Tecnologia nascosta. . . e talvolta ficcanaso

Automobili Gli italiani, soprattutto maschi, volante si sentono dei leoni, sono imbattibili, scattanti, spesso nervosi” anche troppo. Vogliono il perfetto controllo della macchina che stanno guidando; lo riprova anche il fatto che da noi le auto con cambio automatico non hanno mai spopolato. Eppure, sotto il cofano, senza che l’automobilista se ne accorga, le automobili stanno cambiando, la tecnologia sempre più sostituisce l’uomo, per correggere i suoi errori alcune attività essenziali che possono in certe situazioni salvare la vita. pratica la macchina non fa più esattamente quello che vuole il guidatore, ma più spesso quello che l’elettronica di bordo decide in funzione delle situazioni al contorno. Vediamo alcuni esempi tra i tanti: quando io premo pedale dell’acceleratore, l’apertura della farfalla che aumenta la benzina immessa nei pistoni non è immediata, modulata dall’elettronica che verifica rispetto dei limiti di emissione, tiene bassi i consumi di benzina e controlla la sicurezza. Se in quel momento, esempio, l’aderenza delle ruote non ottimale, aumentare la coppia può provocare una sbandata e quindi la farfalla non si apre (sono i sistemi di controllo tipo Asr). Stessa cosa vale per frenatura, controllata sempre più sistemi Abs per evitare perdita di aderenza. Anche lo sterzo sta diventando attivo nel senso che l’elettronica corregge gli errori di sterzata del guidatore senza che questi se ne accorga. I sistemi Esp, invece, controllano la dinamica di marcia del veicolo, correggendo anche la traiettoria quando serve, tramite azioni sui freni e sullo sterzo. Dopo il 2010, infine, arriveranno primi prototipi di auto dotate di sistemi a guida completamente automatica, con sensori per la percezione diretta dell’ambiente e delle situazioni esterne al veicolo. Povero italiano al volante, non avrà più nessun merito (o demerito), ma chissà se i premi delle assicurazioni scenderanno! Computer Il pretesto è naturalmente quello di proteggere gli utenti e aumentare la loro sicurezza. In pratica tutti i grandi produttori di software stanno cercando in tutti i modi di mettere sotto controllo gli utenti, per evitare l’utilizzo illegale di pacchetti software pirata e per conoscere gusti e preferenze. Qualcuno lo chiama spyware: sono programmi spia che mentre per esempio ascolto un brano musicale nel mio computer trasmettono in rete a chissà chi il titolo del brano che sto ascoltando. Lo stesso per la configurazione del mio computer, per i siti Internet che visito ecc. Alla fine si formano enormi archivi con dati illegalmente sottratti agli utenti: nel solo 2002 più di 10 milioni di americani sono state vittime di un qualche tipo di furto di identità. In Italia dovrebbe essere richiesta in anticipo all’utente l’autorizzazione a fare ciò, ma chi lo fa ? E anche se i produttori assicurano che è possibile disabilitare lo spyware, chi è così esperto da saperlo fare correttamente? Elettrodomestici, alimenti, vestiti, ecc. ecc. ecc. Se quando guidiamo abbiamo il problema di imparare le tante sigle dei nuovi sistemi di controllo nascosti nelle macchine, a casa conviene imparare una sola sigla, Rfid (1). Per difendersene. Con questa sigla infatti si indicano minuscoli computer, chiamati chip, più piccoli di una monetina, che verranno nascosti nelle targhette adesive applicate sulle lattine di aranciata, sui pacchetti di pasta o sulle lavatrici, e che sono capaci di trasmettere via radio informazioni sulla propria posizione alla centrale ricevente. Con il vantaggio, per i negozi che le usano, di rifornirsi automaticamente dei prodotti venduti, di controllare i furti e soprattutto di poter tracciare i comportamenti dei consumatori. Così, addio alla nostra privacy. Chiunque potrà verificare i nostri spostamenti, o sapere cosa mangiamo a pranzo e a cena, quali elettrodomestici abbiamo in casa e quanto li usiamo, quali sono i nostri gusti e le nostre preferenze, quali acquisti facciamo ogni mese e dove? Forse no, visto che per essere veramente minuscoli