle rassegne europee da sette anni e mezzo, ma non solo.

Stadi fatiscenti, pochi tifosi al seguito, anche e soprattutto per il timore di recarsi a vedere lo spettacolo del pallone con le proprie famiglie per evitare incidenti, settori giovanili sempre più avari di talenti italiani, per citare alcuni problemi strutturali e legati alla sicurezza. Ma anche morali e comportamentali, vista non solo l’insopportabile pressione competitiva che spesso molti adulti esercitano sui minori fin dai primi calci, ma anche il pericoloso legame, sempre più avviluppato quasi in simbiosi, col mondo delle scommesse sportive.

In una sola parola, la mancanza di un progetto sportivo integrale che veda un cambio di rotta significativo, a vantaggio di tutti, che parta da una ragione educativa e si allarghi a un business meglio gestibile, per tutto il sistema paese. Quello che il presidente uscente Carlo Tavecchio, dimessosi a furor di popolo lo scorso novembre con una polemicamente colorita conferenza stampa, non era stato in grado di cambiare né gestire, forse semplicemente perché vincolato al consenso di chi lo aveva voluto eleggere, ovvero buona parte dei presidenti delle leghe di A e B ma non solo.

Quella di Tommasi, al di là di ogni retorica, rappresenta una candidatura impensabile fino a un mese fa, non solo per la caratura di un personaggio sportivo sui generis, per gli esempi di autentica sportività in campo e fuori dimostrati, ma possibile apripista di un cambiamento radicale, nel merito e, già dalle sue parole, nel metodo, data la sua proposta di cambiare insieme il calcio.

«La volontà dei calciatori è di portare tutte le componenti attorno allo stesso tavolo con lo stesso obiettivo, rilanciare il movimento e superare le divisioni. Non sarà semplice – scrive – e non sarà breve il percorso da intraprendere. Manca poco più di una settimana per la presentazione ufficiale del programma e della candidatura ed è per questo che da parte mia c’è la voglia di scriverlo il più possibile insieme».

«Nelle scorse settimane mi sono confrontato con molti addetti ai lavori ed importante sarà capire le priorità per ciascuna componente. Molto è già stato scritto e alcune idee stanno già prendendo forma; l’auspicio – evidenzia Tommasi – è che si torni a parlare di calcio il più presto possibile sapendo che la volontà comune deve essere una: rilanciare il nostro movimento. Oggi la FIGC ha bisogno di unità di intenti. Compito istituzionale è quello di dare una risposta seria, concreta e sufficientemente lungimirante a Italia-Svezia… altrimenti avremmo perso due volte».

Per Tommasi non sarà facile, ma l’ex mediano della nazionale fa sul serio, lanciando subito al contempo l’hashtag social #CambiamoIlcalcio, ove propone di fargli pervenire tre proposte da inserire nel programma ufficiale della sua candidatura. Il bivio che avevamo annunciato chiede ora di prendere una direzione: al Consiglio federale e a tanti dirigenti sportivi italiani il compito di passare dalle parole ai fatti, se la volontà, una volta tanto, sarà di cambiare davvero.

 

 

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