The Crown, cioè l’Inghilterra

Quarta e penultima stagione di The Crown con protagonista la prinicpessa Diana. Intrighi, cattiverie, politica si intrecciano, ma il cuore non alberga a Buckingam Palace. Girata con invidiabile precisione, bellezza fotografica e naturalistica, la serie è caratterizzata da un’aria inquieta, scostante, elettrica.

La quarta stagione di The Crown, la seguitissima serie su Netflix, è in onda dal 15 novembre. Val la pena vederla o è meglio riposarsi dalle tragedie, anche comiche, dei reali inglesi che tuttora contano milioni di fan? Si può vedere a patto di considerare che le vicende hanno la loro parte romanzata che ad alcuni non può piacere perché la verità non è sempre come raccontano le fiction, tant’è vero che i reali si sono infuriati e il principe William sta facendo causa per salvare la memoria della madre.

Sì, perché la principessa Diana è la protagonista dell’ultima stagione. Interpretata da Emma Corrin, che nonostante la buona volontà appare piuttosto smarrita nei panni di una donna tanto fascinosa che si trova a dividere Carlo, che ama, con l’amante di lui, Camilla. In mezzo, il rapporto spinoso fra la regina (una perfetta Olivia Colman) e la lady di ferro Margareth Thatcher (altra straordinaria Gilliam Anderson), guerre incomprensibili e tragicomiche come il conflitto con l’Argentina per le isole Falkland, difficoltà economiche del Paese, attentati dell’Ira, e la chiusura della famiglia reale che nasconde scandali e cattiverie per «salvare la corona». Il cuore non ha posto a Buckingam Palace. Diana reagisce malamente, adora i figli, litiga con Carlo, si fa un amante ed è incompresa dalla regina. «Tu e Diana siete viziati e immaturi», apostrofa Elisabetta il figlio Carlo, dimenticando che lei stessa è incapace persino di un abbraccio, tanto è compresa nel suo ruolo di madre dell’Impero e della famiglia.

Girata con invidiabile precisione, bellezza fotografica e naturalistica, la serie è caratterizzata da un’aria inquieta, scostante, elettrica. Non c’è gioia, nessuno è veramente felice ed i reali sembrano dimenticarsi la realtà, appassionandosi di caccia e di gare equine. Vivono fuori del tempo e dello spazio, tanto che parecchi, allora come ora, si chiedono se serva mantenere in vita una simile monarchia. Diana comunque, se è infelice nel privato, diventa una icona mondiale grazie al suo indubbio fascino, che unisce grazia a naturalezza, con ovvie gelosie a corte, specie da parte di Carlo, un uomo frustrato e sensibile, bisognoso di un affetto che i genitori reali non gli hanno mai mostrato. L’infelicità di tutti – Thatcher compresa – appare essere il filo rosso della saga. Rimangono solidi solo Elisabetta, imperturbabile, e Filippo, ironicamente rassegnato al ruolo di principe consorte. In attesa della quinta ed ultima puntata.

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