questi chip non hanno, per ora, una batteria incorporata e quindi non possono trasmettere più lontano di qualche metro. Ma certo la prospettiva è inquietante, se non mettiamo dei paletti e delle regole fin da ora. Nei prossimi anni i chip saranno inseriti praticamente in tutti gli oggetti che usiamo, piccoli e grandi. Diventeranno sempre più piccoli, potenti e intelligenti, per trasmettere maggiori informazioni più lontano o attivarsi a certi orari o in funzione di certe condizioni e magari connettersi l’un l’altro. Per esempio il chip di un vestito potrà comunicare al chip della lavatrice quale tipo di lavaggio è consigliato, e il chip di un alimento ricorderà al chip del forno la temperatura di cottura ottimale! Le banche da parte loro stanno studiando l’applicazione di queste etichette elettroniche alle banconote, in modo da poter rintracciare ogni singola banconota in qualsiasi momento e luogo, i falsari sono avvertiti! Insomma il futuro è alle porte anche in questo campo. In mezzo a questa tempesta tecnologica noi consumatori potremmo assomigliare sempre più a polli indifesi; tanto che in America è già sorta una associazione che si batte contro l’utilizzo indiscriminato di queste etichette intelligenti, e per la possibilità di spegnere il trasmettitore una volta usciti dal negozio. Uomini Se è vero che l’appetito vien mangiando, alla tecnologia non poteva sfuggire il controllo per eccellenza: quello sull’uomo. Il grimaldello è, come sempre, l’esagerazione di un’esigenza. Due genitori inglesi, preoccupati per le crescenti notizie di violenze sui minori, hanno chiesto di impiantare sotto la pelle del figlio un chip che permetta loro di sapere 24 ore su 24 dove va e, magari, cosa fa. Viene in mente un vecchio proverbio dei nostri nonni: Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso!. Il Garante italiano per la privacy ha, per fortuna, scelto un’altra strada affermando che neppure il consenso dell’interessato può rendere legittimo inserire nel suo corpo un chip che permetta di seguirne i movimenti. Il che dimostra che abbiamo già, noi e le nostre democrazie, gli anticorpi giusti per un corretto uso di queste tecnologie. E in questo forse l’Europa ha un compito importante verso gli altri paesi del mondo: quello di farsi promotrice di questo corretto uso, ricordando con la riflessione e con le leggi conseguenti che la tecnologia è al servizio dell’uomo e non viceversa. NUOVI VIP (persone molto importanti?) Siamo nel terzo millennio e dunque cambiano le abitudini: oggi chi vuole controllare a che posto è nella classifica della notorietà a livello mondiale deve solo digitare il suo nome e cognome, meglio se tra virgolette, in un motore di ricerca di Internet. Se il motore lo troverà, magari molte volte, vuol dire che è conosciuto, e quindi importante, altrimenti è una nullità. Il problema nasce magari quando uno va a vedere quali informazioni sono disponibili su se stesso; è allora che vengono fuori le sorprese, cioè quanto Internet possa essere inesorabile nel rendere di pubblico dominio tutti i dettagli belli e brutti della vita di una persona. Qualsiasi nostra attività pubblica (convegni, articoli, iniziative”), o anche privata se ha a che fare con media elettronici (Tv, bancomat, cellulare, ), probabilmente sarà prima o poi catalogata: provare per credere. E questo senza possibilità di rettificare gli errori, perché chiunque può inserire in un sito di un altro continente informazioni scorrette su di me che verranno trovate dal motore di ricerca, e senza possibilità di dimenticare, perché la rete conserva memoria anche dei siti ormai inesistenti. Povera nostra privacy, altro che Grande Fratello! D’altra parte, se è vero che la rete ci fa sempre più diventare una sola comunità, nel bene e nel male, e se sentiamo l’esigenza di un minimo di regole a livello internazionale, visto che quelle a livello nazionale non bastano più, forse allora la cosa da fare è una sola: accelerare il processo che porta ad un mondo unito.

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